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Incontro con Padre Alsabagh

Parrocchia di Masnago - 25 giugno 2018

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Festa patronale di Luvinate

dal 25 giugno al 2 luglio 2018

Programma

MONTE TRE CROCI

Pellegrinaggio e S. Messa - Sabato 30 giugno - partenza ore 8.00

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Siamo nati e non moriremo mai più

Spettacolo - 27 giugno 2018 - h. 21:00 - Chiesa di Luvinate

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Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Tante sono le mani (le parole di ieri)

Maggio 2004 – Otto anni fa
Leggevo la considerazione di un autore che ricordava come la creazione fosse avvenuta, per la Bibbia, attraverso la parola, mentre l’uomo venne creato dalle mani di Dio. La forza della parola crea la bellezza della creazione, ma sono le mani sporche di Dio che fanno l’uomo. Sappiamo che l’autore ha usato immagini e intuizioni particolarmente illuminate e che non possono essere verificate attraverso l’archeologia,
perché non siamo davanti a nessun reperto storico trovato in qualche grotta. Anche il pensiero delle mani di Dio non può avere un fondamento storico, ma rimane una immagine suggestiva che indica qualche cosa di bello e di allusivo.

Se all’inizio della creazione possiamo ritrovare il sudore di Dio nel lavorare il fango, ci accorgiamo che, nella vita concreta sono ancora le mani a “fare” la persona.

Il passaggio delle ore, piene di esperienze e di occupazioni casalinghe, sono mani che modificano la vita di ognuno; gli errori che facciamo e che ci mettono in difficoltà, sono altre mani che ci lavorano proprio quando c’è da rimettere a posto i cocci; i pensieri e le intuizioni che ci vengono durante la giornata, sono mani che ritoccano aspetti infantili della nostra personalità non del tutto cresciuti. Quante mani ci toccano, ci smuovono, ci trasformano! I cambiamenti possono anche essere anche al negativo ma, chi percepisce di essere argilla tra le dita di Dio, avverte la forza positiva in grado di farlo crescere.

Ci sono poi le mani degli altri che ci costruiscono. Sono le mani degli incontri dove si dialoga e si parla, facendo nascere una comunicazione di intenti e di cose vissute; ci sono le mani dell’amore capaci di modificare l’amato così che esca da quello che un noto psicologo chiama “il residuo di narcisismo adolescenziale”; ci sono le mani delle persone che, nella sofferenza o nella malattia, ci obbligano a rivedere i nostri criteri di vita magari superficiali. Numerose sono le mani degli altri che segnano, che lasciano una traccia!

Sono mani che lavorano il nostro corpo e la nostra anima, le nostre idee e la nostra sensibilità, i nostri comportamenti e i nostri sentimenti: l’argilla della nostra umanità.

In diverse occasioni si dice che “si è nelle mani di Dio”, per indicare una situazione in cui non comprendiamo quello che ci sta succedendo, pur affidandoci al buon Dio. “Sono nelle tue mani” dice l’innamorata a chi è davanti a lei e a cui consegna il proprio amore. Sentirci bene nella mani di Dio o in colui che ci ama, come quel fango a cui fu dato poi l’alito di vita.

Mi ha sempre affascinato il lavoro degli artisti di spiaggia, di coloro che con la sabbia costruiscono opere d’arte spesso grandiose ma, nello stesso tempo, così friabili. Solo una fotografia potrà testimoniare l’esistenza di quelle sculture, anche se possiedono un enorme valore per il fatto di essere state concepite dalla mente e dalle mani dell’artista.

Anche lo scultore divino è all’opera con la piccolezza della sabbia umana ma con una grande differenza: la stessa sabbia partecipa a questa opera insieme a tutti i granelli che sono le persone che incrociamo.

Che strano, abbiamo le mani e talvolta non le mettiamo a disposizione del Padreterno; siamo in contatto con numerose mani che ci stanno attorno e non le sappiamo valorizzare o ringraziare per quello che producono in noi.

Eppure basterebbe ricordare più spesso quel versetto della Genesi dove le mani callose di Dio sanno fare miracoli; basterebbe pensare che la mia persona è essenziale per la crescita dell’altro, tanto quanto l’altro è indispensabile per me. Mi sembra bello immaginare il mondo come l’incrociarsi di mani umane e di mani divine, tutte nell’atto di plasmare quello straordinario segno di Dio che è la nostra persona.

Don Norberto

Giugno 2012 – Otto anni dopo
Sento maggiormente le mie mani nel gesto di invocare lo Spirito Santo per dare il perdono di Dio o quando lo preggo sul pane e il vino perché ci sia il Corpo di Cristo! Mi è successo, qualche tempo fa,  di invidiare bonariamente una giovane mamma, di cui avevo celebrato il matrimonio, per i poteri che aveva nelle mani, poteri che portavano benessere ai vari pazienti che si rivolgevano a lei. Ero ospite da loro per una cena e mi sottoposi al calore delle sue mani senza nessuna paura. Tornando a casa, mentre ripensavo alla simpatica serata e a quel regalo che Eleonora aveva, ebbi una piccola illuminazione come se qualcuno mi dicesse: “Ma anche tu guarisci, perdoni, trasformi il pane in amore divino, unisci le persone al divino”. E’ stato un raggio di luce sufficiente per una scossa tale da rendermi conto di quello che mi era stato dato nel giorno della mia ordinazione. Quando si è all’inizio della vita sacerdotale, quando si è giovani, sono altre le cose che ci stanno a cuore e non ci si pensa più di tanto.  Nei giorni successivi ripensai alla bellezza delle mie mani e a quello che potevo fare in nome di Dio.

Ho cominciato così ad apprezzare i  gesti normali del prete, vivendoli con molta più umiltà proprio perché essi sono al servizio di colui che continua a plasmare l’argilla umana. Se nel libro della Genesi  è Dio stesso che opera, ora capisco che ci vogliono mani umane per proseguire l’opera di “ri-creazione”, perché di una nuova creazione si tratta quando si torna a vivere dopo gli errori fatti.

Certo vorrei che le mie mani fossero sempre pulite, vorrei che fossero sempre disponibili e pronte, messe in modo da indicare Lui e non altro. Colgo con amarezza la tragedia di un sacerdozio dalle mani zozze, che giocano nel vizio, nel denaro, nel sesso, del potere, mani incapaci di elevare in alto e portare verso la soglia del divino! Devo però ringraziare quanti hanno tenuto le loro mani nelle mie mani, perché non si sporcassero troppo: mi riferisco ai santi di cui ho letto gli scritti, a uomini e donne dello Spirito che hanno nutrito la mente e l’anima, a persone che oggi mi accompagnano dicendo: “Pregherò per te, non aver paura!”.  E’ bello sapere di essere insieme a tante mani che costruiscono, che ripuliscono, che amano, che lavorano, che portano il bene nei gesti che compiono. Mi piace sentirmi soprattutto nelle mani di Dio e sapere che Dio è nelle mie mani!

Don Norberto