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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Il “sogno” di Dio (Natale di Gesù)

Il “sogno” di Dio é un mondo a sua immagine e somiglianza, un mondo fatto di fratelli, di uomini e di donne che si sostengono l’un l’altro. Per questo é un “sogno” (la nostra realtà non é questa); ma di questo “sogno” ci viene dato un “segno”: Gesù.

Non serve avere occhi da “credente” per comprendere lo stile di vita di Gesù ed esserne affascinati, soprattutto se non siamo fra i “potenti”; la vista del “credente” é invece necessaria per capire che questa é la “via” sicura, quella “vera”.

Una via fatta di relazioni (e non di contatti), di fiducia nell’altro (e non di derisione), di solidarietà (e non di indifferenza), di condivisione (e non di proprietà), di ascolto (e non di sopraffazione) … perché “a immagine” di Dio.

Se l’uomo é l’immagine di Dio, come ci conferma Gesù, occorre verificarci seriamente su come siamo e su come viviamo; occorre interrogarci su quanto c’é di “cristiano” nella realtà … e rimetterci in cammino.

La “notizia” del Natale, soprattutto di questi tempi, é che Dio conferma il suo “sogno”: esso non é cosa del passato, ma progetto per il futuro; non riguarda solo Gesù, ma ogni nostra vicenda!

Non ci stupisca, ma ci sia di insegnamento, il fatto che Gesù sia nato in una “stalla” (come gli animali), “fuori della città” (come gli stranieri), accolto dai “pastori” (che vivono all’aperto e non conoscono riposo); se questo é il mondo scelto da Dio per suo “figlio” significa veramente che c’é posto per tutti noi nel suo progetto.

E’ evidente il ribaltamento di quello che noi consideriamo “bello”, “desiderabile”, “degno” … ma la “scelta” di Dio rivela, piuttosto, quanto ci siamo allontanati da Lui e come ci sono diventate familiari la separazione, la distanza, l’ipocrisia, la sete del primeggiare e del possedere.

Anche per questo abbiamo bisogno di fare nostro il “sogno” di Dio. Grazie, Signore, perché la “luce” torna a rischiarare i nostri giorni e ci offre l’occasione di riprendere il cammino.

Solennità Natale di Nostro Signor Gesù Cristo – 24/25 dicembre 
1.a lettura Isaia 8, 23b – 9, 6a: Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.
2.a lettura Ebrei 1, 1-8a: Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio.
Vangelo Luca 2, 1-14: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, é nato per voi un Salvatore, che é Cristo Signore».
«Buon Natale, amico mio: non avere paura.
La speranza è stata seminata in te. Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, gelido come il tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese.
E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati ramoscelli carichi di gemme. E’ una foresta di speranze che sfida i venti densi di tempeste, e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto le bufere portatrici di morte.
Non avere paura, amico mio. Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato. E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi.
Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te».
Mi chiedo per quanti minuti rideranno dinanzi agli auguri di Natale, formulati così, coloro che si sono costruiti i loro idoli di sicurezza: il denaro, il potere, lo sperpero, il tornaconto, la violenza premeditata, l’intolleranza come sistema, il godimento come scopo assoluto della vita.
E allora? Devo abbassare il tiro? Devo correggere la traiettoria e farvi degli auguri più terra terra, a livello di tana e non di vetta, a misura di cortile e non di cielo?
No, miei cari amici e fratelli. Sono già tanto denutrite le nostre speranze, che io, vostro Vescovo, non mi sento di assottigliarle ancora.
Se vi dico che uno stelo di speranza è già fiorito, è perché voglio esortarvi a recuperare un genere diverso di vita e un nuovo gusto di vivere.
E’ perché voglio invitarvi a stare nella crisi attuale senza rassegnazioni supine, ma con lucidità e coraggio.
E’ perché voglio stimolarvi ad andare controcorrente e a porre sui valori morali le premesse di un’organica cultura della vita, che possa battere ogni logica di distruzione, di avvilimento e di morte.
Gesù che nasce in questo desolato 1982, è il segno di una speranza che, nonostante tutto, si è già impiantata sul cuore della terra.
+ don Tonino, vescovo di Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi e Ruvo di Puglia – Natale 1982
in “Oltre il futuro. Perché sia Natale” – edizioni la Meridiana – 1995