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Coltivare e custodire (3ª dopo Pentecoste)

Il cammino liturgico ci invita a comprendere il “disegno” di Dio, ad accoglierlo con serietà e impegno. La vita, infatti, si riceve e si trasmette … Occorre quindi riconoscere il senso delle cose … per “coltivare e custodire”!

Il peccato, di cui parlano le Scritture, non é semplicemente disobbedienza ad un comando ma é, soprattutto, affermazione di sé, rifiuto di relazione, evasione dalla realtà. Per questo é opportuno ripartire dalle Scritture e rileggere con attenzione, per comprendere il “disegno” … e farlo nostro.

Accettare di ricevere (e non di essere autonomi), riconoscere il proprio ruolo (coltivare e non creare), guardare al futuro (custodire e non consumare) sono passaggi che mentre svelano all’uomo il progetto di Dio, dall’altro mostrano, concretamente, che cos’é il “peccato” … che é esattamente l’opposto di questo atteggiamento ed é “morte” per l’uomo e il creato.

Il contrasto, a cui ci introduce la Scrittura, non é fatto per mettere in luce il peccato (che l’uomo conosce e sperimenta ogni giorno, nelle azioni e nelle scelte di tanti), ma per mostrarci, all’opposto il vero “disegno” a cui siamo chiamati a contribuire.

Un disegno fatto di doni che si ricevono e si trasmettono, di relazioni da custodire e approfondire, di attenzione all’altro, di futuro. Anche per questo abbiamo bisogno del progetto di Dio, che é “vita” per l’uomo e il creato!

Domenica 3ª domenica dopo Pentecoste – 28/29 giugno 
1.a lettura Genesi 2, 4b-17: Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
2.a lettura Romani 5, 12-17: Se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Vangelo Giovanni 3, 16-21: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.