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Quaresima 2018

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Foglio Quaresima

Esercizi spirituali nella vita corrente

dal 26 febbraio al 2 marzo 2018 - ore 15.30 Morosolo - ore 20.45 Barasso

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Le prime ore del giorno (le parole di ieri)

Ottobre 1999  – Tredici anni fa
I momenti della giornata che cerco di più sono quelli delle prime ore, quelle che mi portano ad aprire la chiesa alle “sette e mezza” e a ritrovare il silenzio nel momento in cui gli studenti prendono il pullman e le macchine vanno verso il lavoro senza farsi imbottigliare dal traffico. Solo tre anni fa non mi sarei immaginato di scrivere queste cose, conoscendo la fatica della levata mattutina dopo aver fatto le ore piccole la sera precedente, sempre per validi motivi ovviamente. Sarà per anzianità, sarà per dovere: sta di fatto che questo tempo “mattiniero” è diventato più ricercato e più amato.

Il silenzio della nostra chiesa, soprattutto quando non si celebra la Messa al mattino, è interessante per se stesso, perché riporta alle radici della propria vocazione e fa entrare nel mondo di Dio; porta verso il cielo le persone incontrate il giorno prima o quelle che si incontreranno in giornata.

Il silenzio della nostra chiesa appare accogliente nella scarna semplicità delle sue pareti, che si accompagna con la vastità dell’edificio. Il silenzio del mattino mi fa scorrere l’orologio senza che me ne renda conto, diversamente da quando misuravo il tempo per uscire di chiesa in fretta, e fare cose che ritenevo più concrete e pratiche, rispetto al rimanere tra le panche. Il silenzio di una chiesa vissuta, che molti di voi hanno contribuito a costruire; dove portate i vostri figli per essere battezzati; dove si celebrano le gioie di un matrimonio o le lacrime di un lutto; dove ci si scambia il “buon Natale” o la “buona Pasqua”; dove, qualche volte, capita di nascondersi alla ricerca di un po’ di pace. Una chiesa silenziosa che parla, che si riempie di voci che cerco di raccogliere per indirizzarle verso l’alto.

Una chiesa silenziosa dove anch’io sto solo e in silenzio, alla ricerca di quella Voce carica di tenerezza e di amore che commuove l’animo. E’ anche un stare in compagnia di amici di cui leggo la vita o gli scritti, che diventano tali anche se morti anni fa. Se non riuscissi a ritagliare questo spazio, mi mancherebbe qualcosa di essenziale, di cui oggi avverto il bisogno. Sono le stranezze di una stagione della vita che ama i colori “pastello” e i suoni “sussurrati”, tutte cose che si trovano facilmente in una chiesa aperta alla mattina, tra silenzio e penombra. Fin quando avrò il compito di custodire questo edificio, non perderò quei minuti in cui ci si risveglia insieme al buon Dio e a tutte le persone che si portano nel cuore.

Don Norberto

Giugno 2012 – Tredici anni dopo
Sono andato a riscoprire questo articolo perché mi permette di ritornare sul silenzio e su ciò che esso provoca quando lo si sente. Sabato 2 giugno sono stato nel duomo di Milano per l’incontro con il Papa previsto per i preti e le religiose.

Al di là dell’entusiasmo, quasi da stadio, con cui si è accolto Benedetto XVI all’ingresso del Duomo, volevo comunicare un momento particolare di quell’incontro che mi ha toccato nell’intimo e che è stato favorito proprio dal silenzio. Il Papa, arrivato all’altare, si è inginocchiato sull’inginocchiatoio predisposto. Nelle navate laterali erano collocati degli schermi per poter seguire la cerimonia. Bene, appena il Papa si è inginocchiato, è calato nel Duomo un silenzio assoluto. La cattedrale si è riempita di quel silenzio bloccando ogni rumore e ogni movimento. Un minuto circa in cui il silenzio era protagonista. Mi rendevo conto improvvisamente che lì c’era Pietro e che quel silenzio, così parlante, me lo indicava con chiarezza. Come se lo Spirito del Signore, facendo tacere tutto, rimetteva al centro Pietro nella figura di quell’uomo vestito di bianco.

Arrabbiato per come uomini di chiesa “trafficano” vuoi nelle vicende del Vaticano, vuoi negli affari o nel mondo del vizio, confesso che mi ero messo sul carro degli “indignati”, sostenuto da una stampa giustamente attenta a quei fenomeni ma anche molto dura nei confronti della Chiesa.  Quel silenzio mi ha riportato al Signore! Il rinnovamento può solo partire dal silenzio e dalla vita secondo lo Spirito che il mondo e parte della stampa, non può conoscere. Non è la prima volta che il silenzio mi fa vibrare l’animo: questa è stata una di quelle! Sono ritornato sul treno più sollevato non dalle parole pur belle che Benedetto XVI ha pronunciato, ma dal suono di quel silenzio che è passato tra le pietre e le colonne del Duomo! Forse tra quelle panche c’era anche la sofferenza di Dio nel vedere come i suoi discepoli stanno sciupando le straordinarie ricchezze divine: dico forse!

Don Norberto

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