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La lettera del Vescovo:

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Fare un patto (6ª dopo Pentecoste)

Un patto non è, semplicemente, un contratto o un impegno. Nasce, infatti, da un progetto ed indica una méta, di cui il patto stabilisce i confini, le condizioni e il punto di partenza. Non è quindi secondario ricordarci del patto (=”alleanza”) che Dio stabilisce con il “popolo” ebreo e che, con Gesù “estende” a tutta l’umanità.

Un patto non è mai unilaterale, presuppone la medesima corresponsabilità e partecipazione, richiede coinvolgimento, interessi comuni, passione per la méta. Il “patto coniugale” ben rappresenta che cosa significa fare un patto (=alleanza); anche per questo la Scrittura e la Tradizione della Chiesa hanno sempre visto nell’ “alleanza” il “matrimonio” fra Dio e il suo “popolo” …

Il patto si fa così memoria e richiama ognuno agli impegni assunti, consapevolmente, al momento del patto: è bello allora accogliere, in questa domenica, la “buona notizia” del Vangelo, che ci ricorda la “firma” posta dal Signore su quel patto, con la morte di Gesù.

Vi sono molti patti di cui fare memoria e che rischiamo di dimenticare: sono tutti quelli scritti con la vita, con la fedeltà, con la passione … perché il mondo sia a immagine del Signore. E vi sono molti patti da “rinfrescare”, molti cammini da “riprendere”, molti giorni di cui fare “memoria”, ma non ricordando la gioventù (passata), ma il “patto” che resta all’origine … e continua a sostenerci. Il Signore non viene mai meno al suo patto e ci sostiene sempre nel fare la nostra parte!

Domenica 6ª dopo Pentecoste – 29/30 giugno 
1.a lettura Esodo 24, 3-18: “Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto”.
2.a lettura Ebrei 8, 6-13a: Gesù ha avuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore é l’alleanza di cui é mediatore, perché è fondata su migliori promesse.
Vangelo Giovanni 19, 30-35: Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: “E’ compiuto!”. E, chinato il capo, consegnò lo spirito.