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La lettera del Vescovo:

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Una statua a caso (le parole di ieri)

Dicembre 1999 – Tredici anni fa
Sono una statua di gesso e faccio uno strano viaggio ogni anno: passo dalla cantina alla sala chiusa in uno scatolone. Posso godere di alcuni giorni di “libertà”: so infatti che, con l’arrivo dei magi, ritornerò, con tutti gli altri, tra un foglio di giornale ingiallito e un po’ di fili dorati. Questo per difendermi  dagli scossoni e dalla fretta dei bambini che mi hanno già “scheggiato” qua e là. Ormai, statuine di gesso come me non ne fanno più: sono un oggetto da museo, anche se ho una mano distrutta, un piede rotto, la testa incollata. Tanti mi hanno preso in mano per anni, giocando e parlando come me. Succede oggi, come tempi fa, che non abbia mai la stessa posizione nel presepio, proprio perché ogni bambino o anche qualche papà, mi sposta a piacimento ora da una parte ora dall’altra. Ovviamente stare vicino alla grotta è sempre stata la cosa più ambita da noi silenziose rappresentazioni di un presepio che non sarà mai vecchio. La sera della vigilia, come sempre, viene messo il “padrone” pur piccolo e  delicato. Io, con altri, sono parte di quella gioia universale che si esprime nel portare i vari lavori, le varie occupazioni con il carico di preoccupazioni e di fatiche. Nel presepio siamo in tanti, come rappresentanti di tutti. C’è il pastore, quello che gira la polenta, la lavandaia, il bambino, il panettiere, quello delle caldarroste, il fabbro, il salumiere, il muratore… forse anche qualcuno che non ha lavoro. E poi le case, acquistate poco alla volta oppure costruite dalla pazienza di chi voleva ricostruire l’ambiente di Palestina, come quella notte. Ma non ci possono essere tutte le case, anche perché, si sa, qualcuno quella notte non aveva trovato posto nell’alloggio! Ed io sono testimone di tante preghiere che ogni giorno, ogni sera, da sempre, vengono fatte davanti al presepio dal bambino che impara, dalla nonna che insegna, dal papà e dalla mamma che ripensano al proprio natale. Molti forse mi guarderanno ricordando i momenti in cui si era insieme ed ora  non succede più perché qualcuno è morto, qualcuno ha abbandonato la casa o ha lasciato i figli per rifarsi un’altra vita.

Ogni volta che riprendo a vivere  mi accorgo di tante cose nuove nel bene e nella sofferenza che sono successe dopo un anno Ed io, piccola statua di gesso in silenzio guardo, ascolto, scruto i volti, gli occhi, il cuore. A voi sembra che siamo oggetti senza un’anima e senza occhi. Non è così. Anche quest’anno siamo lì a vedervi, per notare come voi vi siete avvicinati alla grotta dopo dodici mesi, se siete più buoni oppure se il tempo vi ha offuscato la mente e il cuore. Non abbiate paura, però, non parliamo anche se vi notiamo, non vi critichiamo anche se vorremmo, non vi giudichiamo anche se ci spiace per voi: in tanti anni abbiamo imparato dal piccolo di Betlemme come va guardato il mondo. Cose dell’altro mondo, appunto!

don Norberto

Gennaio 2013 – Tredici anni dopo
Mentre il tempo di riporre tutto negli scatoloni sta arrivando, riprendo un antico articolo nel quale avevo collocato quella strana sensazione che provoca il presepio, attraverso una riflessione in bocca ad una statuina presa a caso. Vedo l’impegno di molti nel fare il presepio in casa e poi nel riporlo con cura; vedo la creatività e l’impegno di coloro che hanno lavorato per il presepio delle varie chiese. Molta ammirazione per quanti hanno la manualità (che a me manca). Lascio solo che in casa mia prendano vita alcuni dei diversi presepi raccolti in vari anni.

Vedo persone semplici che vanno spediti verso il Signore attraverso una dedizione agli altri, ai loro figli, ai loro malati, ai loro amici. Noto il ritardo e il rallentamento in chi potrebbe invece muoversi con disinvoltura. Registro la stanchezza e la noia di altri. Forse le stesse cose che gli altri notano in me e di cui sono consapevole: siamo tutti delle statuine fatte di diversi materiali. Ho imparato così a stare attento nel giudicare le persone, sapendo che ognuna si muove a suo modo nel presepio della vita. E poi che ne sappiamo di quella luce divina che attrae sempre, uomini e donne, buoni e cattivi?

don Norberto

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