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Quaresima 2018

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Foglio Quaresima

Esercizi spirituali nella vita corrente

dal 26 febbraio al 2 marzo 2018 - ore 15.30 Morosolo - ore 20.45 Barasso

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Perle in giro (e venti)!!

LA ETTY, LA HILLESUM, L’AMICA
All’inizio di questo Diario, Etty è una giovane donna di Amsterdam, intensa ed appassionata. E’ ebrea ma non osservante. I temi religiosi la attirano, e talvolta ne parla. Poi, a poco a poco, la realtà della persecuzione comincia a infiltrarsi fra le righe del diario. Etty registra le voci su amici scomparsi nei campi di concentramento, uccisi o imprigionati. Un giorno, davanti a un gruppo sparuto di alberi, trova il cartello: “Vietato agli ebrei”. Un altro giorno, certi negozi vengono proibiti agli ebrei. Un altro giorno gli ebrei non possono più usare la bicicletta. Etty annota: “La nostra distruzione si avvicina furtivamente da ogni parte, presto il cerchio sarà chiuso intorno a noi e nessuna persona buona che vorrà darci aiuto lo potrà oltrepassare”. Ma, quanto più il cerchio si stringe, tanto più Etty sembra acquistare una straordinaria forza dell’anima. Non pensa anche un solo momento, anche se ne avrebbe l’occasione, a salvarsi. Pensa a come potrà essere d’aiuto ai tanti che stanno per condividere con lei il “destino di massa” della morte amministrata dalle autorità tedesche. Confinata a Westerbork, campo di transito da cui sarà mandata ad Auschwitz, Etty esalta persino in quel “pezzetto di brughiera recintato dal filo spinato” la sua capacità di essere un “cuore pensante”. Se la tecnica nazista consisteva innanzitutto nel provocare l’avvilimento fisico e psichico delle vittime, si può dire che su Etty abbia provocato l’effetto contrario. A mano a mano che si avvicina la fine. La sua voce diventa sempre più limpida e sicura, senza incrinature. Anche nel pieno dell’orrore, riesce a respingere ogni atomo di odio, perché renderebbe il mondo ancor più “inospitale”. La disposizione che ha Etty ad amare è invincibile. Sul diario aveva annotato: “Temprato” : distinguerlo da “indurito”. E’ proprio la sua vita sta a mostrare quella differenza.

I diari per i quali Etty Hillesum è diventata famosa in tutto il mondo furono in gran parte scritti nella sua camera sulla Gabriel Metsustraat, dove vivevano non solo lei e Han Wegerif, ma anche il figlio di lui, Hans, la domestica Kathe e uno studente di chimica, Bernard: fu grazie a lui che, lunedì 3 febbraio 1941 Etty si recò quale “oggetto d’analisi” dallo psicochirologo Julius Spier ad Amsterdam. Il giorno dopo iniziò il suo diario, probabilmente dietro consiglio dello stesso Spier e come parte della terapia. Non deve stupire, quindi, che la relazione con Spier risulti essere un argomento tanto frequente nelle sue annotazioni.

Sabato 15 marzo 1941, le nove e mezzo di mattina
Se un uomo delle SS dovesse prendermi a calci fino alla morte, io alzerei ancora gli occhi per guardarlo in viso, e mi chiederei, con un’espressione di sbalordimento misto a paura, e per puro interesse nei confronti del’umanità: Mio Dio, ragazzo, che cosa mai ti è capitato nella vita di tanto terribile da spingerti a simili azioni ? Quando qualcuno mi rivolge parole di odio – e questo, in ogni caso, non succede spesso – non provo mai la tentazione di rispondere con l’odio, ma sprofondo improvvisamente nell’altro, in una sorta di disorientamento doloroso e al contempo interrogativo, e mi chiedo perché l’altro sia così, dimenticando me stessa.

Domenica mattina 16 marzo 1941
E ora capisco anche le parole di Spier dopo la mia prima visita da lui. “Quel che c’è qui” (e indicava la testa) “deve finire qui” (e indicava il cuore). Allora io non capivo bene come questo passaggio potesse realizzarsi grazie al suo lavoro, ma in ogni caso è successo, anche se non saprei dire come.

