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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Chiesa di San Martino a Barasso

La tradizione popolare attribuisce la costruzione della chiesa a san Giulio, prete greco che autorizzato dall’imperatore Teodosio I nel IV secolo promosse in varie zone d’Italia la costruzione di chiese cristiane dove prima sorgevano altari dedicati al culto pagano. San Giulio passò da Barasso mentre si recava nel novarese e a Orta avrebbe trovato la morte. Fino all’Ottocento a Barasso si celebrava il 31 gennaio di ogni anno una messa solenne in suo onore.

La chiesa è dedicata a Martino, santo vissuto tra il 315 e il 397, e tale nome fa pensare che la chiesa sia stata edificata tra il  IV e il V secolo d.C. Nei primi secoli la chiesa non era ancora parrocchia e dipendeva dalla pieve di San Vittore a Varese. Inizialmente era solo una cappella che misurava circa 9 metri di lunghezza, era circondata da un cimitero mentre, ove ora è il Battistero, esisteva l’abitazione del custode o del curato. A sud scorreva il torrente Viganella che delimitava chiesa, cimitero e casa del prete dal resto dell’abitato.  Il cimitero non era cintato e lupi e orsi dal Campo dei Fiori vi entravano facilmente divorando i cadaveri che vi erano sepolti, non molto in profondità e fasciati solo da un lenzuolo. Al centro del cimitero era anticamente una cappella con altare, su cui era un dipinto rappresentante la Madonna delle Grazie col Bambino, Sant’Agata, S. Cristoforo e S. Rocco: tali personaggi sono sormontati da un cartiglio, tenuto a due mani da un angelo, su cui è scritta la terzana dantesca di devozione mariana Donna, sei sì grande e tanto vali/ che qual vuol grazia e a te non ricorre/ sua distanza vuol volar senz’ali. Mentre la cappella è stata demolita, l’affresco è stato inserito nella parete meridionale esterna della chiesa, ove è tutt’ora visibile.

La chiesa è orientata a est, il Battistero è attualmente nel lato nord della chiesa. Divisa in tre navate, la chiesa comprende due altari laterali: quello a sinistra è dedicato alla Madonna Assunta, che vi compare in forma di statua ad altezza naturale, commissionata nell’anno 1857 dal Coadiutore di Barasso don Giuseppe Mauri allo scultore Faverio Bernardino.

L’altare a destra è dedicato a san Martino ed è sormontato da un quadro rappresentante la pietà. Sulla parete della navata di destra è appeso un crocifisso ligneo opera dello scultore Vittorio Tavernari, mentre nella navata di sinistra compare un dipinto del pittore Metelerkamp, raffigurante l’ultima cena.

Nella navata centrale, in alto lungo la trabeazione compaiono le scritte, da destra: “Beati qui habitant in domo Domini” e a sinistra “Haec est domus Domini et porta coeli”.

L’altare centrale è caratterizzato da un tempietto a colonne sormontato da una cupola con sopra un angelo, e altri due angeli sono posti ai lati del tabernacolo. Sull’altare maggiore compaiono le scritte, da sinistra: “Pascha nostrum immolatus est Crhistus(con l’erroneo posizionamento dell’h dopo e non prima della r)”, e a destra: “Angelorum esca nutrivit Dominus popolum suum”.

Gli affreschi visibili sul soffitto lungo la navata centrale e sull’altare rappresentano nel primo caso scene riguardanti la vita di San Martino, mentre sull’altare le lunette raffigurano scene dall’Antico Testamento (l’immolazione di Isacco) e dal Nuovo (ultima cena).

La chiesa esternamente è rivestita di mattoni rossi inframezzati a bianchi, lo stile architettonico è il romanico. Attualmente sulla facciata principale sopra il portone d’ingresso compare un rosone; al suo posto, fino alla fine degli anni Trenta del ‘900 esisteva un affresco raffigurante San Martino a cavallo. Sopra le due porte laterali d’ingresso sono state aperte due trifore, una per lato.

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