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5° CONVEGNO domenica 14 ottobre 2018: quando il male s’insinua nella famiglia

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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PERCORSO FIDANZATI 2018 - 2019

PRIMO INCONTRO SABATO 13 ottobre ore 21.00 Parrocchia di Casciago

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Aggirare la sfortuna (le parole di ieri)

Marzo 2002 – Dieci anni fa
La sfortuna intesa come dea che ci vede (al contrario della fortuna che invece è dea bendata), non è mai stata vista da nessuno! Conosciamo però lo sfortunato, quella persona che subisce una serie di contrarietà o un complesso di circostanze sfavorevoli. Il poveretto viene consolato, per alleviare le sue fatiche, sapendo che potremmo essere noi al suo posto!

Anche chi non riesce a vincere al lotto o ai tanti giochi d’azzardo incentivati dallo Stato, dice di essere sfortunato, perseguitato da un numero che non esce. Ma la sfortuna dovuta al gioco è diversa da quella che si vive quando si infilano cose negative. Si tratta di incidenti piccoli o grandi, di malattie, di imprevisti, raggruppati sotto il termine “sfortuna” o un altro termine più popolare (sic!). Davanti ad una sfortuna che dura nel tempo, si spera che, come è venuta, presto se ne vada. Nessuno infatti la cerca, è abituata a venire per suo conto. Inoltre, proprio perchè la sfortuna si accanisce al di là della nostra volontà o dei nostri desideri, ci troviamo impotenti, incapaci di rimettere le cose per il verso giusto, quasi in balia del futuro.

Mi domando allora se, in qualche modo, non si riesca a combatterla o ad aggirarla, pur sapendo della concreta difficoltà. “Bisogna operare il bene… nonostante la sfortuna”, è questa una linea di pensiero che ho trovato in un libro. Un esempio: mi capitano diversi problemi fisici, dolori o acciacchi che toccano la mia persona. Bene, dico io, cercherò di trovare quel sorriso o quella serenità per non cadere nella depressione che farebbe il gioco… della sfortuna. Preoccupato sì, depresso, no! Fin quando resterò in quella situazione, decido di radunare le minime energie positive per non soccombere! Ancora: non riesco a concludere nessuna storia amorosa, quasi fosse una persecuzione. Bene, dico io, accetterò di vivere da single con più forza, battendo quel senso di tristezza che l’amica sfortuna vorrebbe che io avessi oppure mi attiverei di più per cercare nuovi agganci. E avanti di questo passo. Non voglio essere semplicistico nell’affrontare pesanti situazioni negative che incidono notevolmente sulla vita di ognuno, ma solo immaginare una via di uscita.

Perché non trasformare, per quanto dipenda noi, quelle situazioni che scombussolano la nostra rotta in una cosa positiva? Avendo in mano la chiave delle decisioni e delle scelte, perché non cercare di superare la sfortuna con un supplemento di bontà o di impegno? Così facendo potrei addirittura servirmi della sfortuna per aumentare la mia personalità, imparando ad essere bastian contrario rispetto ad essa e a quei fatti rognosi che ci tagliano le gambe. Una cosa analoga potrebbe averla vissuta anche il nostro amico di Nazaret, subendo una serie di contrarietà, pur “non avendo fatto nulla di male”. La sua bravura fu proprio nella scelta di non farsi mettere i piedi in testa da nessuno, neppure dalla morte, aggirando ogni forma di odio e di cattiveria con le armi del perdono. La sua sfortuna o le circostanze negative da lui vissute, si trasformarono in quella ricchezza divina che continuiamo ad ammirare.

La sfortuna non deve avere cioè l’ultima parola, dal momento che ogni persona è in grado (chi più, chi meno) di accettarla e combatterla con un supplemento di bravura e di bontà. Non cadremmo così nella trappola di vivere eternamente scontenti perché i nostri progetti non si sono realizzati… per colpa sua. Ma che importa, potrò sempre cambiare i vecchi progetti e accettare l’imprevisto, trovando la forza di rispondere con gesti di grande dignità umana a tutto quello che non funziona! Mi sembra bello infine ricordare che a Pasqua, proprio vedendo quel risorto, attestiamo che della sfortuna… ce ne possiamo fare un baffo!

Don Norberto

Agosto 2012 – Dieci anni dopo
Constato sempre di più la verità di questi pensieri quando riconosco persone che sono “testimonial” viventi, per come sono riusciti a trasformare tante esperienze spiacevoli capitate a loro. L’invito del Maestro: “Guarite i malati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni”, ha a che fare con quello che molte persone fanno.

E’ la reale possibilità che venga aggirata la sfortuna con l’irruenza del regno di Dio! Man mano che ci si impregna di una forza divina diventa quasi naturale trasformare le esperienze difficili. Non è un dovere o un impegno morale a guidare questi cambiamenti ma una logica differente che si impara ad usare, per cui molto risulterà quasi  spontaneo.

Pensare poi che la fede cristiana sia portatrice di fortuna è banale e sorpassato anche perché … nella realtà non succede così. Che la fede cristiana  sia però una buona strada per battere la sfortuna questo sì, questo è vero!  Come è possibile prendersela con la sfortuna che ci tartassa? Può servire imprecare contro tutto e contro tutti? Se la nostra situazione è così non possiamo prendercela con nessuno se non con chi … ci ha messi al mondo: ma credo che neppure loro ne abbiano colpa!  Trovare invece il piccolo varco per aggirare la sfortuna è il risultato di un nuovo modo di vivere la spiritualità.

Ecco quello che ho maturato maggiormente in questi anni e che riconosco essere la bellezza e la novità di una vita cristiana. E’ proprio vero che molte parole che si usano in predica, hanno bisogno del tempo per trovare la loro verità e risultare accordate come per le corde di una chitarra.

don Norberto