8 giugno 1941,  domenica mattina, le nove e mezzo
Sia questo, dunque, lo scopo della meditazione: trasformare il tuo spazio interiore in un’ampia pianura vuota, senza tutta quell’erbaccia che impedisce la vista. Così che qualcosa di “Dio” possa entrare in te, come c’è qualcosa di “Dio” nella Nona di Beethoven.

Sabato 14 giugno 1941, le sette di sera
Di nuovo arresti, terrore, campi di concentramento, sequestri di padri, sorelle e fratelli. Ci s’interroga sul senso della vita, ci si domanda se essa abbia ancora un senso: ma per questo bisogna vedersela esclusivamente con se stessi, e con Dio. Forse ogni vita ha il proprio senso, forse ci vuole una vita intera per riuscire a trovarlo.

Sabato mattina, 9 agosto 1941
Conosco due forme di solitudine. L’una mi fa sentire terribilmente infelice, perduta e quasi sospesa; l’altra mi rende forte e felice. La prima è sempre presente quando non mi sento in contatto con i miei simili, quando in genere non ho il benché minimo contatto con alcunché; allora sono completamente tagliata fuori da tutti e da me stessa, non afferro il senso di questa vita né vedo ciò che unisce le cose, non avverto il mio posto in questa esistenza. Nell’altro tipo di solitudine mi sento invece forte e sicura, in contatto con tutti, con tutto e con Dio, e so di poter affrontare la vita da sola senza dipendere da altri In quei momenti mi sento parte di un tutto ricco di significato, immenso, e mi sembra di poter ancora dare molta forza anche agli altri. La prima forma di solitudine è quella pericolosa. E’ quella  a cui mi devo opporre.

26 agosto 1941, martedì pomeriggio
Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio. A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo. M’immagino che certe persone preghino con gli occhi rivolti al cielo: esse cercano Dio fuori di sé. Ce ne sono altre che chinano il capo nascondendolo fra le mani, credo che cerchino Dio dentro di sé.

Mercoledì mattina, 24 settembre 1941
Non riesco proprio a inginocchiarmi bene, c’è una sorta di imbarazzo in me. Perché ? Forse a causa della parte critica, razionale e atea che pure mi appartiene. Tuttavia sento, di tanto in tanto, un forte desidero di inginocchiarmi, con le mani sul viso, per trovare pace e per ascoltare la fonte nascosta in me.

Domenica mattina, 5 ottobre
Oggi pomeriggio, mentre stavo davanti alla libreria stracolma, con alcuni libri in mano, padre Wegerif, in procinto di andarsene via, mi ha detto, con una certa ironia ma con una sfumatura di serietà: Possa tu avere la forza di sopportare e rielaborare tutta quella roba. E’ questa forse la risposta ai tuoi perché.

Sabato mattina 22 novembre 1941
Da qualche parte in me ci sono una malinconia, una tenerezza e anche un po’ di saggezza che cercano una forma. Questo improvviso affiorare di qualcosa che dovrà diventare la mia verità. E poi Dio. “La ragazza che non sapeva inginocchiarsi e che pure lo imparò, sul ruvido tappeto di cocco, in una disordinata camera da bagno”. Vorrei poter rappresentare in tutte le sue sfumature questo processo interiore, la storia della ragazza che imparò a inginocchiarsi.

Martedì mattina 25 novembre 1941
Mio Dio, prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza. Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita, cercherò di accettare tutto e nel modo migliore. Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace. Il calore e la sicurezza mi piacciono, ma non mi ribellerò se mi toccherà stare al freddo purché tu mi tenga per mano. Andrò dappertutto allora, e cercherò di non aver paura. A volte credo di desiderare l’isolamento di un chiostro. Ma dovrò realizzarmi tra gli uomini, e in questo mondo. E lo farò, malgrado la stanchezza e il senso di ribellione che ogni tanto mi prendono. Prometto di vivere questa vita sino in fondo, di andare avanti.

Certe volte mi capita di pensare: la mia vita è completamente sbagliata, c’è un errore: ma questo capita solo quando ci si fa una determinata idea della vita, rispetto a cui può apparire sbagliato come realmente viviamo. Eppure, in futuro, scriverò di quanto adesso sta vagamente maturando in me. Forse si trasformerà in un fiume che si farà largo e al quale per troppo tempo è stato impedito di scorrere liberamente.

