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Rosario di Maggio

Quarta settimana Morosolo - ore 20.45

Programma

Pellegrinaggio La Salette e Laus

17 e 18 giugno 2019 - iscrizioni in segreteria entro il 25 maggio

Programma

Oratorio Estivo 2019

dal 12 giugno al 12 luglio

Volantino

Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

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Perle in giro (e ventinove)

LA PREGHIERA DELLE PREGHIERE
Queste pagine non si offrono come un commento al Padre Nostro, in chiave esegetica o spirituale. Esse intendono accompagnare il lettore in un cammino che, a tappe successive, lo introduca a scoprire gli inesauribili tesori di una preghiera che ben a ragione è stata definita breviarium totius Evangelii: “Il Padre Nostro riserva sempre delle sorprese, è sempre nuovo, polivalente, e spesso non arriviamo a coglierne tutte le ricchezze”. Lo stile è semplice e sobrio. A tratti però la commozione del cuore rende la parola significativamente vibrante.

Per esempio dove si parla del Regno, “una realtà che è compresa da chi la vive”, che “viene vissuta giorno dopo giorno seguendo Gesù”, che “chiediamo intuendo più che ragionando, più desiderando con il profondo del cuore che avendo davanti agli occhi una immagine precisa” (risentiamo l’eco delle parole di sant’Agostino nella Lettera a Proba: “Il dovere della preghiera si adempie meglio coi gemiti che con le parole, più con le lacrime che con i discorsi”. O dove si rivela l’anelito al compiersi definitivo del Regno nella pienezza dei “cieli”: “Se il Regno di Dio è la Gerusalemme celeste che inizia….la nostra domanda è che l’insieme della terra faccia risplendere la pace e la luce della dimora di Dio”.

Può parlare cos’ solo chi ha dedicato e dedica la propria vita al compiersi del Regno, nella sequela amante e perseverante di Gesù; solo chi ha vissuto e vive la com-passione e la solidarietà col male e le sofferenze del mondo, tenendo lo sguardo fisso agli orizzonti eterni che aprono alla speranza. Siamo lieti perciò di consegnare al pubblico questo volume, auspicando che molti possano trovarvi un aiuto a discernere e a percorrere cammini di verità per sé, per la società in cui viviamo, per il mondo.

Come spiega molto bene il teologo Karl Rahner, Dio opera immediatamente in me e parla al mio cuore, cerca il contatto immediato con l’anima di ciascuno, per chiedere a ciascuno una cosa che non chiederà a nessun altro.

Sono stato ispirato a scegliere il Padre Nostro , verrebbe spontaneo dire: ma lo conosciamo a memoria, l’abbiamo recitato infinite volte ! E’ vero, tuttavia riserva sempre delle sorprese, è ogni volta nuovo, misterioso, polivalente, e spesso non arriviamo a coglierne tutte le ricchezze. Possiamo pure considerare il Padre Nostro una sintesi del Vangelo.

Non a caso Tertulliano lo chiamava breviarium totius Evangelii. E’ una definizione che mi attrae e che il mio grande e indimenticabile padre spirituale Michel Ledrus, defunto ormai da molti anni, dava come titolo a un suo piccolo libretto: Il Padre nostro preghiera evangelica. E’ una preghiera che riassume infatti tutto il Vangelo; e, se lo comprendiamo bene, ci accorgeremo che il Padre Nostro poteva dirlo soltanto Gesù e solo lui poteva insegnarlo. Perché c’è una corrispondenza, una omologia perfetta tra il Padre Nostro, insegnamento evangelico, vita di Gesù Figlio di Dio morto e risorto per noi.

Vengono alla mente a questo punto le testimonianze che della loro esperienza ci hanno lasciato i santi. Penso per esempio alle vibranti esclamazioni con cui santa Teresa d’Avila, nel suo Cammino di perfezione, introduce il commento alle prime parole della preghiera: “Padre nostro che sei nei cieli!”…..Il nostro intelletto dovrebbe andarne così rapito e la nostra volontà così compenetrata da non essere più capaci di pronunciare la parola…..Come converrebbe che qui l’anima si raccogliesse per elevarsi al di sopra di sé ad ascoltare ciò che le insegna questo Figlio benedetto intorno al luogo dove abita suo Padre, quando dice che è “nei cieli”!” (Cammino di perfezione 27,1)

E ancora è bello ricordare ciò che diceva santa Teresa di Gesù Bambino, quando raccontava che cosa le suggeriva la preghiera di Gesù: “Qualche volta, quando il mio spirito è in una tale aridità che mi è impossibile tirar fuori un qualunque pensiero per unirmi al buon Dio, io recito molto lentamente un Padre Nostro e poi la salutazione angelica; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono la mia anima e ben più che se le avessi recitate precipitosamente un centinaio di volte” (Manoscritto C, 318). Questo era per lei il Padre Nostro.

E la testimonianza di una consorella attesta: “La sua unione con Dio era continua. Pregava senza sosta. Un giorno la trovai nella sua celletta. Cuciva con gran velocità e tuttavia aveva l’aria così raccolta che gliene domandai la ragione. “Io recito il Pater”, mi disse. “E’ così bello dire Padre Nostro”, e alcune lacrime brillavano nei suoi occhi”. Questo è il nostro desiderio: penetrare nel cuore, nello spirito della preghiera insegnataci da Gesù.

