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Rosario di Maggio

Quarta settimana Morosolo - ore 20.45

Programma

Pellegrinaggio La Salette e Laus

17 e 18 giugno 2019 - iscrizioni in segreteria entro il 25 maggio

Programma

Oratorio Estivo 2019

dal 12 giugno al 12 luglio

Volantino

Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

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Il “segno” del vino (2ª domenica dopo l’Epifania)

La “vita pubblica” di Gesù passa attraverso alcuni “segni” che gli evangelisti riportano; dopo il “segno” del battesimo (con la ‘b’ minuscola) al fiume Giordano da Giovanni (il “battezzatore”), al centro della liturgia della scorsa domenica, Giovanni (l’evangelista) ci riporta cosa fa Gesù a Cana di Galilea, dove i discepoli “vedono” “l’acqua diventata vino” “e credettero in lui”.

Il “farsi uomo” di Gesù passa attraverso le vicende concrete della vita dell’uomo: così il segno del “matrimonio”, il “pranzo della festa” (banchetto) e il segno del “vino” sono molto importanti nella storia del popolo ebreo, nella scrittura e probabilmente nella vita di molti. Non é quindi un “caso” che Giovanni porti la nostra attenzione su quanto avviene a Cana.

La vita dell’uomo é fatta di “segni” ed ogni “segno” é posto, appunto, come “segnale”, “avviso”, “indicazione”: il “segno” non é invasivo, non fà violenza, lascia liberi … Vi sono segni “pubblici” e “privati”, “visibili” e “nascosti”; sono fatti per comunicare, per dire, per trasmettere, per affidare … ed ogni “segno” cerca sempre un “altro” che sappia “vederlo”, “comprenderlo”, “farlo proprio”, “rimandarlo”.

Giovanni non parla di “miracolo” a Cana, ma di “inizio dei segni compiuti da Gesù”: poiché viviamo in un tempo che ha perso il significato dei “segni” e perfino delle “parole” (che sembrano indicare cose diverse in base a chi le pronuncia) proviamo a interrogarci sul segno del “vino” che Gesù pone all’inizio del suo vivere “in mezzo a noi”, ricordando che “il frutto della vite” é presente nei momenti della “gioia”.

Il vino non rientra tra le cose “necessarie” della vita eppure se ne può notare soprattutto l’assenza; senza vino non c’é festa, senza “gioia” non c’é vita (ecco il legame “matrimoniale” di Cana).

Ecco il “senso” del “farsi uomo”, che diventa invito a “riprendere” e “diffondere” il “segno”, in un mondo chiamato a riscoprire i “segni” e le relazioni fra gli uomini.

Domenica 2.a dopo l’Epifania – 14/15 gennaio
1.a lettura Isaia 25, 6-10a: Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto
2.a lettura Colossesi 2, 1-10a: Voi partecipate della pienezza di lui
Vangelo Giovanni 2, 1-11: Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – 18/25 gennaio
1.a Corinzi 15, 51-58: Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore
La preghiera è una realtà potente nella vita di un cristiano. La preghiera è trasformante. Quando i cristiani comprendono il valore e l’efficacia della preghiera in comune per l’unità di quanti credono in Cristo, essi cominciano ad essere trasformati in ciò per cui stanno pregando.

Quest’anno i cristiani in Polonia hanno offerto alla nostra meditazione la loro esperienza di trasformazione e di preghiera. La trasformazione a cui si riferiscono è compresa nella sua profondità solo nella resurrezione di Gesù. Ogni cristiano battezzato nella morte e resurrezione di Cristo comincia un cammino di trasformazione. Morendo al peccato e alle forze del male, i battezzati cominciano a vivere una vita di grazia. Questa vita di grazia permette loro di sperimentare concretamente la potenza della resurrezione di Gesù, e l’apostolo Paolo li esorta: “[ …l siate saldi, incrollabili. Impegnatevi sempre più nell’opera del Signore, sapendo che, grazie al Signore, il vostro lavoro non va perduto” (l Cor 15,58).

Qual è, dunque, l’opera del Signore? Non è forse l’edificazione del Regno di giustizia e di pace? Non è forse la vittoria sulle forze del peccato e sulle tenebre per la potenza dell’amore e della luce della verità? Nella vittoria Gesù Cristo nostro Signore, a tutti i cristiani viene data la capacità di indossare le armi della verità e dell’amore e di superare tutti gli ostacoli che impediscono la testimonianza del Regno di Dio. Nonostante ciò, un ostacolo permane, e può impedirci di portare a termine il nostro compito. È l’ostacolo della divisione e della mancanza di unità fra i cristiani. Come può il messaggio del vangelo risuonare autentico se non proclamiamo e non celebriamo insieme la Parola che dà la vita? Come può il vangelo convincere il mondo della propria intrinseca verità, se noi, che siamo gli annunciatori di questo vangelo, non viviamo la koinonia nel corpo di Cristo?

La preghiera per l’unità, dunque, non è un accessorio opzionale della vita cristiana, ma, al contrario, ne è il cuore. L’ultimo comandamento che il Signore ci ha lasciato prima di completare la sua offerta redentiva sulla croce, è stato quello della comunione fra i suoi discepoli, della loro unità come Lui e il Padre sono uno, perché il mondo creda. Era la sua volontà e il suo comandamento per noi, perché realizzassimo quell’immagine in cui siamo plasmati, quella comunione di amore che spira fra le Persone della Trinità e che li rende Uno. Per questo motivo la realizzazione della preghiera di Gesù per l’unità è una grande responsabilità di tutti i battezzati.

L’unità dei cristiani è un dono di Dio; la preghiera ci prepara a ricevere questo dono e ad essere trasformati in ciò per cui preghiamo. Nel presentare questo testo di preghiera per l’unità di tutti i cristiani, ne raccomandiamo l’utilizzo; incoraggiamo la creatività dei pastori e dei fedeli nel porre nuovo vigore non solo nel pregare per l’unità, ma anche nel procedere, passo dopo passo, verso quella trasformazione che sarà operata dalla preghiera. Lasciamo che il nuovo anno ci trovi più aperti, come individui e come comunità, alla potenza del mistero della morte salvifica di Cristo.

Chiesa Cattolica
+ Mons. Mansueto Bianchi (Vescovo di Pistoia – Presidente della Commissione CEI per l’Ecumenismo e il Dialogo)
Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia
Pastore Massimo Aquilante (Pastore Metodista – Presidente)
Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta ed Esarcato per l’Europa Meridionale
+ Metropolita Gennadios (Arcivescovo Ortodosso d’Italia e di Malta ed Esarca per l’Europa Meridionale)