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06/06/2018 - Pellegrinaggio Sotto il Monte e Madonna del Bosco

Presenza delle reliquie di San Giovanni XXIII (Papa Giovanni) nel suo paese natale

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QUATTRO MARTEDI' nel tempo di pasqua

PRIMO INCONTRO -Martedì 10 aprile 2018 ore 21.00 - Guida don Giuseppe -Oratorio di Luvinate

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Pellegrinaggio a Lourdes con i malati UNITALSI

IN PULMAN 23 - 29 maggio 2018 / IN AEREO 24 - 28 maggio 2018

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Bastoncini e candeline (le parole di ieri)

Otto anni fa – dicembre 2004
Mi è capitato di vedere in alcune case giocare a shangai, gioco che mi sembrava uscito di moda dopo l’arrivo dell’elettronica. Si inizia con il getto dei bastoncini dopo averli stretti nel mazzo con due mani, lasciando che si dispongano disordinatamente uno sopra l’altro. Si prosegue la gara raccogliendo uno per uno i bastoncini senza mai muovere gli altri. Si deve raggiungere un punteggio superiore all’avversario prendendo i legnetti che valgono di più. Occorre una dose di calma, un pizzico di fortuna, la rapidità dei movimenti, la mano ferma per sollevare il bastoncino senza creare danni agli altri, l’occhio giusto per scegliere ciò che si può prendere subito e quello che bisognerà recuperare in un secondo tempo. In un clima di allegria c’è poi la discussione circa il: “L’hai mosso”, “No non l’ho mosso!”.

Dal gioco dello shangai (che tutti abbiamo praticato) quante allusioni alla vita, quante analogie con quello che viviamo, con una sola differenza che al posto dei bastoncini si usano … gli anni! Sono nel mezzo del cinquantesimo anno di vita e quindi vivrò il cinquantesimo Natale. Devo per forza sottostare alla legge dei numeri pieni, vuoi per i venticinque anni di sacerdozio, vuoi per l’anno di nascita, anche se mi restano simpatici i numeri “minori”. Parlo di numeri come il ventidue, il ventisette, il trentaquattro per esempio o tutti coloro che non appartengono alla tabellina del cinque. Tranne il numero diciotto che rimane speciale per la maggior età o perché c’è la patente, tutti gli altri non sono ammessi ad una festa di anniversario, hanno solo l’onore di una torta o di una bevuta in compagnia, proprio perché considerati “meno importanti”. Provo un po’ di tenerezza per questi numeri della vita che non hanno lo spazio della cronaca ma che sono altrettanto significativi. Ma questa volta devo cedere ai numeri pieni che la tradizione considera importanti.

Più che l’immagine della torta con venticinque candele (anni da prete) o con le cinquanta tirate di orecchie (per la carta d’identità), mi è venuta in mente proprio l’immagine dei bastoncini dello shangai. Mi sembra di avere tolto già 50 bastoncini, di differente colore e di diverso valore. Di anno in anno, tra momenti facili o complicati, si è svolta una prima sostanziale parte di questa sfida. Anche un autore che mi piace per la sua vita e per ciò che racconta si esprime così: “Per fare una scultura bisogna togliere e non mettere. Il mondo in cui viviamo sembra invece andare in senso opposto”. Mi colpisce l’idea che la vita, come un gioco da tavola o come un’opera da costruire, sia un continuo togliere per arrivare all’essenziale.

Ci sono stati anni pieni di energie con la voglia di fare e di buttarsi. Rivedo il lungo periodo di studi e di preparazione in seminario con il desiderio di uscire per “fare il prete” in un oratorio, tra i ragazzi e i giovani. Riascolto la voce di tante persone, le cose dette e le cose fatte. Ci sono stati anche gli anni pesanti dal punto di vista umano e psicologico, gli anni in cui non rimaneva in piedi nulla, si contavano le disillusioni e ci si sentiva inutili. Sono stati anni di nebbia o, sarebbe meglio dire, di buio spirituale, con il conseguente  appiattimento nel lavoro pastorale: periodi in cui si faceva fatica a gioire per un anniversario di sacerdozio! Ci sono stati, grazie a Dio, gli anni della risalita, in cui ci si attaccava ai vari appigli che la vita offriva, attraverso amici e guide spirituali. Ci sono stati anni di fecondità pastorale in cui le iniziative non nascevano più per coltivare una propria soddisfazione o impuntarsi sul proprio  pallino, ma per una risposta pulita al Signore.

Il tempo scandiva, con i suoi ritmi, il gioco della vita: i giorni dei ricordi più intensi e quelli delle tinte più dolci; i giorni del distacco da una parrocchia e quelli della riscoperta di molti rapporti; i giorni in cui era palpabile la presenza di Dio e quelli in cui si faceva fatica a sentirlo; i giorni incorniciati per la loro bellezza e altri passati senza lasciare tracce. Giorni ed anni per un verso differenti da voi che leggete, ma per un altro verso identici, perché così è la vita! Si sono tolti in questo modo, dal tavolo della vita, tanti legnetti e altri si stanno ancora togliendo per poter arrivare all’essenziale. Festeggiare allora perché si sono già tolti cinquanta bastoncini, anche se non si conosce mai il punteggio raggiunto a questo punto del gioco.

Potrei dire che il buon Dio, a cui ho affidato la mia esistenza, giochi anche lui a shangai suggerendo da amico, vicino al tavolo della vita, quali sono le cose da eliminare per vincere la partita. Di anno in anno, di Natale in Natale, mentre il tempo passa, si sa che il gioco si farà più duro, i bastoncini saranno più ingarbugliati. Di sicuro quel tizio nato a Betlemme continuerà a suggerire le mosse giuste per finire in bellezza una gara iniziata cinquanta anni fa.

Don Norberto

Otto anni dopo – dicembre 2011
La prossimità al Natale mi ha fatto ripescare un articolo legato ad una importante data della vita: il cinquantesimo.  A dire il vero, più al Natale ci si riferiva al “cambio del calendario”! Non allungo ulteriormente il testo, già lungo di suo e che sento ancora attuale. Certamente qualche bastoncino in più è stato eliminato dal momento che il tempo scorre. Se si considera la vita come questo gioco da tavolo c’è solo da continuare a giocare nell’attesa  di arrivare al termine per vedere tutto e comprendere  meglio ciò che si è fatto. So che ci sono altri bastoncini da togliere con calma e senza irruenza, senza durezza e cattiveria, senza rovinare il gioco fin qui svolto. Ovviamente non so quante bacchettine sono ancora sul tavolo. Ora comprendo meglio che il buon Dio è lì, presente al tavolo, non per farmi perdere al gioco ma a suggerire quei modi di fare perché la partita risulti vincente. So anche che Lui non opera da solo: si fa aiutare da uomini e donne che, di volta in volta, si aggiungono nel corso della vita e magari non sanno di essere strumenti nelle mani di Dio. E’ bello però pensare che tutti, in un modo o in un altro, diamo un contributo a questo tipo di gioco della vita.

Don Norberto

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