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Festa di Sant'Eusebio 2018

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Anche il patchwork parla

L’idea della puntina, che indica questa rubrica, è quella di “appuntare” qualche pensiero che possa aprire altri pensieri o, per usare un linguaggio inglese, aprire nuovi “file”. E’ il caso del precedente articolo in cui, a partire da un augurio per l’Epifania, una persona mi ha parlato di una tecnica giapponese nel mondo della ceramica che io non conoscevo  (tutti ovviamente erano al corrente del Kintsugi!). Ecco un’altra riflessione sempre a partire da quelle considerazioni. Un’amica mi invia questo pensiero a proposito di una tecnica “tessile”, quella  del patchwork.

Mi scrive: ” Il  patchwork (lavoro con le pezze) con cui si creano i quilt (le coperte): le sue origini risalgono a secoli fa. Sono diverse pezze di stoffa cucite insieme, a mano, solitamente dalla nonna, sino a comporre una coperta da “leggere”. Ogni pezza veniva scelta con cura e rappresentava un tratto della vita della persona (magari una sposa) che l’avrebbe ricevuta in dono: un pezzo dell’abito del battesimo , la prima copertina … Quella coperta diventava una storia ! Ho messo insieme le mie “pezze”, le vecchie a tratti irriconoscibili con le nuove, su una c’è scritto il Magnificat: sono una accanto all’altra, nonostante tutto, cucite con un filo speciale dalla mano di Qualcuno. Nel mondo del patchwork ricorre una frase per esprimere ciò che rappresenta: “Chi dorme sotto un quilt dorme sotto una coperta d’amore….”. Alla sera, quando vado a dormire, il Signore mi copre con la “mia” coperta :  bisogna tornare bambini per sentirla”.

Mi sembra bella questa immagine del patchwork, pezzi di storia che, cucite dal buon Dio, formano un riparo, una difesa da tutte le cattiverie, le freddezze, il gelo che ci sta attorno. Una coperta che non è mai finita, perchè si potranno aggiungere nuovi pezzi di stoffa in cui si è impressa qualche esperienza di bene. Eventuali pezze rotte o rovinate che magari portano in sé una ferita o una sofferenza, potranno comunque  essere inserite in una coperta ricca di umanità tenuta insieme da un filo divino. Ognuno si potrà così presentare al buon Dio, alla fine della sua vita,  con addosso la propria coperta colorata, multiforme, piena di tanti pezzi di vita, momenti buoni o dolorosi, tenuti insieme dall’opera misteriosa e reale (potremmo dire “sacramentale”) di quel sarto che, con molta pazienza vuole che “nulla vada perduto”.

don Norberto

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