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Con un paio di occhiali (le parole di ieri)

Aprile 2008 – Quattro anni fa
Per chi come me non ha mai portato gli occhiali, accorgersi che è ora di usarli segna un piccolo passaggio. Essendomi sempre vantato di avere una buona vista e di non avere bisogno di nulla, eccomi, come tanti, alle prese con un astuccio che spesso si lascia in giro per la casa. D’altra parte non potevo più prendermela con quelli delle “rubriche telefoniche” perché … scrivevano sempre più in piccolo gli indirizzi o con le tipografie dei giornali perchè … rimpiccolivano i caratteri! Era giunta l’ora di ammettere che si aveva bisogno anche di questi strumenti: in fondo l’età avanza e questo è uno dei segni che indica il passare degli anni.

L’uso di un paio di occhiali ti permette di leggere senza fatica un libro o il giornale e di non forzare la vista creando un certo disagio. E’ l’analogo disagio che si prova quando si va in un altro paese senza conoscerne la lingua.         Mi aveva colpito, tempo fa, il racconto di una maestra che era riuscita ad aiutare una sua alunna, che risultava lenta nell’apprendimento, per il fatto di essersi accorta che dal suo banco non ci vedeva bene. Bastò avvicinarla e poi fornirle un giusto paio di occhiali per risolvere un problema.

Ho potuto anche verificare come sia costoso attrezzarsi con le lenti. Mi accorgo solo ora di come queste spese incidano sul bilancio di una famiglia, soprattutto se ogni membro non ne può fare  a meno e si considera la perdita progressiva di diottrie.  Chiedo scusa di questa mia ingenuità che salta agli occhi di chi porta gli occhiali da tanti anni!

Viene spontaneo collegare questa “miopia” alla necessità di favorire negli altri la giusta visione delle cose e accettare che altri ci facciano vedere meglio. E’ come dire che bisogna essere un buon paio di occhiali per gli altri!

Allora l’usata parola “missionarietà” risulta concreta quando permetto che altri vedano meglio un loro problema, quando si riesce a togliere l’ansia, quando si facilita la giusta visione della vita. L’immagine di un paio di occhiali può servire a capire che talvolta non è necessario “spingere” per annunciare il vangelo, perché ci è chiesto di favorire l’azione dello Spirito che è già presente nel mondo e che agisce. Pretendere di essere indispensabili fa ritenere che gli altri siano sempre ottusi o ignoranti e che tutto debba dipendere da noi! Se invece partissimo dal presupposto che ognuno ha una “sua vista”, possiede una “propria apertura”, sembrerà più corretto sentirci piccoli strumenti “visivi” affinché ognuno veda meglio…

Con questo non voglio negare l’eventuale importanza di una missionarietà “schierata”, ma voglio solo affermare di sentirmi più a mio agio in questa immagine, quella appunto di un semplice paio di occhiali che libera dalla fatica, avvicina più che allontanare, mette a fuoco ciò che ad occhio nudo appare annebbiato.

Anche la figura del Maestro di Nazaret può essere compresa in questa “ottica”: non è forse lui che ci permette di vedere l’eterno, di mettere a fuoco che siamo fatti per il divino e che nulla, neppure la morte, ci impedirà di vedere faccia a faccia Dio stesso? Approfittare di questa possibilità mi sembra una cosa bella, anche perché questo tipo di occhiali è … gratis!

Don Norberto

Luglio 2012 – Quattro anni dopo
Non sono più nella situazione di essere a disagio con un paio di occhiali perché ora sono nelle condizione  … di non poterne più fare a meno! Fanno parte del mio look e sono essenziali se voglio leggere o scrivere. Cerco di tenerli sempre a portata di mano, sulla fronte, nell’astuccio o infilati nel cordino che tiene il crocifisso. Faccio così per non andare in panico soprattutto quando devo celebrare la Messa. Dovendo girare tra le varie chiese, mi capita di trovarmi senza occhiali. Mi dico:“Ed ora come faccio a leggere i testi del messale o gli appunti per la predica?”. Grazie a Dio nelle sacrestie o in chiesa c’è sempre qualcuno che porta occhiali analoghi ai miei e questo mi salva. Mi rendo conto di come delle lenti possano determinare l’agire di una persona. Come si faceva  nel passato quando l’uso delle lenti era riservato alle classi sociali più elevate?

Con l’andare del tempo anche nella vita interiore c’è il rischio di perdere la capacità di vedere “secondo lo Spirito”, di diminuire cioè le diottrie spirituali: niente di rotto ovviamente però … si vive male. Mi accorgo subito quando la cura del silenzio o della preghiera sono al minimo perché  aumenta il grado di nervosismo e di intolleranza: cosa è questo se non un abbassamento della vista?  La perdita della vista spirituale comincia quando si smette di guardare negli occhi il maestro, espressione che prendo quasi alla lettera, perché avverto che sia proprio così. Quando si sente di essere guardati dal buon Dio, anche la capacità di vedere la realtà diventa più nitida. Mi accorgo allora che le parole escono più sciolte, riesco a dire cose impensabili che stupiscono anche me. Intravedere meglio il mondo di Dio porta così a parlarne in un modo più chiaro e immediato.  E’ sempre Lui che mi mette occhiali giusti, grazie ad un testo che leggo o a un dialogo che avviene tra persone. I gesti del prete, nelle forme liturgiche  o in quelle più normali, assomigliano allora al movimento quasi meccanico di prendere gli occhiali, talvolta di farli scendere dalla nuca, altre volte dall’astuccio.

Davanti a ciò che non vedo o che non capisco mi succede improvvisamente una illuminazione ed esco dalla nebbia, mi diventa tutto più chiaro. Quando ciò avviene mi piace pensarlo come il simpatico gesto del Buon Dio che mi dice. “Prendi questi occhiali che ci vedrai meglio”. E se Dio fosse venuto sulla terra per darci finalmente gli occhiali giusti?

don Norberto 

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