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La lettera del Vescovo:

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Il minuto prima

Mentre pian piano si allontana la data del 13 marzo mi viene da fare qualche considerazione. Da un anno, proprio il 13 marzo, lo Spirito Santo ci ha regalato un papa che viene dall’altro mondo. La settimana scorsa abbiamo letto e visto immagini da riviste, giornali, televisioni, internet. Molti rendevano grazie a Dio per questa novità nata dalla decisione di Benedetto XVI di rinunciare ad essere Papa. Mi piace immaginare il minuto prima di un fatto. Proviamo allora a ritornare al minuto prima delle parole che Benedetto XVI ha pronunciato in latino davanti ai cardinali. Tutti eravamo impegnati e nessuno si aspettava nulla, neppure i cardinali che forse dormicchiavano in quella sede! La Chiesa era in alto mare, i preti erano tutti pedofili, il vaticano era un covo di ladri, tanti, dalla poltrona della loro supponenza, stavano organizzando il funerale del cristianesimo. Eravamo tutti nella nebbia pur consapevoli della fedeltà di Dio, della bellezza di tanti cammini spirituali e della verità della nostra fede. Non si vedevano prospettive nonostante documenti, discorsi, auspici. Questo c’era in quel “minuto prima”.

Immaginiamo un altro “minuto prima”, quello in cui si aspettava, secondo l’orario prestabilito, la fumata dal comignolo della cappella Sistina. I cardinali, un “minuto prima” della lettura della conta delle schede,  non  potevano immaginare il risultato, pur intuendo forse qualcosa. Noi che eravamo fuori dalla Sistina, non potevamo sapere se quella di mercoledì 13 marzo sarebbe stata la fumata bianca. Eravamo ancora un “minuto prima”! L’agitazione è partita all’improvviso quando il colore del fumo si faceva sempre più bianco. Minuti di attesa fino all’apertura  della finestra e alla frase attesa: “Habemus Papam” (nulla a che vedere con quella riportata da un noto film di qualche anno fa!). Istanti pieni di sospensione soprattutto quando, ai più, suonava sconosciuto il nome del cardinale scelto, non essendo nella lista dei papabili.

Un minuto prima, dove era impossibile sapere, dove nessuno prevedeva, dove c’era il vuoto, lo scoraggiamento, dove c’era il silenzio… c’era solo Dio, il cuore del Padre, lo sguardo del Figlio, il vento dello Spirito Santo, null’altro! Forse era assente la fiducia in un Dio che salva, dal momento che si registravano segni di morte. Mi piace immaginare quel minuto dove in pochi erano lì, come le vergini della parabola, a tener viva la lampada; molti eravamo ormai addormentati, non credendo più all’arrivo dello sposo. Tra chi vegliava, accogliendo lo sposo, c’era senz’altro Joseph Ratzinger (riprendiamo il nome nel giorno di san Giuseppe!) e coloro che nella chiesa vivono una fede certa, solida, rocciosa perchè nella loro vita hanno sperimentato che si può camminare sulle acqua a patto che non si distolgano gli occhi dagli occhi del maestro. Forse bisogna chiedere perdono perché non c’eravamo “nel minuto prima” o, se presenti, stavamo dormendo. In fondo basterebbe ricordare che le lampade hanno senso e vanno accese proprio quando c’è il buio: servono meno quando arriva la luce.

don Norberto

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