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La domenica del prete (le parole di ieri)

Ottobre 2004 – Otto anni fa
Alla domenica incontro tanta gente. E’ questa la prima sensazione che mi viene quando nel calendario vedo come si sviluppa la mia settimana. E’ il giorno più intenso anche per una serie di iniziative che si svolgono in quella giornata: battesimi, incontri, momenti di festa, Messe. Spesso, stando in compagnia, viene fuori una battuta: “E’ l’unico giorno in cui lavoro!”. Quando d’estate mi capita di assentarmi dalla parrocchia, è come se fossi fuori posto. Vivere la giornata (come è successo quest’anno) andando a visitare una città o fare una gita sul lago Trasimeno, mi appariva una cosa anomala. Essere a Lourdes e partecipare ad una Messa internazionale, mi sembrava di mancare in qualcosa. Da sempre, da quando faccio il prete, la domenica è il giorno in cui celebro diverse messe, confesso qualche penitente, incontro e saluto le persone, parlo a diverse categorie di persone, vivo l’ingresso alla vita cristiana dei bambini con il battesimo, sto tra ragazzi e genitori in momenti festosi, tra una castagna e l’altra, tra una torta e l’altra, tra un gelato e l’altro.

Capisco che è un modo diverso rispetto a tutta la gente che vive la domenica per un tempo proprio, per rimanere con i propri figli, per mettere in ordine la propria casa, per stare con calma a tavola visto che nella settimana si è di corsa, per prendere le biciclette e andare sui Navigli o al Ticino, per fare un po’ di shopping in Centro, con una rilassante cioccolata. Come dicevo, quando in vacanza mi capita di vivere un momento analogo, sento una strana sensazione.

Mi ritengo comunque un privilegiato per quella immersione nella comunità, con i diversi contatti, che posso sperimentare alla domenica. Ho la possibilità di comunicare quel vangelo che mi accompagna nella settimana favorendo, lo spero, una ricerca di Dio in coloro che frequentano la Messa; incontro persone che vedo solo nel giorno della festa e scambiare con loro due battute o raccontare quello che si vorrebbe fare in parrocchia; chiacchiero con qualche ragazzo mentre si è al bar o si sta nel cortile dell’oratorio, per rendere meno formale il contatto con… il parroco.

La serata della domenica è invece più solitaria e rilassata, se non c’è nulla di organizzato. E’ il tempo di una lettera a cui rispondere (con la facilità della posta elettronica), una scrivania da riordinare perché possa tornare presto … disordinata, un libro da riprendere in mano per entrare nelle storie e nei personaggi, la visione di un film (cosa ormai rara) che appare interessante, uno spazio di silenzio per recuperare tutto quello che la giornata mi ha fatto incontrare.

Immagino invece che nelle case, mentre la domenica si avvicina al suo termine, si avvia il pensiero della faticosa settimana entrante, tra il lavoro e la casa, tra le corse in macchina per portare i ragazzi alle varie attività e la visita alla suocera, tra le bollette da pagare e la spesa da fare. Come se già alla sera della domenica si intravedesse ciò che si dovrà affrontare. E qui, ascoltando le persone, si apre il sipario su un modo di vivere difficile perché i soldi non bastano, perché si deve scendere a compromessi per poter svolgere la propria attività.

Meno male che si è potuto fermare il tempo per qualche ora e così tirare il fiato: recuperare il giusto valore delle cose, ritrovarsi con un po’ di calma, fare qualcosa di gratuito senza gli obblighi, ritrovare la strada di una chiesa e di persone che condividono la stessa fede nell’uomo di Nazaret.

Certo Dio non si trova di domenica se lo si è dimenticato al lunedì o al giovedì. Mentre i giorni feriali hanno dentro una presenza divina mischiata nelle cose pratiche, la domenica ci permette di evidenziare una Parola, un affetto, una presenza. Nulla a che vedere con un “precetto”: viva Iddio, almeno alla domenica via il precetto e il dovere! Invece l’esigenza di un gesto gratuito dietro ad una Eucaristia domenicale, perché gratuito è il modo con cui Lui ci viene incontro.

E’ vero che Dio è nella quotidianità e lo ritroviamo nelle cose solite e abitudinarie, ma è bello scoprire che Dio è festivo, è “da domenica”, è “Dio della festa”!

Don Norberto

Novembre 2012 – Otto anni dopo
Un articolo nato dall’indicazione delle redazione del giornalino parrocchiale di sviluppare il tema della “domenica”. Rimangono ancora valide quelle considerazioni, anche se qualche cosa si è modificato. Mi riferisco al “tour messe”,  quel girare di chiesa in chiesa per la celebrazione della Eucarestia, movimento dato dalle reali circostanze e che si impara ad accettarlo. Si perde un po’ quella bella abitudine di celebrare sempre la Messa nello stesso orario, potendo crescere insieme all’assemblea, ma così sono le cose! Il girare impedisce soprattutto la vita del sagrato, quello spazio in cui si può rallentare il tempo per salutare ed incontrare le persone. Quando  però dopo una messa c’è la possibilità di fermarsi (perché non devi celebrare tu la prossima), si apprezza la possibilità di vivere il sagrato, di entrare tra i vari gruppetti che si formano fuori di chiesa e salutare o scambiare qualche pensiero.

Colgo però, sempre di più, l’importanza di quella celebrazione della Eucarestia che vivo con “la mia gente”. Non è un semplice “dire la Messa” come un attività che devi fare perché “è il tuo mestiere”, ma entrare nel mondo di Dio  con le persone che sono lì con te quel giorno. Mi accorgo, forse anche  per la essenzialità del momento liturgico che ci si eleva con quella fede che hai e che esprimono quanto sono con te nel canto, nel silenzio, nell’ascolto, nella preghiera. Sento ancora di più l’importanza di ciò che scrivo sui fogli della predica, dove esprimo ciò che vivo anche se, la solennità del rito, rende relativo il mio messaggio rispetto a ciò che Dio va facendo! Stare in una comunità pastorale dove si è obbligati a prendere di più la macchina può diventare una occasione per dire ciò che è essenziale nel fare il prete. Mi rimane pur sempre un po’ di dispiacere per non potere “perdere del tempo” nell’incontro e nei saluti.

don Norberto

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