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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Orario estivo S. Messe festive da domenica 21 luglio 2018

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Perle in giro (e trentaquattro)

LA MADRE CHE MAGNIFICA
I cristiani derivano il loro nome da Cristo, loro Signore, centro della loro vita e luce del mondo. Con il culto mariano, questa luce non viene offuscata, al contrario si manifesta ancora di più nel suo splendore e nella sua forza. Cristo è Dio incarnato, fattosi uomo per mezzo di una madre umana per la salvezza del mondo. Come potrebbe esistere un Salvatore se non ci fossero dei salvati ? Maria è l’immagine dell’uomo perfettamente redento da Cristo. Chi vuole quindi conoscere qual è l’effetto della redenzione di Cristo, guardi Maria. La redenzione è grazia: la Madre di Dio è piena di grazia, in lei vediamo ciò che la grazia può fare con l’uomo.

Fra tante diverse biografie dei santi, la vita di Maria è la più bella lettura spirituale. E’ poverissima nella descrizione degli eventi esterni, per come è concisa: nel vangelo occupa solo alcune righe. Ma è piena di significato interiore, ogni evento esprime un dogma misterioso. Se definiamo la sapienza come arte di vivere e di approfittare delle possibilità del dono della vita, Maria è la Vergine sapientissima, guida sul cammino verso l’eternità. Nel corso della storia della Chiesa, è stato scritto molto sulla Madonna. Ma la maggior parte dei cristiani la conosce dalle devozioni, dalle preghiere che si rivolgono a lei.

Cristo Dio-Uomo rende possibile la divinizzazione dell’uomo. La divino umanità compiuta è legata alla santificazione della natura umana, cioè anzitutto della Madre di Dio. Per questo la Chiesa non separa mai il Figlio dalla Madre e, venerando l’umanità di Cristo, vede questa umanità nella figura di Maria, dalla quale Egli l’ha ricevuta e che rappresenta in sé tutto il genere umano. Attraverso un breve commento alle preghiere mariane più comuni, l’autore ripercorre i tratti più significativi della pietà mariana.

Magnificat (luca 1,46-55)

L’anima mia magnifica il Signore
Il vangelo mette sulle labbra di Maria questo cantico al momento del suo incontro con Elisabetta, l’incontro di due madri che sono all’inizio della nuova epoca di salvezza, la madre del Salvatore e quella del suo Precursore. Sono quindi “benedette fra le donne” in modo speciale. Allo stesso tempo entrambi i loro figli fanno parte di coloro che “non di sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”. Elisabetta, sterile, concepì per intervento della grazia e Maria direttamente dallo Spirito Santo. La sua verginità feconda divenne il più prezioso dono di Dio al quale essa risponde con il suo Magnificat. Maria è vergine perfetta a causa della sua totale consacrazione al Signore. La verginità e la santità sono allora correlative.

Il mio spirito esulta in Dio
Il cuore puro, dice sant’Isacco il Siro, assomiglia ad una fontana nella quale si riflette Dio. Le anime purificate godono quindi del privilegio della contemplazione, vedono Dio in tutto. Questa è la loro gioia, l’anticipo della visione celeste. La Vergine era pura, quindi perfettamente contemplativa. Ma come poteva essere contemplativa, si chiedono alcuni, se doveva preoccuparsi di tanti lavori quotidiani come tutte le donne semplici del suo tempo in Palestina ? Per questo motivo, alcuni autori presentano la Vergine piuttosto come esempio delle opere di carità, come quando, spinta dall’amore, corre per assistere Elisabetta. Dobbiamo però renderci conto che la distinzione fra le opere e la contemplazione non significa la loro separazione e l’incompatibilità delle une con l’altra.

Scrive san Basilio: “Dio comprende le nostre opere, essendo creatore del nostro cuore; quando parliamo delle opere, intendiamo con questo termine anche i pensieri, le idee, e in genere ogni attività umana”. E’ vero che certe opere legano la nostra attenzione troppo agli interessi terreni, altre aiutano, al contrario, ad elevare la nostra mente a Dio.

In questo contesto osiamo dire, ben sapendo che l’espressione è insolita, che la vita della Madonna era perfettamente liturgica. Lo si può spiegare in questo senso. L’essenza della liturgia è il servire Dio. La Madre di Dio, come tutte le altre madri, serviva suo figlio, ma questo figlio è Dio. Di conseguenza, tutta la sua umile vita aveva l’aspetto del servizio divino, liturgico. Essa era ciò che si dice di certi santi: contemplativa nell’azione.

L’essenza della contemplazione è quindi vedere Dio in tutte le cose: nel cosmo, nel prossimo, nelle proprie azioni, ma in modo più specifico nel proprio cuore. Quest’ultima contemplazione è anche azione per eccellenza, come attesta san Basilio. L’uomo, contemplando Dio, lo fa presente in questo mondo: “per mezzo del continuo ricordo, abbiamo Dio presente dentro di noi”. Tutto questo si può applicare alla Madonna. L’unione del suo spirito con Dio, che nel caso di Maria fu perfetta, fu in sé una specie di “incarnazione”, di “incorporazione” di Dio nel mondo, prima che avvenisse il fatto unico nella storia della salvezza costituito dalla nascita di Cristo nella carne. “Maria ha concepito prima nella mente che nel corpo”, dicono i Padri, “la scienza spirituale inaccessibile ai ragionamenti umani”, e perciò beata perché ha creduto.

