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Quaresima 2018

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Esercizi spirituali nella vita corrente

dal 26 febbraio al 2 marzo 2018 - ore 15.30 Morosolo - ore 20.45 Barasso

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I fogli della predica (le parole di ieri)

Sei anni fa – gennaio 2005
Qualche giorno fa ho raccolto i fogli della predica che normalmente metto in un cassetto della sacrestia, un po’ alla rinfusa. Nonostante gli anni scrivo l’omelia della domenica anche se cerco di non leggere in modo freddo i pensieri scritti. Era da parecchi mesi che non facevo tale operazione e quindi mi sono ritrovato un pacco di foglietti di un preciso formato che non sempre si trova sul mercato. Visto che uso almeno 15 fogli per ogni predica… la cartiera Pigna o la Fabriano dovrebbero darmi un premio fedeltà! Una volta mi è capitato, in una cartoleria, di avere uno sconto nell’acquisto di quei quaderni diventati un po’ gialli, visto che nessuno prendeva quella merce. Davanti a quei fogli ritrovo tanti pensieri che non ricordavo più di aver detto! Capita a tutti di provare una certa emozione quando si trovano biglietti con delle scritte che pensavamo di aver dimenticato. Se poi sono pensieri legati a particolari circostanze o a momenti speciali, l’attenzione raddoppia. Ci stupiamo di quello che leggiamo mentre il ricordo ci risveglia ciò che era assopito.

Ritorno a parlare dei fogli della predica prima che vengano eliminati. Sì, perché una volta usati credo che abbiano finito la loro corsa, come colombi viaggiatori che hanno compiuto la loro missione. Non mi viene di trattenerli o di conservarli. Qualcuno ha provato a contestarmi per questa abitudine perché diceva, “con il passare del tempo vedresti lo sviluppo delle tue riflessioni”. Comprendo la verità del pensiero e la sua logica ma, vuoi per indolenza o per un po’ di disordine, sta di fatto che non eseguo quanto mi viene suggerito di fare. Questi messaggi scritti dalla mia mano sono diventati messaggi divini a cui io ho prestato solo la mia scrittura e la mia biro. Ormai sono presenti nella mente degli ascoltatori o, comunque, nell’atmosfera, qualora non fossero ricordati. Credo nella logica del messaggio seminato che, in qualche modo, prosegue la sua corsa senza controllo.

Mi stupisce la mole di fogli che tengo tra le mani e che hanno avuto il compito di comunicare qualcosa del divino! Penso allora al Padreterno che ha avuto bisogno della mia calligrafia (poco leggibile!) per arrivare alle persone, si è servito della mia scrittura per nascondere la sua Scrittura. Quante parole buone vengono pronunciate ogni minuto, quante lasciano una traccia e quante invece “si poteva anche fare a meno di pronunciare”! Le cose belle, le parole che cercano di esprimere il mistero della vita sono essenziali perché impediscono di far crescere nella testa le sterpaglie delle banalità o le erbacce delle stupidate.

Circa la nascita di tutti i pensieri rimango spiazzato: buona parte di essi sono usciti grazie alle parole ascoltate o alle cose che ho notato; altri sono il risultato di letture che hanno lasciato un segno; altri ancora sono il frutto della frequentazione con la Parola di Dio che cerco di coltivare, come del resto fanno tutti. E’ come se per far emergere meglio il pensiero di Dio, fossero necessari tanti ingredienti, un materiale diverso offerto da persone e da circostanze. Se ormai molti fogli sono dimenticati, mi fa bene immaginare che siano invece conservati gelosamente nel cuore di Dio, da cui tutto prende inizio e a cui tutto fa ritorno. Quando poi sarò “dall’altra parte” penso che sarà divertente incontrarmi con il Padreterno che avrà in mano i miei appunti. Molti li brucerà davanti a me in qualche camino del paradiso, mentre mi farà notare qualche frase scritta qua e là, quelle frasi che a lui sono piaciute: magari sono proprio le sue che sono state dette bene attraverso me!

Don Norberto

 Sei anni dopo – settembre 2011
Nulla è cambiato a proposito dei fogli: sono sempre tantissimi! Uso lo stesso formato e la stessa calligrafia, veloce e disordinata. Dovendo girare da una chiesa all’altra per le celebrazioni domenicali si è aggiunto un oggetto nuovo: si tratta di una cartellina marrone che ho recuperato senza però ricordare la sua provenienza. Ora è necessario custodire i fogli per non lasciarne in giro qualcuno o anche solo per non stropicciarli salendo e scendendo dalla macchina. Iniziare la Messa e avvertire di non avere i fogli della predica (cosa già successa) mi mette in una grande apprensione.

Con il passare degli anni non si è ancora rallentata l’agitazione davanti al microfono dell’altare nel tentativo di comunicare qualcosa di Dio alla gente presente a Messa. Ecco perché i fogli rimangono indispensabili: guai se non scrivessi tutte le riflessioni su quelle pagine bianche. Però, dopo anni in cui predico, dovrei essere meno preoccupato, eppure non è così. Si è aggiunta una dosa di agitazione soprattutto dopo aver fatto la predica del sabato. Mi sembra di non aver detto bene, mi sembra che il pensiero non scorra, mi sembra di essere ripetitivo, mi sembra di essere difficile … Sono sensazioni che esistono e che non si superano dicendo “Ma va là che va bene lo stesso!”. E’ successo in due occasioni che, per scrivere una predica (che normalmente richiede una quindicina di fogli tra quelli scritti bene e quelli sbagliati), ho usato un intero raccoglitore di 50 pagine! Certo le celebrazioni erano quelle del Triduo pasquale … ma 50 fogli sono stati un po’ troppi!

Penso sempre che la ricchezza delle cose divine richieda fedeltà e trasparenza affinché non passino parole false, stanche o spente. Certamente Lui accetta il mio stile, così come accetta lo stile di tanti altri confratelli: grazie a Dio non siamo uguali! Spetta però a me favorire il passaggio dal divino all’umano attraverso immagini, battute, frasi semplici o “parole ad effetto” che aiutino a ricordare.

Avvertire il passaggio del mondo divino, del Regno di Dio attraverso le mie dita e il mio scritto, fa un po’ mancare il respiro… Eppure mi accorgo che il buon Dio si diverte come me. Avviene quando ho la percezione di aver preparato malamente una predica: più volte ho il riscontro di come quelle parole siano entrate nell’anima delle persona. Di contro quando mi aspetto un plauso per una riflessione che mi appare originale e bella … nulla! E proprio vero che il Signore usa fare gli scherzi! In fondo è come se dicesse: “Tu metti la tua mano, il tuo cuore, i tuoi fogli, la tua biro, la tua fede, la tua persona, la tua riflessione, al resto ci penso io!”.  E’ proprio così: se me lo ricordassi sempre!

Don Norberto

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