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Novena di Natale 2018

Orari della Novena e foglio per la "Novena fai da te"

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Perle in giro ( e quarantuno, prima parte)

perleLETTERE D’ORO
Il Diario di Etty Hillesum ha commosso i lettori di tutto il mondo, ed è considerato ormai fra le testimonianze più alte delle vittime della persecuzione nazista. La versione integrale delle Lettere, scritte in gran parte dal lager di Westerbork – dove Etty andò di sua spontanea volontà, per portare amore e soccorso agli internati, e per “aiutare Dio” a non morire in loro -, ci permette di udire la sua voce fino all’ultimo, fino alla cartolina gettata dal vagone merci che la conduce ad Auschwitz: “Abbiamo lasciato il campo cantando”.A Westerbork Etty vive “l’inferno degli altri”, senza “illusioni eroiche”, recando parole vere là dove il linguaggio è degrado a gergo, là dove i fossati del rancore dividono gli stessi prigionieri, contrapponendo ebrei olandesi a ebrei tedeschi. La resistenza al male si compie in lei attraverso l’amicizia – nata nel campo o mantenuta viva con chi è rimasto libero e manda viveri e lettere -, attraverso la fede e grazie ai libri (come le poesie di Rilke) e alla natura: anche sopra le baracche corrono le nuvole e volano i gabbiani e brilla l’Orsa Maggiore. Per scrivere la storia del lager ci sarebbe voluto un poeta, non bastava la nuda cronaca, aveva detto un giorno un internato a Etty. Non sapeva che quel poema stava già prendendo forma, lettera dopo lettera. E che, da quel fazzoletto di brughiera recintata e battuta da turbini di sabbia, sarebbe giunto fino a noi rompendo silenzio di decenni.

“Volevo solo dire questo: la miseria che c’è qui è veramente terribile – eppure, la sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato, e allora dal mio cuore si innalza sempre una voce – non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare -e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo”.

 Ecco la proposta di otto lettere (prossima “perla” altre sette)

Etty5Amsterdam, 25 gennaio 1942 – Ad Aimé van Santen
Ciò che attendiamo da un altro , dunque dall’esterno, lo abbiamo inconsciamente dentro di noi. Anziché attenderlo dall’esterno, dobbiamo svilupparlo dentro di noi, acquistandone consapevolezza. L’anima non ha legami temporali, è eterna. Bisogna sprofondare in essa, innalzarla alla coscienza, ovvero svilupparsi. L’uomo riceve l’anima da amministrare (2 Cor 5,5) e deve amministrarla ben; vivere con le forze della propria anima, esserne vivificato.

Un tempo avrei forse considerato queste parole molto piacevoli da leggere, ma sorprendente e importante, adesso, è che esse siano davvero passate dalla testa al cuore, alla coscienza o chissà dove – in ogni caso là dove respirano con me, dove sono diventate parte di me; ha un che di opprimente, ma costituisce altresì una fonte di stupefatta meraviglia vedere quante energie si siano sprigionate e continuino a sprigionarsi in me.

Il processo che ho vissuto nell’ultimo anno è in realtà molto semplice, ma credo sia determinante per l’intero corso della mia vita a venire. Il Cosmo si è spostato dalla testa al cuore o, per quanto mi riguarda, al diaframma: in ogni caso, dalla testa a un’altra zona. E una volta che Dio ha traslocato dentro di me, prendendo possesso di uno spazio in cui ancora risiede, allora sì, di colpo sono cessati i dolori alla testa e allo stomaco!

Etty2Amsterdam, 16 aprile 1942 – A Julius Spier
…..bisogna pur accettare la vita, con le malattie e con tutto ciò che ne fa parte, e che si deve comunque ringraziare Dio per questa bella vita. L’importante non è sapere, ma – alla fin fine – la fede di questa vita.

