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06/06/2018 - Pellegrinaggio Sotto il Monte e Madonna del Bosco

Presenza delle reliquie di San Giovanni XXIII (Papa Giovanni) nel suo paese natale

Programma

QUATTRO MARTEDI' nel tempo di pasqua

PRIMO INCONTRO -Martedì 10 aprile 2018 ore 21.00 - Guida don Giuseppe -Oratorio di Luvinate

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Pellegrinaggio a Lourdes con i malati UNITALSI

IN PULMAN 23 - 29 maggio 2018 / IN AEREO 24 - 28 maggio 2018

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Perle in giro (e diciotto)

CORAGGIO AL FEMMINILE DI TERESA
“Nella nostra società, spesso carente di valori spirituali, santa Teresa ci insegna a essere testimoni instancabili di Dio, della sua presenza e della sua azione; ci insegna a sentire realmente questa sete di Dio che esiste nella profondità del nostro cuore, questo desiderio di vedere Dio, di cercare Dio, di essere in colloquio con lui e di essere suoi amici. 
L’esempio di questa Santa, profondamente contemplativa ed efficacemente operosa, spinga anche noi a dedicare tempo alla preghiera, per imparare da Dio un amore ardente a lui, alla sua Chiesa, e una carità concreta per i nostri fratelli”. (Benedetto XVI)

In uno stile immediato, colloquiale e coinvolgente insieme – senza però nulla togliere alla documentazione – l’autore racconta la storia delle diverse fondazioni di conventi carmelitani femminili e maschili che Teresa ha realizzato in varie città della Spagna. Parla dei suoi numerosi viaggi compiuti senza esitazione e con ogni mezzo del tempo – carrozza, dorso di muli e … a piedi -, sotto il caldo torrido o le piogge torrenziali. Il volume è arricchito di citazioni tratte dagli scritti di Teresa, dalle sue lettere e dalle testimonianze di quanti all’epoca la conobbero.

Ne emergono i tratti di Teresa di Gesù come donna dal temperamento forte, capace di affrontare sfide enormi e grandi sacrifici pur di raggiungere lo scopo in cui crede profondamente: la riforma dell’Ordine carmelitano. Il suo coraggio, tutto al femminile, è tale da tenere testa a confessori, vescovi, alte autorità religiose e da interpellare personalmente persino il re di Spagna pur di difendere la sua fede, la riforma e le persone che stima e ama, fra cui in particolare Jeronimo Gracian e le sue monache.

Ho fatto un patto con Teresa di Gesù. Lei lo manterrà, ne sono sicuro. Mi accingo a raccontare la storia della sua vita –pretesa audace e ambiziosa – con il mio fisico piuttosto malmesso a causa di una recente insufficienza cardiaca. Perciò le ho detto: “Teresa, prenditi cura del mio cuore in questa avventura e io cercherò, con le arti letterarie che presumo di conoscere, di non dipingerti con gli occhi cisposi come fece fra’ Giovanni della Miseria”.

Fra’ Giovanni della Miseria la ritrasse a Siviglia. Famosa e arguta è l’esclamazione, tipicamente femminile, di Teresa di Gesù quando vide il proprio ritratto: “Possa Dio perdonarti, fra’ Giovanni, che non solo mi hai voluto ritrarre, ma mi hai anche fatta brutta e con gli occhi cisposi”. Non pretendo, Dio me ne guardi, che si compia in me il miracolo del dardo, così meravigliosamente impresso nel marmo dal Bernini, con il cherubino che trapassa il cuore di Teresa. Il mio è un caso più prosaico. Un cuore semplicemente malconcio a causa di due infarti.

E dico che Teresa di Gesù non mi pianterà in asso. Questa donna dal coraggio tutto al femminile. Semplicemente donna. O, se volete, Che donna !, con il superlativo che sarete voi ad aggiungere. Si è scritto tanto di lei ! E ciascun autore, nel titolare il proprio libro, ha cercato l’epiteto più adatto a lei: santa, camminatrice, fondatrice, scrittrice, mistica, poetessa. Tutti questi aggettivi e molti altri sono appropriatissimi per Teresa di Gesù, ma io ho voluto prescindere, per esprimere tutto quello che questa donna fu nel secolo XVI. La più grande donna della Spagna.

