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Rosario di Maggio

Quarta settimana Morosolo - ore 20.45

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Pellegrinaggio La Salette e Laus

17 e 18 giugno 2019 - iscrizioni in segreteria entro il 25 maggio

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dal 12 giugno al 12 luglio

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L’opera incompiuta (le parole di ieri)

Dieci anni fa – Gennaio 2003
“L’incompiuta” è l’opera d’arte che non è stata portata a termine per l’improvvisa morte dell’artista. La storia di questi strani personaggi è spesso segnata dalla malattia, da una vita disordinata o da forme di pazzia. Improvvisamente si chiude una vicenda umana e il lavoro a cui l’artista stava dedicando il suo tempo diventa “non finita”. Questa opera acquisterà un valore diverso e suggestivo essendo quasi un testamento impresso nella tela, nella pellicola di un film o in un pentagramma.

Se lasciamo l’esempio dell’arte, si ha la percezione che tutta la vita sia “un’incompiuta”, per il fatto che non si arriva mai a mettere la firma alle azioni umane. Ne sanno qualcosa i genitori che vedono, nella loro attività educativa, un’incompiuta, perché “non è mai finita”. La fede fa parte della stessa categoria, proprio perché non sai mai valutare il suo compimento. Gli affetti, gli amori e, in definitiva, noi stessi siamo “un’incompiuta”. Sono incompiuti anche i quattro vangeli tanto da rilanciare l’idea del “quinto vangelo”, quello che ognuno dovrebbe scrivere nelle pagine della propria esistenza. Sono incompiuti i rapporti che necessitano di essere precisati nel corso degli anni. E’ incompiuta anche la realtà familiare che diventa bella nel momento in cui… si rompe, non nel senso del divorzio, ma nel far sorgere nuovi nuclei con il matrimonio dei figli. Scriveva l’autore che abbiamo conosciuto in “Francesco e l’Infinitamente piccolo” che le vere madri sono “quelle che si donano e se ne vanno, rispetto a quelle che pensano solo ai figli tenendoli legati in eterno“. Forse l’amore in quanto tale possiede la caratteristica dell’incompiutezza. L’amico Christian Bobin, appena ricordato, ha scritto un interessantissimo libro parlando di una donna che aveva molto amata (senza esserne l’amante) e che morì per una malattia fulminante. In nome di quella forte amicizia, quasi parlando con lei, così la definisce: “Tu sei colei che mi impedisce di bastarmi. Tu mi hai dato la cosa più preziosa di tutte: la mancanza“.

Ogni opera d’arte, anche quella finita con tanto di firma e di autentica, lascerà sempre un senso di incompiutezza, come se si dovesse dare un’ultima pennellata, aggiungere un’ultima nota o scrivere una nuova pagina di romanzo. E’ delle cose umane vivere in questa dimensione del “mai finito”, perché quando imprimiamo qualcosa di nostro nella materia, non riusciamo mai ad esprimerci in forma piena. Il marmo, il foglio bianco, la tela, la pellicola, o qualsiasi altro materiale pur trasformandosi in ciò che l’artista vuole, non sarà mai in grado di dire tutto quello che è nelle mani, negli occhi o nel cuore di chi lavora. Solo “oltre la materia”, solo “oltre la morte” si avrà quella compiutezza, proprio perché ogni cosa sarà raccolta dalle mani di Dio.

Ricordo spesso una bella frase che si usa nel rito di ordinazione dei sacerdoti. Il Cardinale ventidue anni fa la disse anche a me: “Dio porti a compimento ciò che in te ha iniziato”, volendo quasi esprimere la pienezza della propria consacrazione quando l’impatto con Dio sarà definitivo. Mi sembra bello allora accettare di vivere nell’incompiutezza, perchè riusciamo a considerare la realtà in maniera più corretta. Nulla a che vedere con la superficialità o il qualunquismo, ovviamente! E’ interessante invece aspettare il giorno in cui il cielo comprenderà la terra, quando tutto avrà il suo compimento, quando ogni cosa bella realizzata sulla terra, sarà nelle mani dell’Artista degli artisti.

Don Norberto 

Dieci anni dopo – gennaio 2012
C’è una aggiunta da fare a questo articolo, nato forse sulla scia di piccoli ma intensi libri letti. L’espressione del Vescovo all’ordinazione: “Dio porti a compimento ciò che in te ha iniziato” rimane sempre bella ma anche misteriosa. La bellezza di tale augurio impedisce di vivere nella immediata ricerca del risultato o nel credere che il risultato rimanga su un livello puramente umano: l’essere ben voluti,  registrare iniziative che riscuotono una buona risposta, fare andare bene le cose …

Avendo messo l’inizio della propria consacrazione nelle mani di Dio, anche il compimento sarà nelle sue mani e per questo è sconosciuto e misterioso. Certo al principio c’è un forte slancio nel diventare prete poi, con il passare del tempo, ti accorgi di ciò che devi fare e come ti devi muovere nella chiesa. Ma il compimento forse è un’altra cosa, che però non saprai mai del tutto. Si percepisce che questa parola coinvolge il Buon Dio, proprio perché lui sa dove sta il tuo compimento. Ricordarsi di questo fa molto bene!

Lui dovrà però cambiare più volte programma visto che il materiale umano non sempre rimane malleabile nelle sue mani. Si sfugge, si fa peccato, ci si dimentica, si crede di sapere. La bravura del Padreterno sta, forse, nel ricomporre il disegno che lui ha visto in me, nonostante i miei rifiuti o i miei ritardi. Certo che ne deve avere di pazienza! Non posso quindi sapere quale è il compimento ma è utile sapere che sarà bello, proprio perché è riposto nelle mani di Dio, un Dio che deve fare i conti con la testardaggine, il peccato e la mia liberta. Se non è intelligente un Artista del genere!

 Don Norberto