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"Il dono della pace" del card. Bernardin (e una)


Nuova rubrica che si aggiunge a quelle che sono presenti nel sito: Le parole di ieri, L’oasi del mer
coledì, Per la liturgia, Puntine. Una rubrica che vuole portare alla luce parole e ricchezze, nascoste tra i libri, che possiedono una ricchezza spirituale. Magari una occasione per leggere poi quel libro. Nello stesso tempo si vuole scoprire “perle di persone” che la storia ci ha consegnato, presso i quali il divino era di casa. L’opportunità di farsi degli amici. 

PREPARARSI AL PASSAGGIO

“In tutto il mio cammino spirituale ho lottato per avvicinarmi sempre più a Dio. Mentre mi preparo ora al passaggio da questo all’altro mondo, non posso fare a meno di riflettere sulla mia vita e riconoscere i temi che, come vecchi amici, sono stati così importanti per me in tutti questi anni. Una realtà che affiora più di altre, assume per me ora nuovo significato: la realtà del distacco.

Per distacco intendo la capacità di liberarci dal controllo su quelle cose che ci impediscono di sviluppare una relazione intima con il Signore Gesù. Il distacco non è mai facile. Esso è, in realtà, il processo di un’intera vita. Ma il distacco è possibile se noi comprendiamo l’importanza di aprire i nostri cuori e – sopra tutto il resto – di sviluppare una vita di proficua preghiera……..Recentemente, mentre lottavo per il distacco, mi chiesi se Dio stesse preparandomi per qualcosa di speciale o se la lotta fosse solo parte di un normale processo spirituale. Si tratta certamente di parte di quest’ultimo. Ma ora so che Gesù stava preparando qualcosa di speciale. Gli ultimi tre anni mi hanno insegnato molto su me stesso e la mia relazione con Dio, la Chiesa e gli altri. Tre eventi principali, nell’ambito di questi tre anni, mi hanno portato dove sono oggi. La falsa accusa di cattiva condotta sessuale e la mia riconciliazione finale con il mio accusatore un anno dopo, la diagnosi di cancro al pancreas e il ritorno del cancro.

Entro questi eventi principali si colloca la storia della mia vita – quello che ho creduto di essere e quale persona ho voluto fermamente essere. A motivo della natura di questi tre eventi, ho approfondito e sviluppato la mia spiritualità e acquisito un’analisi interiore che voglio condividere. Queste riflessioni non sono intese per nessuna ragione come un’autobiografia completa; si tratta semplicemente di riflessioni che vengono dal mio cuore e sono rivolte a voi. Spero che esse siano di aiuto nella vostra vita, cosicché anche voi possiate godere della pace interiore, meraviglioso dono che Dio mi ha dato”.

Questa è parte dell’introduzione che il card. Joseph Bernardin scrisse nel suo libro “Il dono della pace”, libro di intensa spiritualità. Card. Carlo Maria Martini, regalandone la prefazione, diceva di lui:

“Ho ammirato fin dall’inizio il forte senso di responsabilità che lo animava nel suo servizio episcopale, la sua apertura di mente e di cuore e soprattutto la sua lealtà e la sua onestà…… Questo libro descrive gli ultimi tre anni della sua vita, i momenti della sua “passione”, dapprima per la falsa e infamante accusa di abusi sessuali e poi per la malattia che lo condusse alla morte. Leggendolo vengono in mente le parole di Gesù a Pietro: “Ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Ma è proprio in questi momenti drammatici che emerge tutta la forza spirituale che Joseph Bernardin portava dentro, anzi, più esattamente, emerge l’opera di purificazione e di cesello che lo Spirito compie in lui in maniera eccezionale. Mi ha dato la gioia di scrutare nelle profondità interiori di un uomo e di un vescovo che ho sempre molto stimato e ammirato. La figura di Joseph Bernardin è un dono alla Chiesa e all’umanità”.

Alla fine della sua vita il cardinale era in pace; una pace che accettò come dono di Dio; un dono che in questo libro egli condivide con il mondo. “Il dono della pace”, attraverso il quale il suo ministero continua a vivere, è parte dell’eredità di questo grande uomo della Chiesa cattolica, che morendo ha insegnato a vivere.

 “……….Mentre scrivo queste parole finali, il mio cuore è pieno di gioia. Sono in pace. Benché non sappia cosa mi aspetta nell’aldilà, so che come Dio mi ha chiamato a servirlo al meglio delle mie capacità in tutta la mia vita in terra, egli mi sta ora chiamando a casa. Quella che vorrei lasciare dietro di me è una semplice preghiera: che ognuno di voi possa trovare ciò che ho trovato io, un dono speciale di Dio per tutti noi: il dono della pace. Quando siamo in pace, troviamo la libertà di essere più pienamente noi stessi, perfino nei tempi peggiori. Ci svuotiamo, affinché Dio possa lavorare in maniera più piena dentro di noi. E diventiamo strumenti nelle mani del Signore. Se cerchiamo la comunione con il Signore, dobbiamo pregare. Una delle mie preghiere preferite è attribuita a San Francesco d’Assisi: “Signore, fa di me uno strumento della tua pace; dove è odio, fa ch’io porti amore, dove è offesa, ch’io porti il perdono, dove è discordia, ch’io porti l’unione, dove è dubbio, ch’io porti la fede, dove è errore, ch’io porti la verità, dove è disperazione, ch’io porti la speranza, dove è tristezza, ch’io porti la gioia, dove sono le tenebre, ch’io porti la luce. Oh ! Maestro, fa ch’io non cerchi tanto di essere consolato, quanto di consolare; di essere compreso, quanto di comprendere; di essere amato, quanto di amare, poiché: è dando che si riceve; perdonando che si è perdonati; morendo che si risuscita a Vita Eterna“.

Teresa