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La lettera del Vescovo:

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Ripartire: missionari, perché “battezzati” … (1ª domenica dopo la dedicazione del duomo)

La liturgia di questa domenica ci offre l’occasione di riflettere non tanto sul “compito” missionario della Chiesa e dei credenti, ma sulla “natura” missionaria del Corpo di Cristo.

E’ il Signore che guida, ieri come oggi, i passi dell’uomo e dei credenti; a coloro che lo seguono ed ascoltano la sua voce (come ci è stato ricordato domenica scorsa) offre l’occasione di condividere la stessa missione del Figlio, Gesù: “andate in tutto il mondo ed annunziate il Vangelo a ogni creatura”.

L’invito ci fa subito pensare al “compito”, a quello che dobbiamo “fare”: in realtà serve a mettere in luce quello che siamo, come sono fatti “coloro che credono” … ed è a questo che dobbiamo porre attenzione. La missione non è un “compito”, ma è una “conseguenza” …

Più volte la Scrittura si sofferma sulla modalità dell’azione di Dio per farci entrare in sintonia con essa, per essere pronti a cogliere il suo invito: non ci sfugga l’invito che lo Spirito fa a Filippo di “avvicinarsi al carro” dell’eunuco, o il rimprovero di Gesù ai discepoli che “non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto” … La “missione” non è una nostra iniziativa o un nostro “compito” … è solo il modo con cui ci rendiamo disponibili a rendere “testimonianza” al Risorto, quando ci comportiamo da “figli della luce”. E’ questo quello che ci viene richiesto … e che i doni del Risorto ci consentono di essere: “figli di Dio”.

Buon cammino!

La citazione: “Partenza da Emmaus” – lettera pastorale di Carlo Maria Martini per per l’anno 1983-1984, pag. 25-28
[9] L’invio dei discepoli in missione durante il ministero messianico di Gesù in Galilea è un dato presente in tutti e tre i vangeli sinottici: Mc 3,13-19; 6,7-13; Lc 6,12-16; 9,1-6; 10,1-20; Mt 10,1-42. Mentre riferiscono le parole di Gesù, gli evangelisti hanno davanti agli occhi l’azione missionaria delle comunità cristiane a cui appartengono. Sono quindi portati a vedere in questa prima missione dei discepoli nei villaggi della Galilea il fondamento e il paradigma di ogni successiva missione della Chiesa. Soprattutto Matteo, che ha un testo molto più ampio degli altri due evangelisti, sente il bisogno di ordinare le parole rivolte da Gesù ai primi discepoli in una specie di “manuale” per ogni discepolo mandato in missione: perciò raccoglie in questo contesto parole che Marco e Luca collocano in contesti diversi. 

Cogliamo alcuni elementi essenziali, particolarmente significativi per la nostra situazione.

a) Gesù rivela la chiara volontà di associare gli uomini alla missione ricevuta dal Padre. Gesù quindi ha stima e fiducia per la libertà umana che è chiamata a collaborare all’annuncio del Vangelo.

Ma si tratta appunto di chiamata, di associazione, di collaborazione. Il discepolo interviene come discepolo, cioè con una libertà che è interiormente animata e normata dalla volontà del Maestro. I discepoli devono fare le stesse cose che ha fatto Gesù. E’ lui che liberamente li sceglie e li invia. Per meglio sottolineare questo fatto Matteo presenta come introduzione al discorso missionario la chiamata dei dodici (10,1-4): la missione della Chiesa deriva da Gesù e si compie sotto la guida dei dodici designati da Gesù.

b) I vangeli sono molto sobri nel riferire le cose che i discepoli devono dire. Si accenna al Regno che si è fatto vicino: con la venuta di Gesù la volontà amorosa e misericordiosa di Dio è qui, in mezzo agli uomini, per guarire, perdonare, portare pace. L’insistenza maggiore è posta però sul come i discepoli devono comportarsi: i contenuti profondi del Regno vengono rispecchiati nel nuovo stile di vita dei suoi annunciatori. Il nuovo stile comporta alcuni atteggiamenti nitidi e irrinunciabili.

Viene raccomandata una attenzione preferenziale, una tenerezza operosa per i malati, i poveri, i lebbrosi, gli indemoniati.

I poteri miracolosi di Gesù vengono estesi ai discepoli, ma soprattutto va estesa a loro la compassione di Gesù per la gente povera e sofferente: è ancora Matteo che sottolinea questo aspetto, collegando direttamente la chiamata e la missione dei dodici con la compassione di Gesù per la folla (9,35-38).

Il comportamento dei discepoli deve ispirarsi a sobrietà, essenzialità, povertà nel cibo, nel vestito, nelle esigenze quotidiane e nelle relazioni interpersonali. Il Regno è un fatto così importante e prioritario, che tutte le altre cose passano in secondo piano. Questa volta è Luca, solitamente molto sensibile al tema della povertà, a fare le sottolineature più vigorose (9,3).

La missione deve svolgersi in un clima di gratuità e di disponibilità. I discepoli devono essere pronti a dare tutto senza badare al contraccambio. Devono quindi essere pronti a tutto. Il Regno, infatti, consiste nell’amore gratuito con cui Dio si mette liberamente a disposizione dell’uomo, senza riserve e senza condizioni.

c) La misura estrema della povertà e della disponibilità si ha nella capacità di sopportare contrasti e rifiuti. Tutti i vangeli preannunciano la possibile ottusità a cui i discepoli vanno incontro. Ma è ancora Matteo che, ispirandosi alle persecuzioni incontrate dalla Chiesa primitiva, sottolinea con forza questo aspetto e riporta alcune parole di Gesù riferite da Marco e Luca in altri contesti: i discepoli devono aspettarsi dolori e persecuzioni, seguendo la sorte del loro Maestro (10,16-25); ma non devono avere paura: lo Spirito parlerà in loro (10,19-20) e il Padre li custodirà (10,24-31); essi devono solo preoccuparsi di essere fedeli pubblicamente e coraggiosamente alle esigenze radicali del Vangelo e alla croce di Gesù (10,32-39).

Domenica 1ª domenica dopo la dedicazione del duomo – Il mandato missionario – 27-28 ottobre
1.a lettura Atti degli Apostoli 8, 26-39: Disse allora lo Spirito a Filippo: “Va’ avanti e accostati a quel carro”.
2.a lettura Timòteo 2, 1-5: … il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Vangelo Marco 16, 14b-20: Li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto.