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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Ripartire: con il dono dell’Eucarestia … (4ª domenica dopo il martirio di Giovanni)

La vita dell’uomo, normalmente, non prescinde dalla “tavola”: essa non è solo il luogo in cui si mangia ma è, fin dalle origini, il luogo della conoscenza e della relazione, che passa anche attraverso il cibo. Basta osservare un bimbo, per capirne l’importanza! Occorre partire da questa osservazione, talvolta ignorata e disattesa, per comprendere la liturgia di questa domenica.

Anche la relazione dell’uomo con Dio passa dal mangiare, dal comunicare, dal vivere in comunione: l’Eucarestia non è allora solo un “segno” o un “simbolo”, ma “cibo” del “cammino”, esperienza di condivisione, prospettiviva di dono … sulle orme del Signore Gesù.

Occorre riscoprire (e celebrare) questa realtà, che tocca la vita dei credenti e di tutti gli uomini: Dio si fa nostro commensale e si dona a noi come cibo, come nutrimento, come esempio di chi “dona la vita” … e ci insegna a fare come Lui. Così partecipare alla sua tavola è invito all’ascolto, alla comprensione, ad essere “parte con Lui”; per questo la Chiesa, nella Messa, mette insieme la Parola e l’Eucarestia. Essa dice ciò che siamo chiamati ad essere, ma anche ciò che siamo fin da ora e ciò che saremo. Sta a noi prenderla sul serio!

L’Eucarestia si fa così invito a riscoprire tutte le relazioni che stanno attorno ad una “tavola”: ognuno di noi, nelle persone che incontra, nella cura che pone al cibo che prepara per sè e per gli altri, esprime l’attenzione e la ricerca di una “comunione” che va oltre, si allarga, si fa orizzonte e progetto per “camminare insieme”. E’ quello che Dio fa con l’uomo e sta a noi accogliere il dono e vivere per “dare la vita”.

La citazione: “Attirerò tutti a me” – lettera pastorale di Carlo Maria Martini per l’anno 1982-1993, n. 8
Il messaggio che si vuole comunicare, malgrado la molteplicità delle sue implicazioni, è in fondo molto semplice ed è da sempre presente nella religiosità tradizionale. Ogni fedele sa che, mentre il cibo materiale si trasforma nell’organismo di chi lo assume, Gesù nell’Eucaristia conforma a sé chi si nutre di lui: “chi mangia la mia carne dimora in me e io in lui; colui che mangia di me, vivrà per me” (Gv 6, 56-57).
Questa verità, operante a livello individuale il cristiano che si comunica si trasforma nella linea del sentire e dell’agire di Cristo, assume comportamenti evangelici ecc.), non è stata ancora sufficientemente approfondita nelle sue conseguenze per la comunità. Il cibo eucaristico fa dei molti un solo corpo, il corpo di Cristo, nello Spirito Santo.
Essa dunque configura nel tempo un popolo che esprime a livello sociale, e non solo individuale, la forza dello Spirito di Cristo che trasforma la storia. Fa dell’umanità un popolo nuovo, secondo il disegno di Dio.
L’Eucaristia attua così nel mondo il Regno non per la forza dell’uomo, ma in virtù dell’agire dello Spirito del Risorto. Mettere l’Eucaristia al centro vuol dire riconoscere questa forza plasmatrice dell’Eucaristia, disporsi a lasciarla operare in noi non solo come singoli, ma anche come comunità cristiana, e accettare le condizioni e le implicazioni di questo evento unico e rivoluzionario che è la Pasqua immessa nel tempo dell’uomo.
Domenica 4ª domenica dopo il martirio di Giovanni – 22-23 settembre
1.a lettura 1° libro dei Re 19, 4-8: Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
2.a lettura 1° Corinzi 11, 23-26: Fate questo in memoria di me.
Vangelo Giovanni 6, 41-51: Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.