Teresa confessa che Dio le ha dato un animo coraggioso “assai più di quello che è proprio di una donna”, e lo notavano quanti, tra uomini dotti e illuminati di questo mondo – vescovi, teologi, confessori, inquisitori …..- venivano in contatto con lei. Il gesuita Pablo Hernandez, buon amico di Teresa, che la aiutò nella fondazione di Toledo, diceva di lei: “ La madre Teresa di Gesù è una grandissima donna di questo mondo, e assai più dell’altro mondo”.

In un mondo misogino come quello del secolo XVI, Teresa di Gesù seppe marcare i suoi confini e far valere la sua condizione di donna, dovunque si trovasse. Il suo femminismo è proverbiale. E’ lei che sceglie gli uomini. A Medina del Campo, all’inizio delle sue fondazioni, notò il giovane Giovanni della Croce: ottimo ingaggio! A Beas sarà affascinata da Jeronimo Gracian, che diventerà per lei il suo uomo, l’uomo che potrà controllare gli uomini nelle fondazioni maschili. Questo capitò più di una volta che rinfacciassero a frà Jeronimo di essere sottoposto a una donna. Madre Teresa di Gesù fu fondatrice di donne e uomini, caso insolito a quei tempi.

La misoginia del secolo XVI ruotava soprattutto intorno alla presunta incapacità intellettuale femminile, e alla sua inferiorità in ciò che riguardava l’insegnamento delle cose spirituali. Il precetto paolino che le donne devono tacere nella Chiesa pesa come un macigno in questo momento storico. Da qui la prudenza con cui le donne sono costrette a muoversi per non incappare nelle ire maschiliste o nelle reti dell’Inquisizione. “Poiché l’Apostolo e la nostra incapacità ci vietano di predicare con le parole, dobbiamo cercare di farlo con le opere”, dice Teresa, alludendo alla prescrizione paolina.

E’ un dato di fatto che la donna del tempo fosse ignorante e analfabeta. Le donne non sapevano leggere né firmare con il proprio nome. Ma ciò non significa che l’ignoranza fosse innata alla condizione femminile, anche se a quel tempo erano in molti a crederlo. Si credeva che la donna fosse debole per natura – è la tesi degli antifemministi – perciò, se si voleva mettere in risalto qualche valore nelle donne si parlava dello spirito mascolino che le muoveva. Il maschile è positivo, il femminile è negativo.

Genio letterario, Teresa di Gesù, con “una prosa pura, schietta, senza elementi di coloritura”: inviando il manoscritto della Vita a padre Garcia de Toledo, Teresa gli scrisse: “Le consegno la mia anima”. E’ l’anima di Teresa che stilla dal Libro della Vita, una Teresa “umana, profondamente umana, diretta, elementare, come l’acqua pura e cristallina”. Quanto deve questo libro alle Confessioni di sant’Agostino ?

Teresa scoprì il vescovo di Ippona a quarant’anni di età e venti di vita religiosa, dopo un periodo di crisi spirituale. Il libro giunse nelle sue mani, stampato a Salamanca in quello stesso anno 1554, e lo lesse con avidità: “Appena diedi inizio alla lettura delle Confessioni, mi parve di ritrovarmi in esse. Quando giunsi alla sua conversione e lessi della voce che udì nell’orto, mi parve che il Signore la facesse udire a me, per quello ch’ebbe a sentire il mio cuore, e rimasi lungo tempo sciogliendomi tutta in lacrime…”. Ci sono tre autobiografie nella storia della Chiesa che sono come pietre miliari, nelle quali la santità brilla in grado sublime. Mi riferisco alle Confessioni di sant’Agostino, alla Vita di santa Teresa di Gesù e alla Storia di un’anima di santa Teresa di Lisieux. Tutti e tre autentici best seller.

