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Le impronte di male (le parole di ieri)

Dieci anni fa – dicembre 2002 
Sotto Natale fervono i lavori di pulizia delle case oltre quel “lavoro” che consiste nell’abbellire l’ambiente con addobbi festosi. Occupazioni belle e faticose, fatte anche con piacere in vista della festa e dei suoi riti: la gioia dei regali, i giochi dei bambini, gli incontri con gli amici, la Messa di mezzanotte… Quando però ci sono gravi problemi, tutto si svolge con molta difficoltà! In una casa dove, per esempio, la malattia dura da molto tempo oppure quando si scopre una malattia improvvisa, non viene quasi voglia di festeggiare! Quando un figlio si separa, oppure quando il proprio bambino non potrà nascere, tutto perde valore. Quando si prova una tragedia economica, un terremoto, un’alluvione, non si ha molto tempo per preparare la casa.

Alcuni di questi problemi arrivano al di là della nostra volontà, altri problemi invece credo che abbiano … le impronte del male. Sì, proprio del Male. Lui suona al campanello gentilmente per essere ospitato. Non si muove come un ladro buttandoci per aria la casa perché questo (molti ne sanno qualche cosa!) creerebbe la voglia di prenderlo a calci e mandarlo fuori!

Il male si infiltra quando si comincia a dire: “Ma cosa c’è di male?”. Pian piano prende possesso della casa, entra in sala, si stabilizza in cucina. E nei luoghi dove prima si dialogava ora si litiga, nei posti dove ci si guardava ora ci si ignora. Il male passa poi in camera da letto infilandosi tra uomo e donna e rovinando le relazioni familiari. Il signor Male (che sui documenti porta il nome di Satana, il tentatore) prende così possesso di noi, abitando nelle nostre case. La sua strategia è sottile ed intelligente, propria di chi conosce bene il mestiere.

Si inizia sempre dagli occhi, sotto forma di desiderio e allora si pongono gli sguardi su una donna per averla (oggi si dice anche per “farsela”); oppure gli occhi si pongono sul denaro, alimentando quel senso di onnipotenza che si prova contando i soldi o gli investimenti fatti.

Il Male poi prende la bocca, affinché si parli … male, si usi il doppio senso, l’ambiguità, il detto e non detto, la bugia e l’inganno. Così, con il passare del tempo, tutte le bugie, dette bene, sembreranno addirittura vere.

Il Male prosegue la sua opera toccando l’orecchio così da rendere le persone imbambolate e stordite per quello che ci dicono, quello che ci impongono o ci obbligano a pensare. “Se lo dice la TV…”, “Se lo fanno anche loro…”.

Infine il Male prende la mano attraverso la logica del possesso, dell’avere, del toccare, dello stringere bene stretto … così da distruggere la casa, il tetto coniugale, i figli e tutte le cose che una volta erano buone e che ora appaiono ostacoli nel raggiungimento dei propri obiettivi.

Se vogliamo essere pignoli, possiamo anche dire che l’olfatto (il naso) viene toccato, perché i profumi sono dolci, gli odori del benessere sono accattivanti, soprattutto se si respirano fuori casa, rispetto a quell’odore di chiuso dentro quella casa, dove esistono i figli, la moglie o i problemi della fine del mese. E quando il naso è rovinato si sente odore di marcio ovunque, anche se si resta all’aperto o se si entra in una chiesa.

Questa è la strategia del Male che, giorno dopo giorno, ci ruba la terra da sotto i piedi e sconvolge le cose più care che abbiamo. Ci toglie i sogni, la voglia di bene, ci toglie Dio, gli affetti e quel cammino verso la saggezza che è al fondo dei nostri anni. E mentre il Natale si veste di suoni e di luci, il male opera perché questa festività non ci risvegli, non ci faccia pronunciare la temibile frase: “Ma cosa sto facendo?”. Eppure qualcuno, proprio a partire da un Natale, ha sconfitto il male, mostrando come si deve fare per cacciarlo di casa

Don Norberto

Dieci anni dopo – maggio 2012
Al di là del contesto natalizio da cui era partita la riflessione, non posso che constatare il medesimo lavoro del Demone: in fondo perché dovrebbe cambiare modo di lavorare se questo … funziona benissimo? Mi sono avvicinato in questi anni a testi di autori antichi come i padri del deserto e ho ritrovato molta saggezza e attualità. Per esempio Evagrio Pontico, nato nel 345, che parla del male come del “demone che ci fa vivere in modo irragionevole”. E’ lo stesso a dare una lettura dei famosi vizi capitale che, prima di essere un tipo di gelati della Algida, sono caratteristiche dell’essere umano. Personaggi antichi ma illuminati da una luce speciale, si dimostrano profondi conoscitori dell’essere umano forse meglio di molti autori moderni. Parlare del male che è sempre al lavoro, non risentendo di nessuna crisi, è forse un tipo di analisi che il credente può fare per comprendere i comportamenti sociali.

Forse qualcuno non vuole proprio che si viva a immagine e somiglianza di Dio ed ecco che organizza una intelligente strategia per allontanare gli individui da questo legame. Nonostante le forze messe in campo dal buon Dio (dopo diversi uomini l’invio anche del figlio!), il male farà sempre di tutto per “fregarci con i guanti bianchi”. Non si spiegherebbe la trasformazione in negativo di tante promesse, di tante relazioni o di tante persone. Quando invece è lo spirito divino a prendere casa allora inizia l’opera di riordino, di ripulisti ed entra aria nuova, riportando l’originale alla sua bellezza. Assomiglia molto al paziente lavoro di un restauratore che riporta in vita decadenti affreschi; se poi il restauratore ha una mano divina, la vita diventa quella con la “V” maiuscola.

Credo che sia bello in questo tipo di lettura (anche per avere forza), aiutarsi insieme, discernere insieme e dare il nome alle cose che succedono in un amico, in una famiglia, in una comunità. Se è vero che la comunione allontana la divisione, c’è proprio bisogno di uscire dalle varie solitudini.

Don Norberto

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