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Iniziamo... insieme!

Anno oratoriano 2018-2019 - Festa della Comunità dal 27 al 30 settembre 2018

Programma

PERCORSO FIDANZATI 2018 - 2019

PRIMO INCONTRO SABATO 13 ottobre ore 21.00 Parrocchia di Casciago

Locandina
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Perle in giro (e ventisette)

RESUSCITARE
Questo libro non è un romanzo e neppure un racconto nel senso tradizionale del termine. Si tratta di pensieri, di pennellate di uno scrittore che vede con occhi diversi ciò che lo circonda e ciò che anche noi vediamo. Riesce però ad offrire righe cariche di luce. Auspichiamo che questo libro e tanti altri suoi libri, aiutino a volare in alto! (ndr)

 Ho tolto molte cose inutili dalla mia vita
e Dio si è avvicinato per vedere che cosa accadeva.

  • E’ una strana esperienza andare al cimitero per rendere visita a qualcuno che abbiamo amato. Si inizia con una passeggiata dolce e indolente, quasi sognante, sino al momento in cui non è più possibile fare un solo passo in avanti e ci si trova davanti a una lastra tombale come davanti a un ostacolo insormontabile. Ci si appresta a trovare qualcuno e non c’è nessuno, addirittura non c’è più nulla, come se la terra fosse piatta e se ne fosse raggiunto per sbaglio il limitare. Davanti alla tomba di mio padre mi sento come davanti a un muro, in fondo a una strada senza uscita. Non mi resta altro che lanciare il mio cuore al di sopra, come fanno i bambini quando gettano il pallone al di là di un muro di cinta, per il piacere un po’ ansioso, andando a riprenderlo, di penetrare in una proprietà sconosciuta. Ignoro su quale ghiaia rimbalza il mio cuore quando lo lancio al di là di una tomba più alta del cielo, ma so che questo gesto non è vano: nel giro di qualche secondo mi torna indietro, colmo di gioia e fresco come il cuore di un passerotto appena nato.
  • C’è un momento in cui, per ciascuno di noi, la conoscenza inconsolabile ci entra nell’anima e ci lacera. E’ nella luce di quel momento, che sia già arrivato o no, che dovremmo tutti parlarci, amarci e persino ridere insieme il più possibile.
  • Alla mia nascita una fata si è chinata sulla mia culla dicendomi: ”Assaporerai soltanto una parte minuscola di questa vita e in cambio la percepirai tutta”.
  • Per un anno ho reso visita a mio padre nella casa in cui, giorno dopo giorno, la sua memoria si riduceva come un velo di vapore su vetro, al tocco del sole. Non sempre mi riconosceva e ciò non aveva importanza. Io sapevo bene che era mio padre. Lui poteva permettersi di dimenticarsene. A volte, fra due persone c’è un legame così profondo che continua anche quando uno dei due non riesce più a vederlo.
  • L’amore è il miracolo di essere un giorno intesi sin nei nostri silenzi e intendere in cambio con la stessa delicatezza: la vita allo stato puro, fine come l’aria che sostiene le ali delle libellule e che si rallegra della loro danza.
  • Tutto quello che so del cielo mi deriva dallo stupore che provo davanti all’inspiegabile bontà di questa o quella persona, alla luce di una parola o di un gesto così puro che d’improvviso mi risulta evidente che nulla al mondo può esserne la fonte.
  • Mi sono chinato sulla tomba di mio padre ed ho posato la mano sulla pietra fredda. Alcune nuvole oscuravano il cielo. E’ apparso il sole ed ha posato la mano sulla mia. Il gelo della pietra mi parlava dell’assenza definitiva di mio padre e il calore del sole mi parlava della dolcezza sempre operosa della sua anima. Sono rimasta così una manciata di secondi, poi mi sono alzato e sono tornato in città con una forza enorme nel cuore.
  • Non c’è maggior infelicità al mondo che quella di non trovare nessuno con cui parlare e le nostre chiacchiere, lungi dal porre rimedio a questo silenzio, la maggiore parte delle volte non fanno che appesantirlo.
  • La fotografia in bianco e nero sta nel palmo della mano. Ha i bordi dentellati come quelli di una piccola pasta secca. E’ stata scattata nel 1954. Ho dunque tre anni. Porto un pagliaccetto con un elastico che mi dà fastidio e lo tiro per allentarlo. Con la mano sinistra tengo la mano di mio padre. Indossa una camicia estiva e dei bermuda lunghi. Siamo su una strada di campagna. I nostri sguardi si spingono in lontananza nella stessa direzione e i nostri visi, fra l’incuriosito e il preoccupato, non cercano il piacere di nessuno. Quando ho mostrato quest’immagine a mia madre,ha esclamato: “In quegli anni eri sempre con tuo padre, non lo lasciavi mai”.
  • Ho pensato, senza dirglielo, che era ancora così e che ci voleva ben altro che la morte per dissigillare quelle due mani richiuse con calma una sull’altra. Certo, c’è qualcosa di decisamente diverso e se oggi si potesse fare una foto, con una pellicola sufficientemente sensibile da rimanere impressionata nell’invisibile, essa mostrerebbe le stesse persone che si tengono per la mano, ma con la statura cambiata: attualmente sono l’uomo maturo che lì era mio padre e lui ha l’età che ci dà la morte quando si irradia con la sua innocenza, in qualunque momento compaia: due o tre anni, poco più o forse meno.
