Loading…

La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

Approfondimento

Festa di Tutti i Santi e Commemorazione dei Fedeli defunti

Orari e programma delle celebrazioni e delle funzioni

Programma

Calendario mensile

Calendario delle proposte del mese di ottobre 2018

Vai al calendario

... sulla Tua parola

Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

Programma

PERCORSO FIDANZATI 2018 - 2019

PRIMO INCONTRO SABATO 13 ottobre ore 21.00 Parrocchia di Casciago

Locandina

Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

Vai al calendario
  • 0
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5

Perle in giro (e sedici)

LO SPETTACOLO DEL VANGELO DI GIOVANNI
I lettori di questo libro probabilmente sanno che il P. Carlo Martini è uno dei più noti biblisti italiani. Eppure, questo suo scritto dedicato al Vangelo secondo Giovanni, per quanto lasci trapelare qua e là la competenza – e lo stile –  dello studioso, non vuole in alcun modo presentarsi come una rigorosa trattazione scientifica del materiale biblico su cui viene richiamata la nostra attenzione. La presente “lettura” del Vangelo secondo Giovanni si accosta al testo evangelico a partire da un altro contesto e con altre finalità. Si tratta di lasciarsi condurre dalla Parola di Dio lungo un cammino di conversione: quel cammino che Sant’Ignazio propone agli esercitanti perché entrino in un processo di discernimento evangelico e giungano a produrre frutti operativi coerenti con la “volontà di Dio”.

Il P. Martini ci offre qui una lettura del Vangelo giovanneo, che non è per nulla consueta ed occasionale; ma soprattutto egli ci aiuta a crescere in quel dialogo con la Parola di Dio che è vero e proprio evento spirituale, nel senso che esso rappresenta l’unica reale ipotesi di conversione ed apre l’unico onesto cammino di una prassi cristiana.

Pino Stancari s.j.

14 settembre 1979
Questo libro era già in corso di stampa, quando è giunta la notizia che il P. Carlo M. Martini è stato nominato da Giovanni Paolo II quale nuovo arcivescovo di Milano

Questo nostro corso di Esercizi Spirituali intende realizzare un ascolto del messaggio evangelico. A questo scopo prenderemo spunto dal quarto Vangelo, quello di Giovanni. Un vero e proprio ascolto del messaggio giovanneo. Lo scopo della disciplina spirituale, è di formare gente salda, perfetta, compiuta ed aderente a tutti i voleri di Dio. Questo è anche lo scopo specifico della predicazione di Giovanni.

C’è una sapienza cristiana, che è la fonte di ogni pienezza di vita, della serenità dello spirito, della capacità di giudicare nelle situazioni avverse. Questa sapienza, che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria e che da lui stesso ci viene, c è rivelata dal suo Spirito.

La disciplina spirituale del quarto Vangelo, vuole non spiegare – perché queste non sono cose che si spiegano con parole – ma indicare una via per penetrare in questa sapienza, che è al di là di tutte le regole ascetiche, di tutte le pratiche, di tutti i pensieri. E’ questo il cuore e il succo di una vita cristiana matura.

C’è da domandarsi quali parole vengano usate in Giovanni per designare la situazione del discepolo che ascolta e la via che egli deve percorrere. Ci sono due parole fondamentali, sulle quali richiamo la vostra attenzione. Un primo tema, mediante il quale Giovanni riassume la via del discepolo, e che corrisponde a quello del (perfetto), è certamente il tema della fede e del credere. Il Vangelo di Giovanni termina dicendo: “Queste cose sono scritte perché voi crediate”; la scena culminante della croce viene raccontata “perché crediate”; Gesù prega per quelli che “crederanno in lui”. Quindi, tutto il vocabolario della “fede” – che non è, a mio avviso, la fede iniziale, ma una fede speciale, cioè la fede perfetta, la fede approfondita e matura – offre a Giovanni i termini con cui indicare il cammino e il punto di arrivo cristiano.

Presso Dio è la ragione ultima non solo dell’essere delle cose, ma dell’essere “qui e adesso”. Cioè: tutte le situazioni dell’esistenza, tutto ciò che “è avvenuto” e avviene ora, ha un significato nella sapienza ordinatrice di Dio. Questa considerazione è amplissima e chiarificatrice, perché a partire da essa nessuna situazione umana è priva di senso, anche la più strana apparentemente; sia la mia situazione di uomo, sia la situazione dell’umanità e del mondo, sia la situazione della Chiesa: tutto ha un significato nella sapienza ordinatrice di Dio. Dunque presso Dio è la ragione ultima di tutte le situazioni dell’esistenza: dell’essere il cosmo oggi così. Tutto ha un senso, e questo senso è luminoso e vivificante. Ossia, malgrado le oscurità della situazione presente dell’uomo, malgrado la tragedia umana che ci circonda, malgrado le prove della Chiesa e le situazioni quasi assurde nelle quali si trova il mondo e possiamo trovarci anche noi, esiste al fondo di tutto un “vangelo”, che ci assicura esserci una ragione luminosa e vivificante di tutte queste cose, se solo sappiamo coglierla e lasciarci trasformare da essa.

