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La lettera del Vescovo:

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Un piatto di ravioli caldi

C’è una cosa che mi infastidisce quando entro nelle case per la benedizione natalizia o pasquale: arrivare mentre la gente mangia! Non il freddo, la pioggia, l’ombrello, il vento o il buio di alcune strade, ma arrivare in una casa mentre sono al primo piatto, quello normalmente che si mangia caldo. Il disagio aumenta se, per qualche motivo, la famiglia non è avvisata del mio arrivo. Siamo tutti infastiditi quando, durante un piatto caldo, arriva la solita telefonata  per proporti il contratto Tim o Vodafone, piuttosto qualcuno che suona alla porta, cercando di venderti qualcosa. Se invece sei atteso grazie ad un avviso ricevuto, arrivare nelle case tra il formaggio e l’affettato o alla frutta, non fa problema.
In un caso però ho avuto una originale risposta: “Non si preoccupi, don, perchè esiste il microonde. I nostri ravioli al sugo li possiamo riscaldare in un attimo, ma non sempre capita di averla in casa nostra!  Si accomodi, vuole un aperitivo?”. Davanti ad una tale proposta mi sono rilassato, ringraziando anche l’inventore del microonde e  mi sono seduto alcuni minuti in più del solito, mentre ci si scambiava qualche opinione sulla fede, su Papa Francesco (gettonatissimo in tutte le case !), sulla comunità.

Ho avuto la sensazione che l’ospite fosse più importante di tutto, anche dei ravioli caldi appena messi sul piatto. Mi è venuto in mente la frase detta da Gesù a Marta a proposito della sorella: “Maria ha scelto la parte migliore”. In fondo avere Gesù in casa era più di qualsiasi agitazione o preoccupazione. Uscendo mi sono immaginato la gioia di Dio quando viene accolto  come ospite da tante persone in diversi momenti della vita, quando lo si lascia entrare senza paura, forse come ospite da tempo atteso. Lui non spinge, non obbliga, non pretende: ha voluto essere solo un ospite tra le case di questo mondo, pur essendo il Signore di tutto! Prova anche lui disagio quando si sente dire: “Ma stiamo mangiando, torni un’altra volta!”. Essendo Lui amore puro, non smette di voler bene anche a chi non accoglie: non sempre capita al prete di avere lo stesso atteggiamento!

Il tempo del natale ci permette di pensare meglio al “Dio ospite” che, in punta di piedi, chiede di entrare e non vuole dare fastidio. Quando però si accorge della nostra disponibilità a fermare tutto, a dare la giusta importanza a Lui, alla faccia del resto,  allora Dio si accomoda volentieri, perde tempo per comunicare il calore del suo affetto. Lo si possa accogliere così quando passa da casa nostra a Natale ma non solo.

don Norberto

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