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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Fra consapevolezza e paure (4ª dopo l'epifania)

La manifestazione del Signore chiede anche a noi di manifestare (a noi e agli altri) “da che parte stiamo”. Perché la fede, come la vita, è, innanzi tutto, scegliere “da che parte stare”.

La liturgia di questa domenica ci invita così a mettere a fuoco le nostre “paure”, a dargli un nome, a riconoscerle … e a riconoscere nella “parte” scelta dal Figlio di Dio la “parte” da cui stare.

Se “Dio è con noi” (ci ricorda Paolo) tutto è possibile e non possono essere le difficoltà, che mai mancheranno, a farci “paura”. Eppure abbiamo spesso associato il successo (o l’insuccesso), la salute (o la malattia) ad un “segno” di gradimento o di condanna da parte di Dio … ma Dio ci ha scelti “a prescindere” ed abbraccia ogni nostra situazione (anche quando non la condivide)!

Così il “vangelo” (che è “buona notizia”) ci ricorda che il nostro legame con Dio è concreto e reale, ed è in grado di aiutarci a superare le difficoltà della vita, di cui nessuno si può fare garante. E questo legame è stare dalla “parte giusta”, dalla parte di chi ha deciso di condividere con gli uomini il suo essere “Dio” e di manifestare al mondo l’amore del Padre. Perché l’amore diventi la misura di grandezza delle relazioni fra gli uomini.

Così la consapevolezza di stare dalla “parte” giusta vince le “paure” e ci introduce ad un mondo “nuovo”, a cui non possiamo negare il nostro contributo.

Domenica 4ª domenica dopo l’Epifania – 31 gennaio/1 febbraio 
1.a lettura Sapienza 19, 6 – 9: Tutto il creato fu modellato di nuovo nella propria natura come prima, abbedendo ai tuoi comandi, perché i tuoi figli fossero preservati sani e salvi.
2.a lettura Romani 8, 28 – 32: Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Vangelo Luca 8, 22 – 25: Si accostarono a lui e lo svegliarono dicendo: “Maestro, maestro, siamo perduti!”.