Sappiamo che i vangeli in cui il Padre Nostro è riportato sono due. E c’è da stupirsi, perché vorremmo che fossero tre, vorremmo che pure in Marco ci fosse il Padre Nostro. Gli esegeti discutono se non l’ha riferito perché non lo conosceva oppure perché non era preoccupato di tramandare tutte le parole di Gesù.

Il Padre Nostro nel vangelo di Luca
Leggiamo anzitutto Lc 11. Il contesto in cui il Padre Nostro viene insegnato si situa durante il viaggio di Gesù a Gerusalemme che inizia in 9,51, quindi già abbastanza avanti nella sua biografia. Ricordiamo che a Gerusalemme c’è una tradizione, testimoniata dalla basilica del Pater noster, secondo cui la preghiera sarebbe stata insegnata là, sul monte degli Ulivi, verso la fine della vita di Gesù. In ogni caso, per Luca l’insegnamento del Padre Nostro è tardivo.
Gesù si trovava in un luogo a pregare, quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. Ed egli disse loro: “Quando pregate, dite”: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”.

Il Padre Nostro nel vangelo di Matteo
Il contesto matteano del Padre Nostro si colloca nel quadro del Discorso della montagna, che comprende i capitoli da 5 a 7 del vangelo. Dopo le antitesi del c. 5, Gesù passa, nel c. 6, a descrivere tre atti di culto, di religione: elemosina, preghiera e digiuno. Di ciascuno insiste che non vanno compiuti per essere visti dagli uomini. In tale contesto, a proposito del secondo atto di culto, è inserito il Padre Nostro. Il Padre Nostro sta esattamente al centro del Discorso della montagna: è un insegnamento per noi, perché siamo ammoniti che il Discorso della montagna non lo vive se non si prega.
Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.

Personalmente mi sento molto impari  di fronte anche solo al tentativo di deliberare qualche significato della preghiera insegnataci da Gesù Inizia così il volumetto già citato di p. Ledrus: “Il Padre Nostro rappresenta il punto di convergenza di tutte le linee della dottrina evangelica. Ogni domanda rappresenta un mondo di considerazioni; dietro a ognuna si possono allineare una quantità di testi del Nuovo e dell’Antico Testamento e scoprire quelle dimensioni essenziali che articolano tutto il messaggio evangelico (…) Abbiamo quindi nella preghiera del Signore, un trattato completo di vita spirituale, sistemato dallo stesso Signore: non potremo mai approfondirlo a sufficienza”.

Sarebbe stato bello avere il tempo per fare una lettura sintetica, di insieme, del Padre Nostro, leggendo nelle sue richieste la Passione di Gesù, la sua gloria e risurrezione, e la Trinità. E’ questo, a mio giudizio, il punto conclusivo.

La Trinità è presente perché invochiamo il Padre che è “nei cieli”, là dove è l’inizio del fuoco dell’Amore che è il Mistero trinitario: il Padre genera il Figlio nello Spirito santo.

La Trinità è presente perché opera in Gesù.

Egli è colui che per eccellenza santifica il nome del Padre, è il santo, il consacrato, l’inviato nel mondo, colui che è “costituito Figlio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti” (Rm 1,4); colui che anche santifica se stesso per noi, affinché a nostra volta siamo santificati nella verità.

Gesù è il Regno, che viene nella sua predicazione, nei miracoli, nella sua Passione e nella sua gloria.

In tutto questo compie perfettamente la volontà del Padre, che è il suo cibo. “Ed è appunto per quella volontà che noi siamo santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre” (Eb 10,10), ma presente in ogni Eucaristia, nel pane quotidiano in cui si dona invincibilmente a noi il Maestro del Figlio, del Padre e dello Spirito.

Nella forza dello Spirito Gesù rimette i peccati “Ricevete lo Spirito santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi” (Gv 20, 22-23), quello Spirito che ci difende nelle tentazioni, “convincendo il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio” (Gv 16,8)

E solo per la forza dello Spirito santo Gesù ci libera dal male.

In questa Parola, che è luce ai nostri passi, resteremo uniti e a essa vi affido perché, oltre ogni nostra resistenza, ha il potere di santificarci e di farci vivere come Gesù.

Carlo Maria Martini

 A volte sembra che le stanze si riempiano di parole, tante, forse troppe: è nel silenzio che si ascolta la Parola. Esistono degli incontri, dei legami, in cui sono le emozioni, i sentimenti a “dire” tutto: è come se in quel momento l’aria cambiasse. Impossibile da comprendere per la mente umana che avrà sempre bisogno di “parole” e di trovare una “logica” anche nei sentimenti.
Salì sul monte, solo, a pregare”… Da soli, con Lui, tutto è più semplice, non servono parole, si è liberi delle proprie emozioni nella “logica” di Dio.
“Un giorno cadremo e verseremo lacrime e capiremo tutto, ogni cosa” (dal film The tree of life)

Teresa