  • “Entrare nel seno di Dio” è un’espressione contenuta nella Bibbia. La Bibbia è un libro che la maggior parte della gente non legge, così fitto da somigliare a una foresta abbandonata, invasa dai rovi e abitata da animali selvatici che vivono lontano dagli sguardi degli uomini. Ho a lungo creduto che quest’espressione fosse soltanto un modo poetico di parlare, per conferire una bella luce come se ne trovano esempi a migliaia nella Bibbia e nelle foreste in stato di abbandono. Solo stamani, guardando i passeri che si riversavano a decine nel fogliame odoroso del tiglio, ho finalmente compreso che cos’era il seno di Dio e quale delizia potesse essere entrarvi un giorno.
  • Ignoro dove siano coloro che ho amato e che sono morti. So soltanto che non sono nei cimiteri, anche se ogni giorno il sole si inchina davanti alle loro tombe per farne brillare i nomi. Dell’aldilà non immagino nulla, se non qualcosa di simile a quei campi che da tempo non sono più coltivati e di cui, anche cercando nei pesanti registri malva degli uffici comunali, non si rintraccerebbe il proprietario.
  • Gesù Cristo misura questa terra incolta, che è sfuggita alla tirannia dell’utile, con il passo lento del vagabondo che non ha altro da fare se non contemplare la vita dalle mille sfumature. Quando egli si distende sull’erba per un breve riposo, delle farfalle gli si avvicinano al viso, muovendo l’aria che respira con il battito senza rumore delle loro ali colorate.
  • La maggior parte della gente perde la propria anima quando fa ingresso nel mondo, con la stessa facilità con cui perde un libro in un trasloco.
  • Ci sono poche gioie a questo mondo che non siano segretamente velate di malinconia ed è una gioia senza pecche scoprire un’anima pura. Sono anime che somigliano ai primi libri  dei bambini: contengono poche parole e sono piene di colori.
  • Ci sono anime in cui Dio vive senza che se accorgano. Nulla lascia indovinare questa presenza soprannaturale, tranne la grande naturalezza che essa infonde nei gesti e nelle parole di coloro in cui essa dimora.
  • In cielo c’è una stella per ognuno di noi, sufficientemente lontana perché i nostri errori non possano offuscarla.
  • Nell’ospedale psichiatrico in cui lavoravo, vicino a Besançon, il primo giorno è accorso verso di me un ammalato con le braccia aperte, che mi diceva:  “La riconosco, lei è Dio”. Sono scoppiato a ridere ed ho risposto negativamente, scusandomi per la delusione che gli davo. Anche lui si è messo a ridere. Nei giorni successivi, quando ci incontravamo nei corridoi, ci intrattenevamo con lo stesso brio sul conto di questo Dio di cui aveva sentito dire tanto bene e che egli non trovava da nessuna parte. Mi faceva piacere veder quest’uomo come pure i suoi compagni di sventura. Provavo dei turbamenti unicamente nei minuti che precedevano la mia giornata di lavoro, quando nel loro ufficio ascoltavo gli infermieri parlare di donne, auto e soldi. Il vuoto delle loro conversazioni mi pareva più insondabile che non la pazzia dei malati. Una mattina, un medico mi ha preso in disparte come quando si rimprovera in bambino senza volerlo umiliare, e mi ha suggerito di prendere maggiormente le distanze dai malati. “Lei non è molto tagliato per questo mestiere”, mi ha detto sorridendo. Non aveva torto, anche se togliere la pazzia dal cuore di un uomo  è più un dono che un mestiere.  Me ne sono andato un po’ più tardi, non senza salutare un’ultima volta colui che si sfiniva dalla mattina alla sera a cercare Dio nel primo arrivato. Chi lo sa. Forse un giorno l’ha trovato.
  • Non crediate che io sia buono, saggio o persino intelligente, crediate soltanto a ciò che ho visto perché l’ho visto per davvero.

Christian Bobin

Quando perdiamo qualcuno cerchiamo di colmarne la mancanza con i ricordi e, a volte, sembra che il dolore faccia fatica a placarsi.
Esiste anche un dolore più grande, un vuoto incolmabile, ed è quello di non avere ricordi, di non conoscere la mancanza, è il vuoto del vuoto : allora. si cerca disperatamente, invano, almeno una piccola diapositiva, bella, luminosa, accontentandoci anche solo di un istante, diventando così “mendicanti” di sentimenti.

Lasciar entrare nel nostro cuore chi incontriamo è una grande “sfida” perché dobbiamo essere anche pronti a perderli, un giorno.

Fin quando, non reggiamo più al gioco dei sentimenti e il nostro grido silenzioso arriva in alto, al Padre che lo afferra………..finalmente !!

“Non vi lascerò orfani : verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.

Teresa