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La lettera del Vescovo:

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Circoncisione e Nome di Gesù (Ottava del Natale)

Il “farsi uomo” di Gesù si esprime anche attraverso i “segni” che contraddistinguono la vita di ogni ebreo ed in particolare del primogenito: la “circoncisione” (che segna il legame, anche fisico, fra Dio e l’uomo) e il “nome”, che ne indica l’identità (Gesù = “YHWH è salvezza”).

Ci viene così ricordato che il “farsi uomo” di Dio apre a tutti la possibilità di stabilire un rapporto, di allargare i nostri orizzonti e di estendere le nostre “relazioni” fino a Dio. Il problema non é quello di poter annoverare Dio fra “i nostri amici” (sul modello di Facebook o dei “social network”), ma quello di riconoscere nel nostro nome, nel nostro legame con Dio, l’invito ad essere come Gesù, così da rendere visibile a tutti che “Dio é salvezza”.

Così, nella festa di oggi, la breve narrazione del fatto, che Luca ci riporta, é accompagnata dalla tipica “benedizione” ebraica e dalla sottolineatura di Paolo relativa al “nome” di Gesù. La “benedizione” ebraica, che leggiamo all’inizio del nuovo anno, NON E’ un generico augurio di “buon anno” (da rivolgere a tutti) ma l’augurio che si fa ai figli del “benedetto” e della benedizione, perché si riconoscano in questo “dire bene”, in cui non é importante la gloria, il denaro, il potere o la salute ma la “relazione” (il volto), la “gratuità” (la grazia) e la “pace” (che non é solo l’assenza di guerra).

Nel brano di Paolo ci viene ricordata la centralità di Gesù per quanti desiderano incontrare Dio: é Lui che ci rivela il “volto” del Padre e la conoscenza di Dio non può prescindere da quanto Gesù ci ha fatto conoscere, anche se questo é fonte di “scandalo” per taluni. La Chiesa, nel corso dei secoli, ha sempre sostenuto la piena divinità e la piena umanità di Gesù, ma non mancano, anche ai nostri giorni, persone che non si riconoscono in un Dio che si fa uomo (considerato troppo vicino) o considerano finzione l’umanità di Gesù …

Il problema ci interpella ancora oggi e si esprime nei nostri atteggiamenti religiosi (inchini, genuflessioni, “baci”, “benedizioni”, …). Un segno per tutti: che fine ha fatto il “Dio ti benedica” dei nostri nonni? L’espressione, ormai in disuso presso di noi, non era riservata a vescovi e preti, diceva la “relazione” fondamentale della vita e diventava occasione di augurio; era un modo con cui la divinità incontrava l’umanità dei nostri sentieri.

Auguri quindi: “che Dio ci benedica!”.

Domenica Ottava del Natale del Signore – 31 dicembre/1 gennaio 2012 – “Circoncisione e Nome di Gesù”
1.a lettura Numeri 6, 22-27: Ti benedica il Signore e ti custodisca
2.a lettura Filippesi 2,5-11: Ogni lingua proclami: “Gesù Cristo é Signore”
Vangelo Luca 2, 18-21: Gli fu messo nome “Gesù”, come era stato chiamato dall’angelo