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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Perle in giro (e diciassette)

NEL FUOCO DEL ROVETO ARDENTE
Credo che il compito del teologo oggi sia quello di facilitare la strada, accompagnare nell’amore con una nuova, illuminata riflessione chi sente di volersi addentrare nell’universo spirituale della Chiesa, facilitando la scoperta dell’essenziale, soffermandosi sulle questioni di fondo. E’ d’altronde il compito di ogni cristiano, chiamato ad essere “luce”, “sale”, “anima” del mondo. Alle soglie del terzo millennio, è auspicabile che siano sempre di più quei cristiani che, spinti dall’amore di Cristo – fondamento della loro vita – e dell’amore verso tutti gli uomini e donne loro contemporanei, diventino in grado di testimoniare una santa e sana “spiritualità”.

Frequentemente nel modo di parlare si nota una tendenza a capire lo spirituale come immateriale. Anzi, nel linguaggio comune, queste due realtà vengono spesso identificate. Tale identificazione porta ad una comprensione parziale o addirittura deviante di ciò che è veramente spirituale. Intendere lo spirituale come immateriale significa escludere dalla dimensione spirituale tutto il mondo materiale, fisico, corporeo.

La realtà dell’uomo, quando non è affare della medicina, diventa questione della psicologia, della sociologia, della politica e dell’economia. Se al mondo del corpo corrisponde il mondo materiale, il mondo immateriale finisce per coincidere con quello della psiche e, per derivazione, con il mondo intellettuale, quello della volontà, del sentimento. Lo spirituale, che non è dell’ambito materiale, appartiene alla sfera della psiche. Secondo questo modo di pensare, la vita spirituale è la vita dei pensieri, dei sentimenti e della volontà.

L’identificazione dello spirituale con lo psichico, o con l’immateriale e l’etereo, è in ogni caso una trappola. Se lo spirituale fosse la dimensione intellettuale – cioè la sfera del pensiero e delle idee – diventare più spirituali andrebbe a significare avere pensieri sempre più “elevati”, fino ad essere un perfetto idealista. Allo stesso modo, se lo spirituale fosse la volontà impegnata e applicata a bei pensieri, si scivolerebbe nel volontarismo. E se lo spirituale fosse il sentimento, si rischierebbe di identificare lo spirituale con il sentimentale. Se così fosse, le pratiche spirituali non sarebbero altro che un esercizio psichico. La preghiera viene allora identificata con la meditazione, intesa come capacità di concentrazione mentale, di svuotamento psichico.

La concezione di un Dio che non si interessa alla storia esprime una visione della vita, dello spirituale e della religione radicalmente opposta alla fede cristiana, contrari ai principali dogmi cristologici. Dietro belle etichette spirituali e devote si nasconde un’arma potente a disposizione di chi ha interesse ad agire contro la fede e la vita cristiana. La storia stessa lo conferma: una spiritualità disincarnata, rinchiusa nell’immateriale, che vuole condurre l’uomo a disinteressarsi del mondo, è contro la carità, pecca di parzialità, compie un’ingiustizia. Sempre, quando un aspetto viene tolto dall’insieme, se una parte prevale sul tutto, si compie un’ingiustizia. Anche una visione religiosa nella quale Dio è escluso dalla vita materiale e corporea può dar ragione all’ingiustizia, coma a dire, questo è il mondo e Dio non c’entra.

Va detto anche qualcosa del materialismo che sta a monte della visione del corpo umano così facilmente identificato con la materia. Il corpo non è materia che si oppone allo spirito. San Paolo parla di corpo spirituale e tanti autori moderni hanno meditato in modo splendido sulla dimensione spirituale del corpo che fonda la fede nella sua resurrezione. Identificare il corpo con la materia rende difficile capire i più grandi dogmi del cristianesimo, rende cioè incomprensibile la teologia e la spiritualità dell’Incarnazione, della Trasfigurazione e, ovviamente, della Resurrezione. La vita spirituale abbraccia pensieri, affetti, fisicità; non c’è un evento della vita quotidiana anche insignificante che sia escluso, non toccato dalla vita dello spirito. Lo Spirito Santo, se l’uomo lo vuole, porta i frutti della vita divina nella storia, nell’umanità nuova.