Venerdì mattina 28 novembre 1941
Ultimamente traggo alcune citazioni dalla Bibbia e le rileggo alla luce di un significato che per me è chiaro, nuovo, ricco e pieno di esperienza. Nel proprio cuore voler bene ai propri genitori, cioè perdonarli per tutte le difficoltà che ti hanno creato semplicemente con la loro esistenza: difficoltà nell’attaccamento come nella repulsione, e nel peso della loro vita complicata che s’aggiunge alla tua.

Venerdì mattina 12 dicembre 1941
Dio mio, ti ringrazio perché mi hai creata così come sono. Ti ringrazio perché talvolta posso essere così colma di vastità, quella vastità che non è poi nient’altro che il mio esser ricolma di te.

Venerdì mattina 9 gennaio 1942
Dio, Ti ringrazio per la grande forza che mi dai: il centro interiore da cui viene regolata la mia vita sta diventando sempre più forte e cardinale. Dio, credo di collaborare bene con Te, noi lavoriamo bene insieme. Ti sto offrendo uno spazio sempre più ampio in cui vivere, e comincio anche a esserTi  fedele. Non ho quasi più bisogno di ripugnarTi.

Prima dovevo ogni volta ritirarmi dal mondo esterno, perché le molte impressioni mi confondevano e mi rendevano infelice. Dovevo rifugiarmi in una stanza silenziosa. Adesso quella “stanza silenziosa”, per così dire, la porto sempre con me, e mi ci posso ritirare a ogni istante. Ho dovuto percorrere un cammino faticoso per ritrovare quel gesto intimo verso Dio, la sera alla finestra,per poter dire: ti ringrazio, Signore. Nel mio mondo interiore regnano tranquillità e pace. E’ stato proprio un cammino faticoso. Ora sembra tutto così semplice e ovvio. Questa frase mi ha perseguitata per settimane: Bisogna osar dire che si crede. Osar pronunciare il nome di Dio. In questo momento, un po’ fiacca e stanca e triste e non del tutto contenta di me stessa, non sento così, ma so che questo sentimento esiste. Eppure la mia tristezza è diversa da quella di un tempo.

22 febbraio 1942, domenica sera
Oggi pomeriggio, con la musica di Beethoven, ho dovuto improvvisamente piegare il capo e pregare per tutti coloro che sono nei campi di concentramento: ho pregato Dio perché li renda forti e augurato loro che ricordino i momenti buoni della loro esistenza, così come in futuro, nei momenti più duri, anch’io mi ricorderò di questo giorno e dei molti giorni di quest’anno, e da essi trarrò la forza di non provare astio nei confronti della vita.  Ora dobbiamo fare in modo che le nostre forze crescano di giorno in giorno per sopportare i tempi che arriveranno.

 Giovedì mattina 9 aprile 1942
……E così ho chiesto: Dio, lascia che io non disperda la forza, neanche un briciolo di forza, per l’odio, l’inutile odio nei confronti di questi soldati. Conserverò la mia forza per cose migliori. Stamattina mi sono imbattuta in queste parole in Matteo: “E sarete trascinati davanti a governatori e re”……”Ma quando sarete arrestati, non preoccupatevi di quel che dovrete dire e di come dirlo. In quel momento Dio ve lo suggerirà”.

In un secondo articolo propongo la versione integrale integrale del Diario. Già la prima versione però è utile leggere e amare. Aspettavo il momento giusto per questo libro e in questi giorni è arrivato nell’anniversario della morte del Cardinal Martini.  Rubo da lui le parole per il commento.

Teresa 

Parto dallo scritto di una giovane ragazza ebrea, Etty Hillesum, morta ad Auschwitz nel 1943 all’età di ventinove anni.”Se Dio non mi aiuterà più allora sarò io ad aiutare Dio” e il giorno successivo, domenica 12 luglio 1942, ella scrive una lunga preghiera nel suo diario. Etty Hillesum scrisse questa pagina quando viveva il difficile passaggio dall’ateismo alla fede e scopriva a poco a poco lo sconosciuto volto di Dio.

Ma queste parole, che possono creare sospetto alle menti formate in teologia, contengono una grande verità: Dio vuole farci attenti al nostro prossimo. Egli è sempre pronto a porre ad ognuno di noi il primordiale interrogativo che fu posto a Caino: “Dov’è tuo fratello Abele?”.

“Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza” (Lc 10).

card. Carlo Maria Martini

 

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