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La lettera del Vescovo:

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Tra le colonne del duomo

Mi trovo nel duomo di  Milano a pregare e a ricordare il giorno della mia ordinazione e, istintivamente, sono spinto a guardare le colonne che si slanciano verso l’alto. Ognuno che entra nella cattedrale credo faccia lo stesso gesto di alzare la testa: lo constato nei vari turisti che si aggirano tra le navate.Quanto tempo per realizzare il duomo di Milano! Quanto ingegno, quanti ragionamenti e quanti calcoli numerici, quanti soldi! Quanto concorso di popolo milanese, gente ricca e gente povera! Oggi sarebbe impensabile un’opera del genere, mancando non solo il denaro ma soprattutto quel clima di fede che sa costruire chiese e abbazie. Ora riusciamo a conservare (e con che impegno!) tutta l’arte che è stata creata prima di noi e che spinge persone, di tanti continenti, a venire e a guardare.

Compito dei cristiani resta comunque quello di costruire cattedrali ma forse con materiali e stili diversi. Forse è tempo di dar importanza a quelle colonne che sono i credenti in carne ed ossa, uomini e donne che sviluppano la loro personalità cercando proprio il cielo e fare, con altri, luoghi di fraternità. Oggi c’è necessità di cattedrali, chiese, abbazie che siano di materiale divino-umano, persone concrete e solide, che vivono affetti, sofferenze, gioie e difficoltà ma,  allo stesso tempo, che abbiano un’anima posseduta dallo Spirito. Costruire cattedrali di carne abitate dall’energia divina che lo Spirito Santo, originale architetto, sa impastare, come ha fatto nell’utero di Maria o nella sala del cenacolo.

Percepisco, insieme a tanti, questa prospettiva nuova a cui cerco di dare il mio contributo, sollecitando chi è già credente a mettere nella Parola di Dio, nella preghiera, negli spazi di silenzio quella energia vitale che fa crescere e che slancia verso l’alto. Diventa un modo anche per inventare occasioni affinché chi non crede più o chi non è battezzato possa essere parte di questa particolare cattedrale che è la comunità di credenti. Come un duomo è anima di una città e rimane richiamo ad elevare il cuore, l’economia, i rapporti verso l’alto, così cattedrali umane lo possono essere ancora di più.

Avverto di essere tra quelle maestranze (e sono tante) che in varie parti del mondo costruiscono questo tipo di cattedrali per dare riparo, dare consolazione, dare fiducia e speranza. Forse siamo ancora alle fondamenta o a livelli che ancora non permettono di vedere il lavoro fatto: ci basti stare alle dipendenze del buon Architetto e attenti a quel committente divino (che chiamiamo per semplicità “Padreterno”), che non farà mai mancare energie, entusiasmo e risorse.

don Norberto

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