Le parole di Gesù, che ascoltiamo nella Scrittura, e la sua stessa realtà personale costituiscono il seno luminoso ed edificante di tutta l’esperienza umana, così come noi la percepiamo. Senza questa fiducia di fondo nella sapienza creatrice, che regola le situazioni presenti e si manifesta in Cristo come “vangelo”, non c’è speranza di fare meglio, non c’è speranza di cambiare se stessi e non c’è speranza per il mondo. La nostra speranza, infatti, sta tutta in questo radicarsi di ogni cosa nella ragione ultima, che è la creazione divina e la presenza fra noi di Gesù cristo, il quale rivela le parole di Dio e crea situazione di verità e di grazia nel mondo: Gesù “pieno di grazia e di verità”. Ecco dunque l’atteggiamento da assumere di fronte al Vangelo di Giovanni: un atteggiamento ispirato al senso che tutto da Dio dipende e a Dio va, e che la nostra azione può inserirsi in maniera sensata, ragionevole, giusta, in questo movimento, qualunque sia la nostra condizione presente.

“Non vi chiamo più servi ma vi ho chiamati amici”. Mi sembra che qui si esprima concretamente il punto di arrivo della disciplina spirituale a cui Giovanni sottopone il discepolo: il Verbo viene ricevuto fra noi nell’intimità misteriosa dell’amicizia. E’ Gesù che sceglie gli amici e non c’è bisogno di possedere una qualche caratteristica speciale, perché la prima caratteristica dell’amicizia è lasciarsi scegliere: “Non voi avete scelto me ma io ho scelto voi”. E si noti che questo testo segue immediatamente il v. 15, che contiene un passo fondamentale sull’amicizia. Lazzaro rappresenta, a mio avviso, la persona che è amata da Gesù perché Gesù così vuole, e che accetta la sua iniziativa.

Le situazioni in cui si trovano gli uomini, in cui si trova l’uomo, in cui talora ci troviamo noi – menzogna, schiavitù, condizionamenti, inautenticità, disorientamento, morte che sempre ci minaccia, come paura della morte e come possibilità di ribellarci alla morte – sono di per sé situazioni insuperabili. Uno solo ci viene incontro, insperatamente e gratuitamente, come amico, prendendo l’iniziativa; è il Verbo di Dio fatto uomo, il quale amichevolmente, si muove verso di noi per soccorrerci, per elevarci, per purificarci; egli ci prende là dove siamo – e con noi quel poco che possiamo dargli in quel momento – e sovrabbondantemente, regalmente, ci trasforma.

Al termine della sua vita, quando comincia a parlare non più in similitudini, ma apertamente, Gesù afferma: “Vi parlerò apertamente del Padre” e “Padre, ho manifestato il tuo nome”. Potremmo dire che il messaggio di Gesù ha in Giovanni un oggetto solo: Dio, il Padre, il Padre suo. Tanto è vero che un teologo ha potuto affermare che il Vangelo di Giovanni non ha un suo “oggetto”; egli ci invita soltanto a credere in Dio, senza questo giungere a formulare un vero e proprio messaggio oggettivo. Il messaggio è uno solo: manifestare il nome di Dio parlando del Padre. Per chi accetta l’assolutezza di Dio, Dio solo è grande: per chi fa questo salto, a cui tutto il Vecchio Testamento ci invita, Gesù rivela il mistero.

Gli si chiede: “Mostraci il Padre”. E’ la grande domanda di Mosè e la domanda dei Salmi: “Facci vedere il volto di Dio”. E Gesù risponde: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Gesù è presenza del Dio unico e inaccessibile a noi, cioè Dio fatto visibile e messo a nostra disposizione. Ma naturalmente queste parole sono estremamente banali per chi non è passato attraverso il crogiolo del perfetto desiderio di Dio: esse rimangono qualcosa di cui non si vede il significato profondo. Ed è per questo che solo Giovanni tra gli evangelisti parla del Verbo fatto carne; gli altri più semplicemente parlano di Gesù uomo, che si mostra Figlio di Dio. Giovanni suppone già una religiosità più matura e più pensata, che abbia acquisito un senso dell’assolutezza. Ecco il messaggio trasformante che, pur non cambiando nulla all’esterno, cambia in realtà il significato del mio essere: benché mi senta abbandonato e disperso in un mondo senza senso, nel quale sembrano dominare il caso e la necessità, io sono amato da Dio: Dio si dà per me e dà per me quanto ha di più caro. Questo è il messaggio di Gesù. Il messaggio essenziale della sua presenza fra noi. “Questa è l’opera di Dio: che voi crediate”.

Carlo Maria Martini

Una perla molto speciale, almeno per me,  il vangelo di Gv è quello che più mi parla: non ho potuto commentarlo come avrei voluto, sarebbe suonato troppo folle

Cosa avviene in noi quando ascoltiamo la Parola di Dio è un mistero, impossibile esprimerne le emozioni, nasce però un augurio.
Che tutti possano iniziare quel cammino alla ricerca di se stessi, lasciandosi condurre solo dalla Sua voce: se si ascolta l’infinito il buon Dio ci condurrà lontano.

Teresa