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Quarta settimana Morosolo - ore 20.45

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17 e 18 giugno 2019 - iscrizioni in segreteria entro il 25 maggio

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Fare Benigni

Molti hanno visto Roberto Benigni lanciarsi nella sfida sui dieci comandamenti nei giorni scorsi. Io sono uno tra i milioni di persone che hanno seguito la trasmissione (in verità solo la seconda parte) e ne sono rimasti colpiti e affascinati. Benigni non è un vescovo o un catechista, non è un politico o un giornalista, non è un biblista o uno scrittore: si tratta di un artista o meglio di un poeta, come ben sappiamo. Solo un poeta poteva cimentarsi nell’avventura di rubare le parole di Dio e collocarle nell’animo di un uomo o di una donna disposti all’ascolto. E’ proprio del poeta, con la P maiuscola, avvicinare  il mistero al materiale, il cielo alla terra o l’inesprimibile nei vocaboli umani. Di fatto è riuscito a tenere attaccati al video gli ascoltatori per più di due ore, senza essere banale, senza rischiare di fermarsi unicamente alle battute, senza rimanere nel vago o nello scontato.

Credo che dopo aver visto una trasmissione di così alto spessore, da reale servizio pubblico, sia necessario … “fare Benigni”! Con questa espressione intendo dire che bisogna operare su due linee: la prima quella per cui continuare ad approfondire, a pensare, a studiare meglio ciò che queste parole così antiche hanno detto. L’altra linea rimane più semplice e consiste nel mettere in atto ciò che abbiamo ascoltato a proposito di questi comandi così importanti per la convivenza tra gli uomini e per la felicità.  C’è solo da agire, “facendo Benigni” nel senso di essere poeti concreti che vivono ciò che ritengono giusto e vero!

Se volessimo essere più precisi dovremmo non solo “fare Benigni” ma più precisamente “fare Dio”! Lui che ci ha detto di fare così e ci ha messo del suo, quando ha investito il sangue del figlio Gesù pur di garantire la verità di tali parole. Dio non solo aveva creato l’uomo , ma lo ha ricreato in un modo nuovo, grazie al figlio Gesù, perchè siamo incapaci di attuare queste dieci parole per quella logica di male che è in noi, per quello zampino che ci mette il maligno. Non ne usciremo mai se non attraverso quella quotidiana scelta di stare su quelle leggi divine e non su altro.

Dovremmo solo decidere di “fare Benigni” e aumentare il numero di persone stufe di essere come tanti che rubano, che non onorano, che uccidono, che dicono il falso, che rompono le unioni, che non vogliono amare. Essere poeti o semplicemente uomini e donne.

don Norberto

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