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La lettera del Vescovo:

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Aver fede (3.a domenica di Quaresima)

Se “aver sete” significa non essere arrivati ed essere attratti dalla “fonte”, “aver fede” significa, altrettano chiaramente, “discernere la strada” per arrivare alla “comunione” col Padre. La “fede”, contrariamente a quanto si pensa, non é “cieca” e tantomeno “obbediente”; mette al centro una “relazione” (quella con Dio) e si fa guidare dai “segni” che scorge lungo il cammino. Per questo Abramo é “padre” e modello del “credente”.

La liturgia di questa domenica restituisce la “fede” alla sua dimensione, che é quella della “storia” e del “cammino”; la “fede” si vede da ciò che si fa, non da quello che si pensa o si racconta …; la “fede”, soprattutto oggi, è “lasciare il passato” e muoversi verso il futuro.

Tutti ricordano Abramo come esempio; eppure nessuno sembra ricordare che Abramo “ha lasciato” il passato alle spalle, é uscito “fuori” e si è messo in “cammino” … Questo movimento é richiesto anche al “credente” di oggi, perché la “fede” (che é “sequela” del Signore), prende solo le mosse dal “passato” e va verso il “futuro” …

Per arrivare a celebrare la “Pasqua” (=passaggio) occorre fare nostro lo sguardo di Abramo e comprendere che il Signore non ci chiede di “conservare” il passato, ma di custodire la sua Parola, non ci dice “cosa fare” ma di fare ciò che abbiamo “ascoltato dal Padre”, non ci impone comportamenti ma di “conoscerlo” …

Abramo ci insegna a guardare alla vita, a riscoprire il senso della vita: solo a questa condizione c’è spazio per una “discendenza”. In questi nostri giorni, dagli orizzonti bassi e chiusi, il comportamento di Abramo allarghi i nostri confini e ci doni uno sguardo sul futuro. Se è vero che il Signore “ci sta davanti”, perché continuiamo a guardarci indietro?

La citazione: “Impegno con Cristo” (Primo Mazzolari – 1943, pag. 9-10)

IL NOSTRO IMPEGNO «Ecce ego, mitte me».

Ci impegnamo
noi e non gli altri
unicamente noi e non gli altri
né chi sta in alto né chi sta in basso
né chi crede né chi non crede.

Ci impegnamo
senza pretendere che altri s’impegni con noi o per suo conto,
come noi o in altro modo.

Ci impegnamo
senza giudicare chi non s’impegna
senza accusare chi non s’impegna
senza condannare chi non s’impegna
senza cercare perché non s’impegna
senza disimpegnarci perché altri non s’impegnano.

Sappiamo di non poter nulla su alcuno né vogliamo forzar la mano ad alcuno, devoti come siamo e come intendiamo rimanere al libero movimento di ogni spirito più che al sucesso di noi stessi o dei nostri convincimenti.
Noi non possiamo nulla sul nostro mondo, su questa realtà che è il nostro mondo di fuori, poveri come siamo e come intendiamo rimanere e senza nome.
Se qualche cosa sentiamo di potere – e lo vogliamo fermamente – è su di noi, soltanto su di noi.

Il mondo si muove se noi ci moviamo
si muta se noi ci mutiamo
si fa nuovo se alcuno si fa nuova creatura
imbarbarisce se scateniamo la belva che è in ognuno di noi.

L’ordine nuovo incomincia se alcuno si sforza di divenire un uomo nuovo.

La primavera incomincia col primo fiore
la notte con la prima stella
il fiume con la prima goccia d’acqua
l’amore col primo sogno.

Domenica di Abramo, 3.a di Quaresima – 10-11 marzo
1.a lettura Esodo 32, 7 – 13b: Ricordati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi.
2.a lettura 1.a Tessalonicesi 2, 20 – 3, 8: Ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore.
Vangelo Giovanni 8, 31 – 59: Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.