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Pellegrinaggio Sotto il Monte e Madonna del Bosco

Presenza delle reliquie di San Giovanni XXIII (Papa Giovanni) nel suo paese natale - 6 giugno 2018

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QUATTRO MARTEDI' nel tempo di pasqua

PRIMO INCONTRO -Martedì 10 aprile 2018 ore 21.00 - Guida don Giuseppe -Oratorio di Luvinate

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La storia piccola (le parole di ieri)

Nove anni fa – settembre 2003
C’è un grande interesse per la storia in questi tempi. Riviste e giornali sfornano libri su personaggi del passato o su periodi della nostra storia. Tra Napoleone e lo zar di Russia, tra la storia del Fascismo e della Resistenza, sembra che il passato attiri il grande pubblico. Tralascio la mia personale diffidenza nei confronti delle redazioni giornalistiche che “non sanno più cosa inventare” pur di vendere i propri quotidiani… Noto, però, con piacere che molti si stanno appassionando alla “grande storia”, fatta di nomi, di battaglie, di politica e (perché no?) di pettegolezzi e di curiosità. Quello che, in qualche modo, abbiamo studiato a scuola da ragazzi, viene ripreso con uno spirito nuovo.

Pur riconoscendo l’apertura e il riavvicinamento alla storia, rimarrà sconosciuta la vicenda di molte persone del passato che non potranno mai essere ricordate. Che sapremo infatti di tutti i “soldati semplici” che hanno combattuto per Napoleone? Un esercito non è fatto solo di generali! Che sapremo di tante famiglie che, durante la prima guerra mondiale, hanno sofferto la fame o la perdita di un figlio in battaglia? Talvolta, a dire il vero, la letteratura, il cinema o la televisione riescono a farci conoscere qualcosa di vicende nascoste, ma è sempre una goccia.

Sarebbe come se il nostro tempo fosse ricordato, tra 500 anni, solo per le barzellette di Berlusconi, i viaggi del Papa o la nascita del “Grande Fratello”. Nell’epoca di grandi momenti o di fatti “da ribalta”, si dovrà dire che esisteva un insieme di individui capace di amare, di soffrire e di lottare. Ciascuno di noi, con il suo nome e cognome, ne era parte!

In quanto parroco so di essere persona pubblica, talvolta citata dai giornali o dalla televisione (sic!). Ma molte persone che abitano in via Siracusa, in via Catena, in via dell’Usignolo, in via Lonate (ndr. vie della parrocchia di santa Maria Regina), non andranno mai sulla stampa, non saranno mai intervistati alla televisione… ma sono esistenti e come! Abituati a credere che una cosa è reale solo se la televisione la riprende, vorrei riaffermare il principio invece che “una cosa esiste perché noi la raccogliamo, noi ne siamo testimoni”.

Ciascuno possiede un compito: riconoscere e raccogliere l’esistenza di uomini e di donne. E’ la storia di Gian Maria, poliziotto che vive nella caserma di Genova resa famosa dai fatti del G8; è la vicenda di Paola, abbandonata dal marito dopo 12 anni di matrimonio; è la fatica di Andreina alle prese con la sua malattia; è la vicenda di Barbara che, nonostante l’handicap, sta trovando il suo equilibrio nel mondo del lavoro. Sono nomi e sono storie piccole che ho potuto conoscere. Ma quante altre persone o quante altre vicende conosciamo, di cui noi (e solo noi) siamo al corrente. Noi portiamo la prova che loro esistono! Nulla finirà sui giornali e neppure sul giornalino parrocchiale (anche se lasciamo lo spazio a tante piccole storie), ma è bello sapere che ogni incontro tra le persone consente che l’altro esista. Credo che la più grave solitudine sia quella di vivere in questo mondo e vedere che… nessuno se ne accorge!

Anche i credenti raccontano la storia di santi famosi ma, per il fatto di ritrovarsi ogni domenica, riconoscono l’esistenza di tanti santi meno famosi ma che hanno lasciato un segno. Noi non saremo ricordati dai libri del futuro, ma sappiamo di essere esistiti, di essere stati importanti per qualcuno o di aver incontrato chi ci ha fatto sentire “vivi”. Anche Dio in fondo, proprio perchè riconosce la vita di ognuno, garantisce che ai suoi occhi noi ci siamo, per lui noi siamo vivi!

Faccio mia un’espressione che trovo in un libro di Christian Bobin: “Alla domanda: ‘che fai nella vita?’ ecco quello che mi piacerebbe rispondere, quello che non oso rispondere: mi occupo delle cose piccole piccole, porto la testimonianza di un filo d’erba”. E ogni persona che incontriamo è più di un filo d’erba.

Don Norberto

Nove anni dopo – febbraio 2012
Ritrovo vera l’attenzione per quella piccola storia di cui noi siamo parte. Rispetto al precedente articolo posso solo aggiungere vicende  e persone, nuove vie, nuovi paesi.  Certo se il criterio per determinare la storia rimane solo ciò che si mostra, solo ciò che determina i grandi passaggi di una epoca, solo ciò che è evidenziato dai mezzi moderni di comunicazione, ci sarà sempre una storia con la “S maiuscola” e una storia con la “s minuscola”.

Mi piace pensare alla storia, semplicemente alla storia, resa tale dalla presenza di ogni singola persona. Mi piace pensare che esista un libro dove ogni nome, ogni gesto è registrato: certo un libro con pagine bianche e luminose e altre piene di scarabocchi e di tenebra. Mi piace pensare che tutto sia conservato in mani divine che hanno il compito di correggere, di riconciliare, di ripulire. Non un semplice archivio anonimo dove tutti i dati sono rintracciabili come in un enorme computer ma un semplice libro fatto di pagine dorate e conservate dalla grandi mani di Dio su cui continuamente si scrive. Certamente alcuni fatti e alcune persone avranno uno spessore differente ma comunque tutte dentro lo stesso libro che solo Lui sa vedere e comprendere fino in fondo.

Cerco di vivere la liturgia con una particolare attenzione, come luogo cioè dove misteriosamente si ritrova tutta la storia, piccola e grande, dentro il gesto del pane e del vino. In quella trasformazione della “materia umana” in “materia divina” noto la grande possibilità di ritrovare per ogni piccola realtà, il giusto tassello nel grande puzzle del creato. Capisco meglio il delicato e originale mestiere del prete: invocare lo Spirito perché la storia umana sia inserita nella grande storia di Dio, collocare tutto ciò che si incontra  nel pane e nel vino  e lasciare che tutto si trasfiguri. Credo allora che sia importante per me inserire ogni “filo d’erba” nel momento in cui, con tanti fratelli, vivo la liturgia.

Don Norberto