Teresa è senza dubbio una delle anime più insondabili che abbiano scritto della vita interiore, delle profondità dell’anima. Scrittrice per obbedienza, plasma nei suoi libri in stile semplice le cose che le accadono, la sua vita di preghiera, il suo essere affascinata da Dio, le sue visioni di estasi o, più con i piedi per terra, i suoi racconti delle Fondazioni o le sue infinite Lettere, di cui se ne conservano cinquecento

Senza preoccuparsi dello stile scrive del divino e dell’umano con la stessa semplicità con cui parla. Lo confessa nel prologo del Castello interiore : “Chi mi ordinò di scrivere mi disse che le monache di questi monasteri di Nostra Signora del Carmelo avevano bisogno di chi chiarisse loro certi dubbi circa l’orazione e, sembrandogli che le donne intendono meglio il linguaggio di un’altra donna …  scrivendo mi rivolgerò solo ad esse”. Scrive come parla. E’ il suo stile, caratteristico, personale. Ditemi chi ha mai parlato con più ardore del divino !

Pioniera in tante cose, Teresa lo è stata anche come prima donna proclamata Dottore della Chiesa, seguita da Caterina da Siena e Teresa di Lisieux. Dottore è un titolo che la Chiesa conferisce ufficialmente ad alcuni santi che riconosce come eminenti maestri di fede per i fedeli di tutti i tempi. Attualmente i Dottori della Chiesa sono trentatré, comprese le tre donne citate. Quando nel 1926 la Chiesa proclamò Dottore san Giovanni della Croce per le sue opere mistiche, a tutti venne in  mente la figura benemerita della fondatrice del Carmelo scalzo. Ma, a quanto pare, non erano ancora maturi i tempi perché una donna entrasse nella ristretta cerchia dei Dottori eletti. Si dovette aspettare il Concilio Vaticano II perché un’aria di rinnovamento soffiasse nella Chiesa e si superasse il fastidioso problema antifemminista. Paolo VI la proclamò Dottore della Chiesa il 27 settembre 1970. Questa donna, donna che sale fino alla settima dimora di Dio mentre si distrae in cucina, perché “il Signore si aggira fra le pentole”. Donna che è anche tenerezza , discrezione, madre, santa in un corpo malato per tutta la vita. Donna che, prima di morire, esclamò gioiosa: “Finalmente, Signore, muoio figlia della Chiesa”. Donna a cui pretendo di accostarmi con pudore per offrire al lettore, con non poca audacia da parte mia, il racconto della sua vita.

Dopo la sua morte, la sua fama di santità si diffuse con i suoi libri. Tradotti in francese agli inizi del secolo XVII, circa vent’anni dopo la sua morte: oggi i suoi libri si trovano tradotti in svariate lingue. “Chi fu la madre Teresa di Gesù, il suo spirito, la sua grazia naturale e soprannaturale, la sua dolcezza, discrezione e prudenza, lo si saprà leggendo i suoi libri”. “Scrittrice vivente dei nostri giorni”, la definì Edith Stein, la più rinomata conversa seguace di Teresa di Gesù: giovane ebrea tedesca. Trovò nella biblioteca di una famiglia amica il Libro della vita di Teresa,  lo lesse in una sola notte: “Quando chiusi il libro, mi dissi: questa è la verità. Il mio anelito per la verità era un’unica preghiera”

Carlos Ros

Non si può leggere un testo di santa Teresa senza sentirsi in contatto con lei, è lei stessa che si dona. Quando un libro ci cade tra le mani, quando ci scopriamo a leggerlo con avidità, quando tra quelle parole ritroviamo la nostra vita, il cuore arde e le lacrime, quelle “sciocche” lacrime agli occhi di altri, inspiegabilmente non si arrestano, allora, è il Signore che si fa sentire.

Dio si impadronisce veramente dell’anima che si abbandona a lui.  Nel breviario di santa Teresa fu trovato un foglietto ….
“Nulla ti turbi
nulla ti spaventi,
tutto passa,
Dio non cambia,
la pazienza
ottiene tutto.
Chi ha Dio
non manca di nulla.
Dio solo basta”.

Tutto in una sola Parola: “Penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere”. (Gv)

Teresa