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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Ripartire: con il dono dello Spirito … (3ª domenica dopo il martirio di Giovanni)

Il cammino liturgico, con l’esempio di Giovanni, ci sollecita a riprendere il cammino e a ripartire “da Dio”, dai suoi doni: essi ci precedono, vengono prima e sono “gratis” (non sono quindi condizionati: se … allora …). Proprio per questo hanno bisogno di essere accolti e poi utilizzati.

Un dono grande è il dono dello Spirito: esso, come la Scrittura di domenica scorsa, viene direttamente da Dio ed incrocia la vita degli uomini, non solo dei credenti. Accoglierlo diventa così esercizio di discernimento e occasione di respirare a “pieni polmoni”, di allargare gli orizzonti, di fare nostro lo sguardo di Dio sull’uomo e sul mondo.

La Scrittura ha sempre associato lo Spirito Santo al “soffio”, all’aria, a ciò che non si può ne’ fermare, ne’ contenere, ne’ raccogliere … Non è solo metafora ma un modo bello e concreto di ricordarci che il progetto di Dio va sempre “oltre”, non ha confini; il suo orizzonte non è fermo a ciò che vede, non nega la possibilità di cambiare, è invito a “ri-nascere”.

Anche per questo la Tradizione della Chiesa ha sempre riconosciuto (a cose fatte) l’ “azione” dello Spirito dietro tanti passaggi della storia dell’uomo e della Chiesa: l’agire dell’uomo, infatti, rischia sempre di “fissare” le situazioni e ritenerle immutabili (come se venissero da Dio e non fossero semplicemente il nostro modo di conservare usanze e tradizioni …). Le situazioni e i contesti, invece, cambiano: occorre allora lasciarsi illuminare dallo Spirito, “ri-nascere” recuperando ciò che è all’origine (le motivazioni) e dare nuova forma al nostro operare.

Questo esercizio è richiesto prima al credente e quindi alla Chiesa. Il Signore si rivolge a noi come “figli” e l’essere “figli” ci rende Chiesa (non viceversa); ne consegue che solo facendo fruttare i doni dello Spirito (personalmente) rendiamo possibile la testimonianza della Chiesa. Ed è un esercizio “bello”, al punto che al “nuovo” concorrono anche uomini che non rientrerebbero (con i nostri canoni) nei confini …

“Manda il tuo Spirito, Signore, e rinnova la faccia della terra”.

La citazione: “Tre racconti dello Spirito” – lettera pastorale di Carlo Maria Martini per l’anno 1997-1998, pag. 23-25
Non è facile parlare dello Spirito santo: è invisibile ed è dappertutto, pervade ogni cosa ed è al di là di ogni cosa. Tutto ciò che di bello e di positivo avviene nel mondo è opera sua. Ma per parlare di lui la cosa più facile è lasciar parlare lui, ascoltare il suo racconto.

La dottrina teologica si è messa in ascolto di quanto racconta lo Spirito e ha trovato tante verità profonde da dire sulla sua vita come persona della Trinità, come colui che con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato. Rimandiamo per questo all’enciclica “Dominum et vivificantem“, alle pagine del “Catechismo della Chiesa cattolica” e di “La verità vi farà liberi“. Qui vorremmo dire qualcosa che parte dal racconto 1. di ciò che è e fa lo Spirito per Gesù; 2. di ciò che lo Spirito è e fa per l’uomo; 3. di ciò che lo Spirito è e fa per il mondo.

1. Ciò che lo Spirito è per Gesù traspare dalle parole ascoltate da Giovanni Battista presso il fiume Giordano: «L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo». Parlare dello Spirito santo è parlare di un uomo su cui lo Spirito è disceso in pienezza, rimane, dimora, riposa, si trova a suo agio come a casa sua. «Lo Spirito del Signore è sopra di me» dirà Gesù all’inizio della sua missione. Lo Spirito ha espresso se stesso “al meglio” nella vita di Gesù, il figlio del Padre, che grida “Padre” nella esultanza dello Spirito. Lo Spirito di Gesù è lo spirito di figliolanza.

2. Parlare di ciò che lo Spirito santo è “per l’uomo” è parlare di ciò che egli compie in ciascuno di noi per farci essere e vivere come Gesù, cioè da “figli”, e nel suo agire negli uomini per farli essere “Chiesa”, cioè una cosa sola in Gesù, il “corpo” di Gesù. Lo Spirito non fa altro in noi che conformarci a Gesù, renderci come lui “figli” del Padre che è nei cieli, permetterci di gridare “Abbà”.

3. Ciò che fa lo Spirito “per il mondo” può essere letto nelle parole del Signore a Paolo che si sentiva solo e abbandonato a Corinto: «Io ho un popolo numeroso in questa città”. Parlare dello Spirito santo è riconoscere la sua azione nel cuore di ogni uomo, nel cuore delle nostre città e della nostra storia, per suscitare in esse persone e gruppi che siano come Gesù, che come lui pensino, agiscano, soffrano da veri figli di Dio e come lui donino la vita per i fratelli.

Domenica 3ª domenica dopo il martirio di Giovanni – 15-16 settembre
1.a lettura Isaia 32, 15-20: In noi sarà infuso uno spirito dall’alto
2.a lettura Romani 8, 5b-11: L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato
Vangelo Giovanni 3, 1-13: Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito