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L’elogio della saponetta (Le parole di ieri)

Dodici anni fa – Novembre 1999
Lavarsi le mani con il sapone è una delle cose più banali che facciamo alla mattina o prima di pranzare. Usare solo l’acqua non è la stessa cosa; l’acqua fresca infatti non riesce a rendere come una profumata saponetta. L’intuizione legata al sapone che mi è venuta una mattina, mi ha convinto a ritagliare anche per lui (o per lei nel caso della saponetta), uno spazio su queste pagine. Infatti sono sempre interessanti i momenti in cui tutto diventa animato come quell’arte grafica che fa ballare un tavolo, fa volare i piatti, fa cantare le tazze. I film di animazione rimangono belli per quella capacità di animare ciò che sembra non aver un’anima. La realtà è cosa più movimentata di quello che notiamo, sa comunicare sensazioni impreviste e inimmaginabili. Con questa consapevolezza, tanti oggetti si possono rianimare: la nostra macchina, il pettine, il cappotto, un paio di scarpe e altre cose che usiamo ogni giorno. Quante riflessioni potrebbero nascere. C’è anche un mondo concreto che è fatto di gesti: un saluto, un abbraccio, una stretta di mano, azioni queste che infondono delle sensazioni potenti, che rendono animate le relazioni che abbiamo con le persone. Scopriamo allora che gli altri ci mandano messaggi di affetto, richieste di aiuto, segnalazione di una necessità, o solamente il piacere di una amicizia. Sono belle tutte le circostanze in cui le stesse persone diventano “animate”, superando il livello dell’abitudine e del “solito”.

E’ una esperienza proprio bella anche l’accorgersi del silenzio entro il quale si muove il buon Dio, provare una piacevolezza nel vedere come ha cura di noi. Tutti hanno la possibilità di provarla proprio perché il Padreterno è di larghe vedute e non si ferma davanti a nessun ostacolo. Ma come spesso succede, molte cose ci sembrano “scontate”, senza che dicano qualcosa che già non conosciamo. Eppure la stessa esperienza religiosa è carica di azioni che si compiono e che possono scivolare via come quando ci si lava senza sapone. Basterebbe ripassare alcuni oggetti: il pane, il libro, l’acqua, la panca, la porta della chiesa, i colori della liturgia, il tabernacolo, i fiori, le candele… e notare come tutte queste cose, abbiano la capacità di comunicare, proprio perchè diamo loro un’anima, le rendiamo “animate”. E allora si prova consolazione grazie al “pane”, si prova la voglia di novità grazie “all’acqua”; si coglie altre volte la tenerezza davanti al “libro” o davanti al “tabernacolo”; si ha la sensazione del cielo in un “luogo” che parla di Dio.

Lasciamoci andare pertanto al gioco dei cartoni animati, proprio perché abbiamo bisogno di non ridurre tutto ad una faccenda di testa o di razionalità;  è necessario  riscoprire quel mondo di sensazioni che fanno gioire il cuore. Laviamoci pure le mani e guardiamo con simpatia anche una saponetta profumata, che improvvisamente ci fa entrare in un mondo nascosto ma vero. Don Norberto

 

Dodici anni dopo – luglio 2011
E’ uno dei primi articoli apparso su “Il Tassello”, giornalino della parrocchia di Madonna Regina a Busto Arsizio dove, da qualche mese, ero arrivato. Ricordo lo spunto nato un mattino, dal semplice gesto di “scartare” una saponetta e di sentirne il profumo. Niente di straordinario, ovviamente, ma capace di far nascere una riflessione su cui mi ritrovo tutt’ora.

Mi è sempre piaciuto “lasciare parlare gli oggetti”, dando voce a ciò che prova per esempio un albero, un libro, una penna, il breviario o qualsiasi altro materiale. Solo l’uomo infatti ha la capacità di rendere vivo quello che è nascosto, di trovare l’anima nella realtà in cui si è immersi. Esiste un mondo che ci parla e solo l’uomo è in grado, se lo vuole, di coglierne la voce. Sta di fatto però che noi uomini non sempre ci accorgiamo che “tutto è animato”, forse perché ci fermiamo alla superficie, agli aspetti solo materiali della vita, con il rischio di diventare banali. Basterebbe imparare dal buon Walt Disney, lui che ha fatto parlare topolini, papere, cavalli, cani, scope e tanti altri oggetti nei suoi film!

Riesco adesso, dopo diverse esperienze, ad aggiungere a quell’articolo di allora, una parola vecchia che ho riscoperto nella sua bellezza: la parola “sacramento”. E’ un termine unicamente religioso per indicare la particolare presenza del maestro di Nazareth che, con la sua Pasqua, ha rotto il limite del tempo e dello spazio. Lo Spirito Santo, invocato nella preghiera, permette una vicinanza di Dio originale e nuova. Non c’è più il limite: si spazia nelle cose eterne e il tempo diventa quello di Dio. In particolari luoghi e in alcuni oggetti non si trova solo un’anima (già una bellissima scoperta!) ma addirittura Dio stesso. Così da un pezzo di pane si è arriva alla “presenza reale” di Gesù, dall’amore tra un uomo e una donna si trova un posto dove abita l’amore divino, e così via… Dalla ricerca di un’anima presente in ogni cosa, alla scoperta che Dio ha messo se stesso in questo mondo.

Devo dire grazie a chi mi ha aiutato, in questi ultimi anni, a riscoprire la parola “sacramento” e l’azione che Spirito santo, perché posso notare meglio la novità del cristianesimo: la realtà si anima ancora di più, si superano i “cartoni animati”, ci si imbatte in una presenza celeste. La ripresa di un articolo, sepolto nel passato e che esprimeva strani pensieri, ora si completa meglio in attesa … delle future riletture! Don Norberto

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1 Comment

  1. laura

    Grazie, una bella riflessione per iniziare la giornata.
    Anch’io sto riscoprendo il valore delle cose piccole, quelle che non parlano, ma hanno tanto da dire. Durante la marcia in particolare osservavo le scarpe calzate dalla gente: dagli scarponcini supertecnologici, alle infradito, passando per sandali, sabot e improbabili scarpe da ginnastica tenute insieme dallo scotch! Grandi differenze con un unico scopo: il cammino!
    Buona strada a tutti.
    Laura