Dio – mio salvatore
Dio salva gli uomini, Cristo è il nostro Salvatore, il vangelo porta la salvezza a chiunque crede. “Salvezza” è quindi un termine chiave del linguaggio biblico. Come si realizza questo mistero nella vita di Maria ? Essa è salvata, redenta, ma con ciò lei stessa diventa Salvatrice, Corredentrice. In quanto redenta da Cristo, Maria si rivela creatura ricettiva, graziata, oggetto di redenzione. Nessun cristiano mette in dubbio che tutto ciò che Maria è e opera sia frutto della grazia divina. La grazia però non è un dono morto. E’ vita, e la vita significa attività, operazione. Inoltre, è partecipazione alla vita di Cristo. Ha quindi i suoi stessi caratteri: è redentrice. Possiamo, quindi, distinguere due momenti logici: Cristo redime Maria e, insieme a lei, redime il resto dell’umanità.

Ha guardato l’umiltà della sua serva
Il Salvatore nacque da una povera vergine, venne deposto in una mangiatoia, si nascose in Egitto debole e perseguitato, si lasciò battezzare come un peccatore, fuggì coloro che volevano dichiararlo re. E, verso la fine della sua vita, lavò i piedi ai discepoli per manifestare così la sua ultima volontà. I Padri chiamano quindi l’umiltà “radice” di tutte le altre virtù. Tutte, dice san Gregorio Magno, senza l’umiltà, si seccano e non resistono.

Santa Teresa d’Avila affermò categoricamente che l’umiltà coincide con la verità. Umile è colui che giudica equamente se stesso. Quale opinione deve avere di sé un cristiano ? Certamente grande. Ogni uomo è immagine di Dio e corona della creazione. Anche se sei l’ultimo mendicante della società, scrive san Basilio, se hai stracci sdruciti addosso, non dimenticare che sei immagine del Creatore, figlio di un grande Padre. Ogni uomo ha, nel mondo, un suo luogo ed una missione speciale datagli da Dio. Deve quindi essere consapevole della sua responsabilità e del suo valore.

Il primo grado di umiltà è la consapevolezza dei propri limiti. Questa è l’umiltà che possiamo chiamare “naturale”. Dal cristiano, però, si esige una conoscenza di sé più profonda e più penetrante. Da una parte siamo chiamati a perseguire il fine soprannaturale, la santità, il regno di Dio. Ma questo non lo possiamo ottenere senza la grazia di Dio, con le sole forze umane. Perciò l’uomo umile prega e acquisisce così sempre di più la consapevolezza che senza la grazia di Dio non possiamo raggiungere nulla di veramente buono.

Sant’Agostino paragona quindi l’umiltà cristiana ad un albero che da una parte cresce in alto verso il cielo e dall’altra mette le radici nella profondità della terra. I due sentimenti contrari si uniscono in modo straordinario. Quale di loro ha la priorità ? Da parte nostra è meglio cominciare con la consapevolezza della propria debolezza. Quando si costruisce un grande edificio, dice Agostino, si scavano prima le fondamenta, poi sarà tempo di erigere i muri. Da queste considerazioni possiamo concludere che l’esempio più grande di tale umiltà è senza dubbio Maria. Consapevole di non essere altro che “ancella del Signore”, riceve da Dio la vocazione di diventare Madre di Dio.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
I doni di Dio sono vivi, quindi trasformano colui che li riceve. Lo santificano, perché uno dei nomi di Dio è “Santo”. L’uomo santificato dalla grazia divina diventa immagine di Dio: l’immagine e la somiglianza con Dio non si devono cercare nel corpo, ma nell’anima, nella vita spirituale. Il grado massimo della bellezza spirituale è Cristo che ci rivela il Padre: “Chi ha visto me ha visto il Padre”.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata santo è il suo nome
Ma anche l’uomo divinizzato, santificato, è un mistero e riceve una vocazione dallo Spirito. Un ruolo del tutto speciale fu riservato alla Madre del Messia. Nondimeno il suo nome di nascita, Maria, era un nome comune, come testimoniano le iscrizioni del tempo e le altre varie Marie del Nuovo Testamento. Si sentiva quindi il bisogno di indicare la sua vocazione particolare con vari nomi descrittivi. Alcuni li conosciamo già dalla Sacra Scrittura. Maria è Figlia di Sion, Benedetta tra le donne, Sposa del cantico. La devozione cristiana ne ha aggiunti tanti altri. Ne conosciamo molti, raccolti nelle Litanie lauretane, dove la Madonna è invocata con 49 titoli.

Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono
Questa storia ha un suo ritmo, Dio vi si rivela progressivamente da una generazione all’altra. Ma è anche vero che la storia non può protrarsi all’infinito. Si dirige verso il suo fine. Per l’Antico Testamento questo termine era la venuta del Messia, l’incarnazione del Figlio di Dio. Dato che essa avvenne per mezzo di Maria, la Madre di Dio può essere considerata come l’ultima realtà dell’antica economia di salvezza e l’inizio della nuova. E anche in questa nuova economia Maria assunta in cielo prefigura la realtà alla quale tutti i cristiani devono giungere. Essa è, quindi, per tutti, di generazione in generazione, segno dei tempi.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili
La storia dell’Antico Testamento è piena di combattimenti, l’uomo è messo costantemente davanti a dei nemici. Già in un ristretto nucleo familiare, Caino si oppose ad Abele, Sara ad Agar, Esaù a Giacobbe. Nelle città i profeti e gli uomini di Dio sono perseguitati dagli empi, i deboli dai prepotenti. E tutto il popolo d’Israele si trova in una lotta continua per la sua esistenza. Ma Dio è sempre dalla sua parte e assicura la vittoria a coloro che protegge.

Anche noi dobbiamo combattere continuamente contro i nemici e pregare Dio di distruggerli. Ma questi nemici non vanno visti negli uomini creati ad immagine di Dio, ma negli spiriti immondi, nei pensieri maligni che vogliono impossessarsi del nostro cuore e distruggere la sua purezza. Talvolta sembrano davvero potenti e noi confessiamo la nostra debolezza. Invochiamo quindi l’aiuto di Dio e dei suoi santi.

Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi; ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia
In senso spirituale sono beati gli affamati che desiderano le cose celesti e sono assetati del desiderio di Dio. Sant’Agostino descrive in modo magistrale come questi desideri lo hanno condotto alla conversione. Egli nota anche un’altra circostanza di tale processo. Anche se il desiderio di Dio si fa sentire in certi momenti in ogni uomo, per percorrere la strada che vi conduce ci vuole la grazia divina. Molte biografie di santi mostrano come abbiano sentito l’aiuto della Madre di Dio proprio in questi momenti difficili.

Come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre
Quello che ci salva è la fede, la sola fede. L’esempio classico della fede è, secondo san Paolo, Abramo, padre di tutti i credenti. Sia Abramo che Maria accettarono la parola di Dio con assoluta obbedienza. Ma a causa di ciò rimasero, per così dire, soli con Dio. Mancò loro l’appoggio e la simpatia da parte degli altri uomini. Si trovarono in una situazione di conflitto. Abramo venne reso ridicolo perché credeva di poter avere in vecchiaia un figlio promesso da Dio. Maria nasconde il suo segreto allo stesso sposo Giuseppe, conservando tutto nel suo cuore. Giuseppe viene a conoscenza di quanto era  accaduto non da Maria, ma dall’angelo. Con forza della fede, Maria seguì Gesù per tutta la vita, nella sua passione e nella sua morte.

E’ nella fede tutta la grandezza di Maria, la sua singolarità. Ma la fede eroica comporta un sacrificio, proprio perché è vincolo fondamentale di unione con Cristo. E, secondo lo stesso principio, la fede purifica. La Madonna, avendo una fede del tutto particolare, è purificata in una maniera più eccellente degli altri. Ne segue che Maria rimane per i cristiani l’esempio più grande della vita spirituale.

Maria, benché non comprendesse le parole che le venivano dette, le conservava nel cuore. Come era stato predetto, il suo cuore venne trapassato da una spada, ma essa non disperò, né al sentire le profezie, né quando accaddero le cose predette. Se il messaggio della salvezza dell’Antico Testamento comincia con la fede di Abramo, “padre di tutti i credenti”, analogamente, all’inizio del Nuovo Testamento, incontriamo la fede di Maria, “madre di tutti i credenti in Cristo”.

Card. Tomas Spidlik

Solo Maria sapeva cosa provava nel custodire quel grande segreto che portava nel cuore, solo lei, “sola con Dio” e l’Amore che li univa: un segreto che forse nemmeno lei riusciva a comprendere fino in fondo. L’incontro tra Maria ed Elisabetta, l’intesa negli sguardi, sarà valso più di tante parole: è quanto avviene nel suo cuore, fino al momento della visita alla cugina, un segreto bellissimo ma indescrivibile, umanamente pesante e schiacciante.
Allora Maria disse: ” L’anima mia magnifica il Signore…”.
Maria scoppia nel canto ed esprime tutto quello che aveva trattenuto in sé perché nessuno poteva coglierne il significato: il Magnificat è il canto di un incontro di una relazione buona, cuore a cuore. Avere qualcuno con cui poter condividere un “peso” che ci schiaccia il cuore, ci fa vivere quel “Maria….andò in fretta” alla ricerca di una conferma, di un po’ di sollievo o semplicemente di un abbraccio che ci dà la forza di andare avanti…”soli con Dio”!!

Teresa