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La lettera del Vescovo:

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Solo una fotografia (le parole di ieri)

Dodici anni fa – novembre 1999
L’arte della fotografia ha un particolare fascino perché riesce a fissare un momento particolare della vita. Ci sono certe fotografie che sono diventate simbolo di un periodo storico: chi non ricorda quel giovane con il passamontagna nel gesto di sparare alla polizia, oppure il giovane nella piazza di Tiennamen nel periodo della contestazione in Cina o la bambina che sfugge alle bombe in Viet Nam… L’arte del fotografo sta proprio nel riassumere in un fotogramma una vicenda, una storia.

Anche in casa nostra esistono fotografie che fissano una esperienza, una situazione gioiosa oppure triste: una nascita, un momento di vacanza, un compleanno, la prima comunione, un sera in compagnia. Ne esistono tante altre che potremmo tranquillamente eliminare perché non ci dicono più nulla. Il fotografo può essere benissimo un testimone di una epoca, di una guerra di una circostanza storica.

Mi ritengo fortunato perché come prete, in un certo senso, sono altrettanto testimone di segnali positivi presenti in molte persone. Il nostro “mestiere” permette di essere all’incrocio di tante strade, dove la gente imbocca sentieri nuovi e positivi o, qualche volta, non riesce ad abbandonare il vicolo vecchio e buio. L’esperienza del confessionale, alla ricerca di una riconciliazione con se stessi e con il Padreterno, è un luogo straordinario dove “fotografare” qualche cosa della “Grazia”. Non è facile infatti fissare in un solo momento un evento che “non si vede”, eppure quando ciò avviene si notano i fotogrammi del movimento che capita nelle coscienze. Così facendo si è “super immunizzati” dalla malattia del pessimismo, quel male che si accontenta di registrare solo quello che è visibile, magari solo carico di elementi negativi. Uno sguardo più aperto e più spirituale aiuta invece tutti a riconoscere il continuo passaggio del divino… “fotografabile”. Non sarebbe male riconoscerci come credenti nel gesto di “guardare le fotografie”.

Don Norberto

 Dodici anni dopo – novembre 2011
Qualche giorno fa sono stato a Gerusalemme per una settimana di silenzio e di preghiera (li chiamiamo Esercizi spirituali). Non capita tutti i giorni di passare dei giorni in quella Santa Terra! Una serie di circostanze ha permesso che quest’anno, invece di partecipare alla vita di qualche comunità monastica, fosse possibile dirigersi verso i luoghi di Gesù.

Non era mia intenzione girare troppo i luoghi santi dove la tradizione riporta fatti biblici, anche perché lo scorso anno ci siamo stati con un gruppo e ci ritorneremo nel prossimo mese di febbraio per una esperienza spirituale. Così stavo diverse ore in una chiesa o nei pressi di essa a leggere la Parola di Dio e a scrivere quello che mi dettava lo Spirito Santo. Essere in disparte mentre si respira l’aria dove è passato il figlio di Dio è stata una grande fortuna anche perché la Grazia di Dio è stata propria abbondante!

Bene, mentre ero lì non mi disturbavano più di tanto i gruppi che un po’ rumorosamente entravano ed uscivano dalle varie chiese. Mi colpiva però che tutti, dico tutti!, fotografassero alla grande. Anche la più scalcinata vecchietta coreana, brasiliana o veneta, aveva la sua macchina digitale che manovrava più o meno bene. Tutti fotografavano con tale foga e intensità che, forse, non si sono neppure accorti di dove erano e su qualche suolo camminavano. Sembrava che dicessero: “Importante è immortalare per dire che sono venuti qui!”. Tutto poi si sarebbe spostato nel computer senza neppure acquistare i rullini come una volta. Anni fa c’era per lo meno la tendenza a non sbagliare la fotografia o a non farne troppe (i rullini si dovevano comprare); bisognava inoltre mettere in conto anche lo sviluppo delle foto nei negozi specializzati.

Ora non ci sono rullini da comprare e spese da effettuare e allora si può scattare alla grande! Penso alle povere macchine digitali con un super lavoro e penso ai computer immersi di immagini che … saranno viste la prima volta appena tornati a casa e poi lasciati in una cartella dal nome originale: “Israele2011”.

Sembra quasi che più si riempiono i computer e più si svuota la percezione di provare una esperienza, di sentire il silenzio di un luogo o la vibrazione di una storia divina diventata carne, di avvertire una presenza misteriosa, di captare qualcosa di nascosto tra le mura e i sassi di una chiesa o di una località.

Da quando ho lasciato la Canon E1 con cui, senza tante pretese, cercavo “quella” immagine che potesse raccogliere un sentimento vedendo la quale si potevano inumidire gli occhi, non fotografo più, neppure con la possibilità che mi offre il cellulare. Continuo comunque a fissare in me luoghi, immagini, persone di cui noto la bellezza e che lasciano una traccia luminosa. Noto così che questo tipo di album sta diventando sempre più bello.

 Don Norberto

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1 Comment

  1. paolo

    Condivido la Tua riflessione, specialmente per i “disturbatori” che utilizzano il flash
    ma hai sottovalutato un aspetto.
    Per chi come me, che per tutta una serie di ragioni, “è chiuso in casa”, non dai una opportunità di condividere “luoghi” che come hanno emozionato Te, possono esserlo per altri.
    La cosa l’ho sperimentata vedendo le foto e filmati di chi è andato in Terra Santa (visto che ad esempio citi questo) e ha messo tutto in rete, compreso le omelie delle sante Messe celebrate ( …..se vuoi ti mando l’indirizzo del sito di don Claudio Doglio).
    Avendo tutto salvato sul computer, non è vero che …..va tutto nel “dimenticatoio”, perché come ben sai, ogni tanto sul computer si fa “pulizia per liberare spazio” e …….si ha l’opportunità almeno per rivedere…….e se vale la pena, tenere questo spazio occupato.
    Come al solito……..io e Te “la vediamo sempre in modo diverso”.
    ciao