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La lettera del Vescovo:

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Il perdono: una via nuova (ultima dopo l’epifania)

Che il “perdono”, anche quello di Dio, non sia un banale assenso o una concessione é ben evidente alla liturgia di questa domenica che chiude il tempo della “manifestazione” (=epifania) di Dio all’uomo e ci introduce nel “cammino” verso la “Pasqua” (= passaggio).

Perché “perdono” e “cammino” sono intrinsecamente legati, all’interno di una “relazione” e quindi anche nella nostra relazione con Dio. Non si “da” cammino senza perdono e non si “fa” perdono senza cammino.

Ne è ben consapevole il pubblicano, che nel suo “farsi vicino” a Dio riconosce il suo essere “peccatore”; non lo sa, invece, il fariseo, che segna la “distanza” dagli altri e da Dio, perché vede solo se stesso.

Così accogliere la “manifestazione” di Dio è, innanzi tutto, accogliere la sua “presenza”, riconoscersi in “relazione” e quindi in “cammino” con Lui; e sapere che il Signore, che è fedele, non ci lascia soli, e prepara per noi una via “nuova”.

La “misericordia”, infatti, non si arrende dinanzi alle difficoltà, apre strade nuove ed arriva ad andare oltre con il “perdono”, perché la nostra relazione con Dio possa mantenersi viva e sostenerci nel “cammino”.

Così la Chiesa, che conosce l’importanza del “cammino” e di costruire “sentieri” che ci consentano di rafforzare la nostra “relazione” con Dio, si impegna con ogni uomo e in ogni situazione apparentemente distante e ci sollecita a riprendere il filo con il “cammino” quaresimale verso la Pasqua. E’ un invito a cui non possiamo sottrarci.

Domenica Ultima domenica dopo l’Epifania, detta “del perdono” – 14/15 febbraio 
1.a lettura Isaia 54, 5 – 10: Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace, dice il Signore che ti usa misericordia.
2.a lettura Romani 14, 9 – 13: D’ora in poi non giudichiamoci più gli uni gli altri; piuttosto fate in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello.
Vangelo Luca 19, 9 – 14: Il pubblicano, invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno azare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore!”.