Solo quando lo Spirito Santo penetra il mondo intellettuale e psichico, muove i gesti e le azioni del corpo, penetra dunque l’insieme della persona, allora diventa visibile e chiunque può percepirlo. La persona che si lascia progressivamente riempire dallo Spirito Santo fa trasparire la sua azione, ricorda agli altri Dio, richiama gli altri a Dio, diventa un comunicatore di Dio, una sua narrazione. La dimora dello Spirito Santo nell’uomo è l’uomo intero e questa presenza sacra si percepisce dall’azione dello Spirito Santo stesso. Una persona impregnata della luce e dei frutti dello Spirito Santo diventa un orientamento vivente verso il Padre. Diventa un’immagine, una somiglianza di Dio. Diventa una Parola di Dio che la gente può vedere e toccare.

Se questo è l’effetto dello spirituale, nessuno può dirsi “spirituale” da solo: sono gli altri a riconoscere in una persona spirituale una parola di Dio. Sono gli altri che dimostrano, trasformandosi a loro volta, che questa persona ha ricordato  loro Dio e li ha riportati a Lui. Sono gli altri che riconoscono nella sua vita l’agire della carità che fa loro sperimentare l’amore di Dio. Sono gli altri che riconoscono in quella persona una mentalità spirituale che ricorda loro il vangelo e la sua mentalità. La persona spirituale infatti incarna una mentalità vicina a Dio. Per conoscere l’Amore bisogna guardare Dio. Giovanni nella sua prima lettera mostra che l’Amore consiste nel come Dio ci ha amati. Egli ha dato il proprio Figlio, che è morto per noi; ma l’evento pasquale di Cristo non ha distrutto Dio, lo ha invece trionfalmente rivelato come Signore della vita. Riconoscere Dio Amore è orientare a Lui tutta la vita. L’esercizio della fede è la relazione; credere significa riconoscere se stessi in un rapporto esistenziale con il Dio personale che abbraccia tutta la persona, anche la conoscenza e l’agire morale.

La vita spirituale ha la sua origine nell’azione dello Spirito Santo che agisce dal di dentro della persona umana e si manifesta all’esterno, nel vissuto e nell’agire e nella mentalità del cristiano. L’inabitazione dello Spirito Santo nella persona umana è la partecipazione dell’Amore di Dio Padre dell’uomo. Il culmine della vita spirituale è in Cristo. Cristo è l’ultima parola sull’uomo e su Dio, la comunicazione totale e definitiva di Dio, dunque lo spirituale per eccellenza.

I sacramenti, come realtà fondata da Cristo e in Cristo nel mistero pasquale, sono spirituali. I sacramenti cristificano la storia, la creazione e l’uomo stesso. Le realtà scelte da Cristo, come l’acqua, il pane, il vino diventano comunicazione di Dio in maniera personale, cioè alla maniera di Cristo. Nel sacramento, Dio ama sensibilmente la creazione e l’umanità. Proprio come l’ha amata in suo Figlio, come in Gesù Cristo. Il corpo di Cristo si consegna nelle mani degli uomini, si lascia maltrattare e distruggere da loro, prende su di sé tutta la violenza accumulata dal peccato del mondo; quando, appeso alla croce, sfinito e insanguinato guarda l’umanità, con tutta la sua persona dice “ guardate e gustate quanto è buono il Signore “. Il cristiano celebra l’eucarestia e contempla il dono di Dio che non dona, ma si dona.

Non è l’uomo che dà un significato spirituale alle cose, ma è lo stesso Spirito Santo che nell’Amore rivela la Verità e l’ultimo significato di tutto ….. l’Amore apre i cuori e gli occhi interiori per leggere e accogliere la rivelazione spirituale del creato.  Sulla scia eucaristica dello spirituale e della vita spirituale, le cose, gli oggetti e gli eventi si accendono davanti a noi come il roveto ardente di Mosè nel deserto. Non appena Mosè comincia a tener conto del Signore  e accetta la logica dell’Amore – non conoscerà il Signore se non lo considererà, se non terrà conto di Lui – allora Dio gli parla. Non si conosce Dio senza Dio. Lo Spirito Santo, con la logica dell’Amore, fa sì che gli oggetti si dischiudano e dagli oggetti emerga il soggetto che parla. E’ questa la dimensione spirituale. E’ l’azione dello Spirito Santo che muove, tramite il mondo sensibile, i nostri sensi, suscitando in loro la conoscenza e il gusto spirituale. I sensi sono un dono che è stato dato al corpo, sono parte integrante dell’apparato conoscitivo dell’uomo.

