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La lettera del Vescovo:

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Ripartire: con il dono della Scrittura … (2ª domenica dopo il martirio di Giovanni)

Il cammino dell’uomo è fatto anche di doni: alcuni espliciti ed evidenti, altri nascosti, altri ignorati. Sta alla sensibilità di ognuno coglierli, riconoscerli e apprezzarli; al credente è chiesto un passaggio in più: “usarli”.

Per questo i “doni” che il Signore fa al suo popolo chiedono, innanzi tutto, il “ricordo”, l’uso della “memoria”: non basta “osservare” … occorre “ricordare”! In questo modo i “doni” non sono fine a sé stessi, ma sono parte di una “storia”, sono segni disseminati lungo il cammino e ci confermano non solo la gratuità del “dono” ma anche la sua “destinazione”. Il dono si fa così storia, strumento e nutrimento.

La liturgia di questa domenica è un gioioso invito a “ricordare” i “doni” di Dio e, fra tutti, la sua “parola”, conservata nelle “Scritture”. Ogni uomo che si mette in cammino ha bisogno di orientarsi, di capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, di ciò che è fonte di gioia e vita e di ciò che è illusione … I “doni” a cui il credente deve porre attenzione e che è chiamato a custodire non sono le “cose”, ma le “relazioni” e fra queste, in primo luogo, quella con Dio; essa diventa luce e guida in tutte le altre relazioni, perché l’uomo, secondo la Scrittura, è “sua immagine”.

Non ci sorprenda, quindi l’importanza che la Chiesa ha ridato alla “Scrittura” a partire dal Concilio Vaticano II: la “parola”, che si è fatta storia dell’uomo con l’incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù di Nazareth, è guida al cammino del credente, è luce lungo la strada, è “dono” concreto.

Per questo la Chiesa, quando celebra la Messa, si ritrova intorno alla mensa della “parola” e dell’ “eucarestia”. Impariamo ad accogliere, a custodire e a far “risuonare” in noi la “parola”: essa ci custodirà e orienterà sempre nel cammino dei giorni.

La citazione: “In principio la Parola” – lettera pastorale di Carlo Maria Martini per l’anno 1981-1982, pag. 81-82
Occorre che il primato della Parola sia vissuto. Ora esso non lo è. La nostra vita è lontana dal potersi dire nutrita e regolata dalla Parola. Ci regoliamo, anche nel bene, sulla base di alcune buone abitudini, di alcuni principi di buon senso, ci riferiamo a un contesto tradizionale di credenze religiose e di norme morali ricevute. Nei momenti migliori sentiamo un po’ di più che Dio è qualcosa per noi, che Gesù rappresenta un ideale e un aiuto. Al di là di questo, però, sperimentiamo di solito ben poco come la parola di Dio possa divenire il nostro vero sostegno e conforto, possa illuminarci sul «vero Dio» la cui manifestazione ci riempirebbe il cuore di gioia. Facciamo solo di rado l’esperienza di come il Gesù dei Vangeli, conosciuto attraverso l’ascolto e la meditazione delle pagine bibliche, può diventare davvero «buona notizia» per noi, adesso, per me in questo momento particolare della mia storia, può farmi vedere in prospettiva nuova ed esaltante il mio posto e il compito in questa società, capovolgere l’idea meschina e triste che mi ero fatto di me stesso e del mio destino.
La Messa domenicale passa spesso sulle nostre teste senza riempirci il cuore e cambiare la vita. Ci sembra che la parola di Dio e la cronaca quotidiana costituiscano come due mondi separati. La nostra vita potrebbe riempirsi di luce al contatto prolungato e attento con la Parola, e noi invece la trascorriamo in una penombra pigra e rassegnata.
Perché non scuoterci, darci da fare affinché i tesori che abbiamo tra le mani siano resi produttivi? Nell’agire quotidiano, anche se moriamo di fatica, non chiamiamo spesso a raccolta se non una magra percentuale delle nostre reali capacità espressive e operative. Perché non accettare di sperimentare come le nostre possibilità latenti e inoperose vengano scosse, riordinate e rese esplosive per l’azione dall’appello misterioso e penetrante della parola di Dio?
Ecco il frutto che mi attendo da questo programma pastorale, lo stesso che si attendeva il Concilio concludendo la Costituzione «Dei Verbum»: “Come dall’assidua frequenza del mistero eucaristico si accresce la vita della Chiesa, così è lecito sperare nuovo impulso di vita spirituale (cioè di vitalità operante mossa dall’energia dello Spirito) dall’accresciuta venerazione della parola di Dio che «permane in eterno»” (“Dei Verbum”, n. 26).
Domenica 2ª domenica dopo il martirio di Giovanni – 8-9 settembre
1.a lettura Isaia 63, 7-17: Voglio ricordare i benefici del Signore
2.a lettura Ebrei 3, 1-6: Voi che siete partecipi di una vocazione celeste, prestate attenzione a Gesù
Vangelo Giovanni 5, 37-47: Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me