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Leggere è risuscitare

Quando si è in sintonia con qualche autore, si spera sempre nell’uscita di un suo libro. Se preannunciato dalla stampa, si ha voglia di acquistarlo e gustarlo subito. Riconosco che c’è anche un briciolo di apprensione soprattutto quando l’ultimo libro ci ha entusiasmati perchè non si vorrebbe essere delusi da quello che sta per uscire. E’ il caso di Christian Bobin, autore a cui sono particolarmente legato, che possiede una forte carica poetica e spirituale, senza essere un religioso. In Italia è conosciuto per il piccolo libro Francesco e l’infinitamente piccolo. E’ lui che, a proposito del suo mestiere, così si esprime: “Io non scrivo, taglio specchi“. Da una sua recente intervista, riportata dall’Avvenire, segnalo due pensieri su come “scrivere è risuscitare”.

“Oggi, il Muro di Berlino non è più nello spazio, ma nel tempo. Ci separa da tutti i morti dei secoli precedenti. Morti di cui non possediamo più la lingua e ai quali non sappiamo più far ricorso. Fra l’altro, ed è qui che si può parlare di risurrezione, la scrittura può traversare questo muro interiore che separa i vivi dai morti, per andare a cercare soccorso per i vivi di oggi presso i morti. È questa la virtù della scrittura. Invita tutti a tavola. Non manca più nessuno. I vivi dialogano con i morti. Soprattutto, attraverso la scrittura, qualcosa risuscita nel nostro cuore, la nostra capacità di stupore, ammirazione, meraviglia. Un’altra proprietà molto semplice di risurrezione nella scrittura deriva dal fatto che ciò che non si scrive, si perde. Nulla scompare più in fretta di un miracolo o di una presenza. Come acqua nella sabbia. I libri tengono in vita il meglio di noi, rendendolo soprattutto ancora più vivo di quando l’abbiamo vissuto, perché condensano e restringono il fuoco della vita, permettendogli di offrire la più grande chiarezza».

«Penso solo che abbiamo nel petto un piccolo tamburo rosso e che abbiamo perduto le bacchette. La scrittura ci restituisce le bacchette, permettendoci di ascoltarci a vicenda e di salutarci come esseri viventi che non sono delle merci o dei clienti. Ognuno di noi, anche quando non ne ha coscienza, sta giocando la partita della propria eternità. Le nostre anime hanno bisogno di ridere, dei poeti di tanti secoli fa e di tutte le cose che oggi vengono definite inutili. Le nostre anime sono ignoranti in contabilità».

Pensieri belli che si verificano quando si ha a che fare con un autore illuminato: si risuscita! Ecco, Bobin riesce a dire con semplicità ciò che capita quando una parola ti arriva. Capita ancor di più quando un autore o un evangelista ti fanno camminare nelle “cose divine”. E’ un movimento interiore che ricade subito su ciò che facciamo di pratico e concreto. Allora non solo “scrivere è risuscitare”  ma anche “leggere è risuscitare”. Mi sembra bello condividere questi pensieri che favoriscono l’abbattimento dei muri di separazione.

don Norberto

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