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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Ripartire: accogliendo la logica di Dio … (6ª domenica dopo il martirio di Giovanni)

All’inizio di un anno è utile porsi degli obiettivi, definire le strategie e le modalità per raggiungerli, cercare di far incontrare la realtà con le proprie speranze … In questo contesto la Parola di questa settimana ci invita ad accogliere, e a fare un po’ di posto nei nostri “piani”, alla “logica di Dio”.

Ogni educatore sa che trattare tutti allo stesso modo, prescindendo dalla situazione reale, non è operazione di “giustizia” … Questa deve sempre partire dalla situazione concreta e non cerca di farci tutti “uguali”; la “logica di Dio” è molto vicina a quella dell’educatore! Occorre quindi indagare questa “logica”, che chiama al suo “servizio” (nella vigna, immagine biblica per eccellenza) e non fa distinzione di “compenso” …

Quante volte applichiamo anche al Signore la logica del compenso: se io faccio, tu fai …
se tu fai, io faccio. E’ la logica della ricompensa e della remunerazione, in cui viviamo quotidianamente, che ci porta a non comprendere e a non capire la “gratuità”, il “dono”, ciò che ci viene dato non perché siamo buoni o bravi, o per il contraccambio che daremo … ma solo come “dono”, gratuitamente.

Occorre che questa logica, che guarda all’uomo a prescindere dall’ora (in cui è giunto a cercare lavoro) e dalla consapevolezza (con cui lavora nella vigna), torni a guidare i nostri passi: così come domenica scorsa ci siamo incontrati con il Dio misericordioso che si è fatto “prossimo” a noi in Gesù (invitandoci a “farsi prossimo”), così oggi siamo chiamati a riconoscere il “dono” con cui il Signore si dà a tutti (invitandoci a fare altrettanto).

Aprirsi alla dimensione del “dono” è anche riconoscere l’azione “educatrice” di Dio, che ci invita ad allargare lo sguardo, e i nostri “piani”, per far posto a Lui, in tutte le situazioni.

Buon cammino!

La citazione: “Dio educa il suo popolo” – lettera pastorale di Carlo Maria Martini per per il biennio 1987-1989, pag. 55-58
1. Dio è il grande educatore. Perciò nessun altro è protagonista. Anche la Chiesa deve leggere se stessa come realtà a servizio di Dio. Anzi, la prima maniera di vivere questo servizio è quella di testimoniare che essa stessa si lascia educare, che è docile, attenta e ubbidiente a Dio. Come Maria, con la stessa umiltà, sicurezza, pace interiore.

2. L’intenzione di fare dell’uomo la sua immagine e dell’umanità il suo popolo, ha condotto Dio a rivelarsi e, addirittura, a incarnarsi in Gesù e a effondere il suo Spirito. La fede in questo Dio così impegnato a far crescere l’uomo non può non contagiare il credente e la Chiesa intera, e far nascere nel cuore il senso vivo dell’urgenza di educare e il gusto di cooperare con Dio in una impresa di grande bellezza, come quella di rendere l’uomo pienamente uomo.

3. Dio è così coinvolto nel suo impegno per l’uomo che la Bibbia non teme di indicare il suo amore con il termine gelosia (cf. Esodo 32, 12; 36, 22; Isaia 48, 11); Gesù conosce l’esultanza (cf. Luca 19, 41); Paolo non ha vergogna di dare l’ultimo saluto ai suoi ricordando fatiche e lacrime per l’annuncio del vangelo (cf. Atti 20, 17ss).

Quale Chiesa potrà educare, se non una Chiesa appassionata, che non si lascia “tagliare le gambe” dalle delusioni, che non “smonta mai” dal suo turno di lavoro, che di fronte agli indifferenti non riesce a dire “si arrangino”? Quale Chiesa potrà formare persone e comunità, se non quella che conosce l’attesa, l’angustia, il tormento, l’esultanza, la pace dell’apostolo?

4. Dio ha un progetto sull’uomo e tale disegno chiama in causa, oltre alla sua, la libertà dell’uomo. Perciò, se noi pensassimo al progetto trascurando il fattore libertà, ci esporremmo al rischio dell’astrattezza; se pensassimo alla libertà dimenticando il progetto finiremmo nella inconcludenza. L’arte di educare è propria di chi sa far convivere progetto e libertà. A questo è chiamata la Chiesa educatrice.

5. Dio non ha voluto evitare al suo popolo esperienze di povertà come quella del deserto, ma ve l’ha condotto e gliel’ha fatto attraversare. Così l’ha svezzato e gli ha dato coscienza della propria identità. E nella vicenda personale di Gesù, da Betlemme al Calvario, è chiaro che Dio ritiene necessaria la povertà del suo Figlio che, da ricco che era, si fece povero per noi, perché diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà (cf. 2 Corinti 8, 9).

Potrà essere un altro lo stile dei collaboratori di Dio e di Cristo?

6. Dio s’immerge nel fiume della storia scontrandosi con le mille contraddizioni e le tante fatiche e debolezze dell’uomo. Ama, d’amore preveniente e paziente, ma nello stesso tempo esprime con forza la sua correzione.

Educa dunque una Chiesa misericordiosa, che sente risuonare per se stessa l’invito: “Consolate, consolate il mio popolo” (Isaia 40, 1); e una Chiesa che si converte, e può così proclamare alto il grido: “Convertitevi e credete al vangelo” (Marco 1, 15).

7. Mettiamoci dunque di fronte alla comunità divina, al Dio Trinità, primo soggetto unico e plurimo dell’educazione. Osserviamo – vangelo alla mano – la cura con cui Gesù educa il gruppo dei discepoli e lo carica della responsabilità comunitaria di andare ad annunciare e a battezzare.

Prenderemo coscienza che lo strumento storico essenziale di cui Dio si serve per educare i suoi figli non potrà essere che quel fiume ininterrotto della tradizione vivente, che si chiama Chiesa. Ci disporremo a praticare l’educazione cristiana, anche quella che vede in campo il singolo apostolo nell’incontro con il singolo possibile discepolo; essa è – sempre e in mille modi l’educazione della Chiesa, che fa la Chiesa.

Ciò esclude individualismi e personalismi, ma non tollera nemmeno – pena lo snaturamento dell’educazione cristiana – disattenzioni nei confronti dell’opera primaria del maestro interiore e della irrepetibilità di ogni persona.

Domenica 6ª domenica dopo il martirio di Giovanni – 6-7 ottobre
1.a lettura Isaia 45, 20-24a: Volgetevi a me e sarete salvi, voi tutti confini della terra.
2.a lettura Romani 13, 8-14a: Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.
Vangelo Marco 13, 1-27: Andate anche voi nella vigna: quello che è giusto ve lo darò.