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Essere "figli" (5ª domenica dopo l'Epifania)

Lo sguardo di Dio abbraccia il mondo e questo a volte sembra dispiacerci: siamo abituati a fare graduatorie, a stabilire confini, a definire chi é dentro e chi é fuori … e non ci piace un Dio che “va oltre”, che non si ferma alle apparenze, che “crede” in un progetto “migliore”.

La Parola di questa domenica ci da l’occasione di “fare festa” e di apprezzare lo sguardo di Dio, che da inizio al cambiamento: la città “abbandonata” può diventare la “città del Signore”, quello che “non era mio popolo” “chiamerò mio popolo”, le “briciole” possono diventare “il pane dei figli” …

Il “cambiamento” secondo la Scrittura, non nasce, come potremmo credere, dalla nostra volontà e dalla nostra “giustizia” (da quello che noi possiamo ritenere “giusto”); nasce infatti dal fare nostro lo sguardo di Dio, che “é padrone dell’argilla” ed ha un progetto che riguarda tutti. Accogliere il suo sguardo ci consente di guardare al mondo con gli occhi di una “cananea” e riconoscere “il Signore”, che é venuto proprio per noi.

Essere “figli” é un cammino: esso inizia quando il nostro sguardo accoglie quello di Dio sull’uomo; da qui prende il via il “cambiamento” e ci viene offerta l’occasione di “essere” a sua immagine e somiglianza, “figli” per le strade del mondo, capaci di “far festa” per le “briciole”, capaci di costruire un mondo diverso, la “città del Signore”!

Non ci sfugga l’esultanza del salmo 86: “Il Signore registrerà nel libro dei popoli: “Là costui é nato”. E danzando canteranno: “Sono in te tutte le mie sorgenti”. Essa ci consente di riconoscere la “signoria” di Dio, di accogliere la sua “manifestazione”, il suo “farsi uomo” e “venire ad abitare in mezzo a noi” come una nuova occasione per “incontrarlo” e “ripartire” (sarà questo il prossimo passo).

Domenica 5.a domenica dopo l’Epifania – 4/5 febbraio
1.a lettura Isaia 60, 13-14: Ti chiameranno “Città del Signore”
2.a lettura Romani 9, 21-26: Saranno chiamati figli del Dio vivente
Vangelo Matteo 15, 21-28: una donna cananea si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide!”