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La lettera del Vescovo:

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Mettersi in cammino (5ª dopo l'Epifania)

Se é vero, come é vero, che il Signore abita la storia dell’uomo, occorre mettersi in cammino, perché Egli ci sta davanti (non dietro) e ci invita a “cambiare”.

Il cambiamento, i “nuovi cieli e la nuova terra”, riguardano l’essenza delle cose e la relazione “nuova” dell’uomo con Dio; relazione non più fondata sulla paura, sul potere, sull’esteriorità … Così Gesù rifugge dalla “potenza” dei segni (“se non vedete segni e prodigi voi non credete”) ed invita al “cammino”.

Il cammino dell’uomo é così l’occasione di riconoscere e comprendere i “segni” in cui si rivela la presenza del Signore; occorre essere in sintonia con il suo agire per riconoscerli, ma é più importante lasciarci guidare dall’esempio di Abramo (“padre” nella fede) che non da quanto ci ricorda la “legge” (le regole, scritte e non scritte, del vivere la nostra relazione con Dio).

L’evangelista Giovanni ci parla di “segni” e non di “miracoli”; ci parla così di un Dio “ordinario” presente nella quotidianità e non di un Dio “straordinario”, che fa violenza alle cose; ci parla di un Dio che “cambia” (=trasforma) la realtà e non di un Dio che stupisce; ci parla di un Dio che “cammina con noi” e non di un potere che interviene …

Per questo occorre mettersi “in cammino”; le “grandi cose” che Dio fa, anche in noi, devono essere parte della vita, non episodi straordinari che fanno scena, ma non cambiano il nostro vivere. E’ la nostra relazione con Dio, che, facendosi cammino, diventa vita “nuova”; ed una strada “nuova” su cui camminare.

Domenica 5ª domenica dopo l’Epifania – 8/9 febbraio 
1.a lettura Isaia 66, 18b-22: «Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue».
2.a lettura Romani 4, 13-17: Eredi si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia.
Vangelo Giovanni 4, 46-54: Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.