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La lettera del Vescovo:

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I titoli di coda (le parole di ieri)

Aprile 2007 – Cinque anni fa
Quando si va al cinema con un po’ di calma e la storia raccontata sullo schermo “prende”, non si esce subito dalla sala ma si lascia che scorrano  i titoli di coda. Negli ambienti cinematografici si dice, tra l’altro, che l’ultima parte di una pellicola, piena di nomi e con la presenza della musica, serve per rallentare e calmare le emozioni e i sentimenti che si sono sviluppati durante le due ore di spettacolo. Diversamente la brusca interruzione o l’uscita repentina dalla sala, riportano troppo velocemente alla realtà, come quando ci si sveglia di soprassalto o siamo chiamati di notte da una telefonata o dal pianto di un bambino.

Normalmente non si dà molta importanza ai titoli di coda mentre più nobili appaiono le immagini di apertura dove si riportano i nomi dei protagonisti, del produttore e del regista con quella musica accattivante che introduce  nella vicenda. Eppure quante persone concorrono alla realizzazione di una pellicola, quanti lavori e professionalità magari a noi sconosciute, sono necessarie perché si possa raccontare una storia! La recente rassegna cinematografica svolta nella nostra città mi permette di partire proprio dai comportamenti che abbiamo quando entriamo semplicemente in un cinema.

La vita cristiana, lo sappiamo, è il contatto intimo che misteriosamente avviene tra la singola persona e il Signore risorto, ma sono molte persone e le circostanze che concorrono a questo evento: da chi pulisce la chiesa a chi offre una mano per il catechismo: da chi scrive dei pensieri a quanti si scambiano opinioni sul sagrato della chiesa; da chi presta il suo tempo a chi si fa intercessore con la malattia o la sua fede. Ragionare ancora una volta sui quaranta anni della parrocchia porta inevitabilmente a considerare tanti percorsi di fede, grazie a molte persone che hanno dato una buona testimonianza perché si realizzasse l’opera d’arte che sta nel “contatto vivo” con quell’uomo uscito dalla tomba vivo.

Pensare al grande numero di persone che nei tempi passati hanno favorito la crescita di una parrocchia ci fa bene, così come riconoscere il lavoro e il silenzio delle persone di oggi ci permette di capire meglio il valore della vita cristiana, dove una parte rilevante sta nell’intuito e nella mano del grande regista divino, ma dove appaiono importanti gli operai del suo regno. In molti campi si dice che sia necessario il gioco di squadra: perché non considerare lo stesso lavoro di equipe del passato e del presente per la storia di una comunità?

Alla fine conta che le chiese siano aperte, che siano rilevanti i credenti, che ci siano comunità accoglienti che offrano ad altri la possibilità di conoscere il vangelo o di recuperare una religione perduta o magari addormentata. Lo scorrere di questi pensieri qui scritti, rallentano e rappacificano un atteggiamento ansioso che abbiamo nel considerare quante cose si possono fare e quante poche forze esistono. Permane sempre nella Chiesa un filo di disfattismo o di pessimismo che umanamente è comprensibile se ci paragoniamo “ai bei tempi”, ma che non possiamo tenere troppo, proprio perché il regista divino non abbandona mai il set cinematografico e molti sono al lavoro per realizzare questo film che, in senso stretto, si chiama “Regno di Dio”.       Possiamo così considerare la parrocchia come un grande cantiere in cui si corregge ciò che non va, ci si apre al nuovo che avanza, si fa tesoro di quello che è antico. Ecco perché viene spontaneo dire: “Meno male che, come per il cinema, la parrocchia possiede i… titoli di coda”.

Don Norberto

Ottobre 2012 – Cinque anni dopo
Domenica 30 settembre, in occasione dell’inizio dell’anno pastorale, durante la messa sono state invitate le persone ad alzarsi in piedi mano mano che venivano chiamate.  Si invocava la benedizione del Signore sui  vari membri dei gruppi che operano in parrocchia: consiglio pastorale, consiglio affari economici, catechiste, seniores… Mi è tornato alla mente questo articolo scritto anni fa a proposito di coloro che sono nei “titoli di coda” di una parrocchia e che permettono che essa operi ed esista. Tra di loro non dimentichiamo coloro che sono bloccate in casa e possono solo pregare ed offrire le propria sofferenze “per il bene della anime”: preziosi nomi nei titoli di coda! Qualche domenica fa don Stefano, a proposito del seminario e della clausura, ha ripreso l’immagine di un giardino che,  in una città, è a vantaggio della salute di tutti, per il fatto di esserci. Così sono, si diceva, i monasteri di clausura ma forse anche coloro che con la loro piccola opera, attiva o silenziosa che sia,  producono aria buona per tutti. Una lettura “spirituale” della realtà e della Chiesa mostra ciò che normalmente non si nota, appunto i titoli di coda su cui sono scritti una innumerevole serie di nomi che nessuno mai conoscerà o salirà alla ribalta. Per usare un’altra immagine, che a me piace molto, possiamo riconoscere quei nomi scritti nel cielo, tra l’azzurro e i santi. Così è lo Spirito: dà valore ad ogni cosa e ad ogni persona secondo lo stile del Regno che è differente rispetto alla nostra umana mentalità.

Don Norberto

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