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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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I beni, la gloria e il potere (1ª domenica di Quaresima)

Il tempo “santo” (=diverso) della Quaresima (=i “40 giorni” che precedono la Pasqua) si apre subito su quello che é sempre stato al centro delle mire dell’uomo: i beni, la gloria e il potere. Che cosa ne pensiamo? Come ci comportiamo? anche noi siamo fra coloro che cercano “beni”, “gloria” e “potere” ?

Il “credente”, a cui é riservato questo tempo “santo”, é invitato a riflettere su queste realtà e a fare di questo tempo un tempo di riflessione e “conversione”, per riscoprire la “verità” delle risposte di Gesù a questo riguardo … per riconoscere che anche a noi é chiesto di “dare la vita”, sull’esempio di Gesù, rinunciando alla logica del potere e della gloria, usando solo dei beni necessari.

La Quaresima é un così invito a guardare la realtà (non semplicemente il nostro “peccato”), di cosa siamo fatti, a quali principi guidano le scelte della nostra vita personale, della famiglia, del comune, della regione, della nostra nazione, dei popoli … La “risposta” di Gesù é chiara, stabilisce che vi sono altri principi (il dono, l’accoglienza, la condivisione, la fraternità, …) su cui fondare le nostre relazioni, con gli uomini e con Dio; per questo le sue risposte, le sue Parole e la sua vita, interpellano non solo il “credente” ma “tutta” la realtà.

Matteo pone il brano delle “tentazioni” prima delle “beatitudini” e del “discorso della montagna”: l’ “uomo nuovo” secondo il Vangelo inizia da qui; da un atteggiamento chiaro nei confronti di ciò che da sempre ha determinato la reale “scala” di ciò che conta nella vita: beni, gloria e potere. Le risposte di Gesù ci danno l’occasione di interrogarci, riflettere e rimetterci “in cammino”. Buon cammino, buona strada, … e buona Pasqua (=passaggio)!

La citazione: “Impegno con Cristo” (Primo Mazzolari – 1943, pag. 102-103)

Molti di noi cedono alla tentazione di cambiare in pane le pietre del deserto, col pretesto che prima di tutto bisogna vivere.

Vivere a costo di perdere la “ragione di vivere”?
Chi intende rimanere fedele al vangelo e «adorare in ispirito e verità» deve credere e professare che il regno di Dio non viene quaggiù per opera delle forze di questo mondo. Egli dev’essere disposto a preferire la povertà alla ricchezza, la sola luce della verità agli orpelli delle false illuminazioni: e tra le forze, l’amore; tra i privilegi, il privilegio più pericoloso, la libertà.
Non v’è altra strada per salvare l’uomo dalla schiavitù spirituale, che gli viene imposta dagli idoli materiali ch’egli stesso si va costruendo; non c’è altra prova per dimostrare, a un mondo incredulo e riottoso, che il cristianesimo non invecchia.
Lo Spirito è fuori del tempo. In un’ora di quasi universale infedeltà all’adorazione «in ispirito» è l’unica garanzia del presente e del domani: che non si muore di povertà come non si muore di libertà, ma che si muore soltanto quando vien meno il coraggio di accettare in pieno l’avventura cristiana dell’adorazione in ispirito e verità.

Domenica 1.a di Quaresima – 25-26 febbraio
1.a lettura Isaia 57, 15-58, 4a: in un luogo eccelso e santo io dimoro
2.a lettura 2.a Corinzi 4, 16b – 5, 9: camminiamo infatti nella fede
Vangelo Matteo 4, 1 – 11: non di solo pane vivrà l’uomo