Ogni senso corporeo ha un suo gemello nello Spirito. Un senso interiore ha un suo gemello nella parte interiore dell’anima, là dove l’anima si apre allo Spirito: la vita spirituale infatti consiste nel guardare con gli occhi esterni e nel vedere con gli occhi interiori, cioè con gli occhi spirituali: come se la stessa realtà vista con gli occhi corporali venisse letta interiormente come una realtà spirituale e diventasse ciò che realmente è, cioè una realtà che dice qualcosa di Dio, che orienta a Lui. Progressiva-mente gusto esterno e gusto interno diventano un unico gusto. Ciò che i sensi esterni percepiscono, interiormente diventano gusto spirituale.

La risposta nella vita spirituale consiste nel perdono. Chi scopre se stesso come peccatore sente tutto il peso e il buio del peccato; sa come il pensiero torni ossessivamente sul luogo del peccato e sul peccato commesso. Dimenticare è al di là delle forze umane. La memoria cattiva del peccato riempie il cuore di angoscia, di inquietudine, di rabbia, di rancore. Da questa memoria può liberare solo uno che, come sta scritto in Geremia, dica “ io perdonerò le loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”. Il peccatore che incontra Colui che perdona, finalmente può dimenticare l’angoscia del peccato, ma si ricorderà per sempre di Colui che ha perdonato. La memoria ferita e inchiodata sul male viene guarita e trasfigurata in una memoria del bene. Anzi del buono, ovvero del Salvatore.

Non c’è nessun antagonismo fra intelletto e sentimento: il sentimento non è esterno all’intelletto, fa parte della dimensione razionale, la ragione e il sentimento sono due dimensioni della mente. Anche vita spirituale e intelletto sono inscindibilmente uniti: l’intelletto umano è il perno della vita spirituale e in un senso si può addirittura dire che la vita spirituale non esiste fuori dell’intelletto.

La vera vita spirituale si può realizzare in maniera completa anche durante lunghi periodi di siccità sentimentale, quando non “si sente” niente di forte e di esplicito, se non una profonda coscienza della relazione con il Signore che si cerca di vivere nella fedeltà e nell’attesa. Le persone spirituali possono far diventare bello il mondo; la loro presenza segna in maniera indelebile la vita sociale, politica, ecologica del tempo che li vede esistere. L’Amore è una parola visibile, come è visibile la persona spirituale. Ma è pur vero che una persona spirituale può vivere per sempre sconosciuta. Non è detto che una vita spirituale autentica venga sempre percepita come tale. Questo riconoscimento sarà veramente possibile “soltanto” nell’eternità, ma siccome sarà anche lì la Chiesa come comunione a riconoscerla, già qui si devono vederne alcuni segni. Anche nel caso in cui qualcuno in questa vita non sia accettato, sia rinnegato, un segno affidabile di una vera spiritualità è il suo non odio verso gli uomini.

Il criterio del riconoscimento della vita spirituale da parte degli altri dunque è solo una delle possibili verifiche. L’altra è la conferma silenziosa che Dio dà al cuore del suo servo fedele. E’ la certezza intuitiva di camminare sulla strada di Dio. L’inizio della vita spirituale è scoprirsi raggiunti da Cristo. L’incontro con Cristo, nel posto e nel momento in cui meno lo si aspetta, magari nel proprio peccato, è la scoperta sorprendente del Dio Amore , è un dono che riempie di stupore e di gratitudine per il Salvatore che di persona scende a liberare l’amato. La vita spirituale comincia proprio nel riconoscimento dell’agire concreto di Dio dentro se stessi, e segna la fine della conoscenza astratta e teorica di Lui.

Ci si può incamminare sulla via spirituale accompagnati. In compagnia, in un’amicizia spirituale, o comunque nell’amore di un padre spirituale. Avventurarsi da soli nelle profondità spirituali significa sfidare grandi rischi di smarrimento, di deviazioni e di anomalie. La vita spirituale consiste nel vedere con lo Spirito Santo in una luce nuova la nostra vita quotidiana, questo mondo e questa storia.

Padre Marko Rupnik

La conferma silenziosa che Dio dà al cuore del suo servo fedele“, questa è la verità, ciò che con sincerità sentiamo e viviamo, non importa se non appare.
E’ “la certezza intuitiva di camminare sulla strada di Dio“, quella strada che percorreremo seguendo Lui ma, sostenuti dall’amore di quel padre spirituale che ce l’ha fatta conoscere.
 Lo Spirito cambia le persone, chi sente questa trasformazione è come se vivesse con due cuori ….. uno batte al ritmo di Dio.

Beato l’uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore. Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore (Salmo 119)  

Teresa