Amsterdam, 25 giugno 1942 – A Netty van der Hof
Si dovrebbero tenere strette le redini, ogni tanto, e non solo della propria ansia, in modo che non si impenni e non dia inizio, come un cavallo imbizzarrito, a una corsa istruttiva attraverso tutto il nostro essere; ma bisogna contenere anche la tristezza, non facendola crescere a ogni istante, come un fiume in piena che inondi i campi coltivati con tanta fatica. Bisogna cercare di mettere un freno al proprio egocentrismo, di non lasciare libero sfogo a ogni stato d’animo. Non è necessario eliminare la propria ansia e la tristezza, bisogna imparare a tenersele e sopportarle; non arrendersi ad esse senza riserve, come se non ci fosse nient’altro sulla terra. Non si possono sacrificare di continuo le forze migliori alla tristezza e all’impulsività; le forze vanno conservate – a lungo andare, bisogna aspirare perlomeno a questo – a beneficio della società, per usare una volta una parola grossa. E con società intendo un allievo che viene da te per imparare il russo, un tuo simile che si rivolge a te con le sue difficoltà, una poesia che richiede la tua attenzione per essere capita”.

probabilmente luglio 1942 – A Julius Spier
Sulle cose ultime e gravi della vita e della sofferenza non si può parlare, la voce non ce la fa. Comprendo tutto di te e con te condivido ogni peso, e ho di nuovo ringraziato Dio che ci sia nella mia vita una persona come te. Devi aver cura della tua salute: se vuoi aiutare Dio, questo è il tuo primo, sacrosanto dovere. Una persona come te, una delle poche ancora in grado di dare un autentico ricetto a un po’ di vita, di sofferenza e di Dio – i più hanno già da tempo rinunciato, e per loro “vita”, “sofferenza” e “Dio” sono solo parole vuote – ha il sacrosanto dovere di mantenere il più possibile in buona salute il proprio corpo, la propria “casa terrena”, per poter offrire ospitalità a Dio quanto più a lungo possibile. La fine è ancora lontana. Anch’io avrò buona cura di me. Ho tante energie. Puoi prenderle tutte, e in me ne sorgeranno di nuove. Ti voglio un bene immenso, la mia anima vuole un bene immenso alla tua anima.

Se in un’epoca come questa non si crolla per la tristezza o non ci si indurisce e si diviene cinici, o non si tende alla rassegnazione – e tutto ciò per proteggere se stessi -, allora si diventa sempre più teneri e dolci, e sciolti, comprensivi e affettuosi. Questo momento storico, così come lo stiamo vivendo adesso, io ho la forza di sostenerlo, di portarlo tutto sulle spalle senza crollare sotto il suo peso, e posso perfino perdonare Dio, che le cose vadano come devono andare. Il fatto è che si ha tanto amore in sé, da riuscire a perdonare Dio!!

Amsterdam, 11 settembre 1942 – A Henny Tideman
Cara, grande Donna Tide ! Sai che anche tu sei uno dei doni più preziosi che Dio mi ha fatto in questa vita ? Lo dico apertamente e con grande spontaneità: Dio. Sei tu che mi hai insegnato a pronunciare il nome , in ogni istante del giorno e della notte, tu e il nostro Amico da cui ho già preso commiato, in solitudine, là nella brughiera del Drenthe sotto un cielo di stelle, e per il quale ora prego in ogni momento, affinché Dio accolga quanto ancora rimane di quel dolente involucro mortale.

La grande opera che ha svolto sulla mia persona: ha dissotterrato Dio dentro di me e lo ha portato alla vita. E adesso sarò io a continuare, scavando alla ricerca di Dio nel cuore di tutti gli uomini che incontrerò, in qualsiasi luogo di questa terra. Ho dentro una tale serenità e, per quanto possa sembrare strano, mi sento così felice. Felice, perché Dio mi dà la forza di sopportare e affrontare tutto, e perché per me, come per te, la gratitudine sarà sempre più grande del dolore.

lettereettyAmsterdam, 15 settembre 1942 – A Osias Kormann
Kormann, mio buon amico, sai, tutto è così misterioso e strano e insieme carico di significato. Il mio amico è morto, l’ho saputo poche ore fa: da quando l’avevo rivisto la settimana scorsa, ho pregato in continuazione perché fosse liberato dalla sua sofferenza mentre ero ancora qui. E ora è successo e sono così riconoscente. E la gratitudine per la sua presenza nella mia vita passata sarà sempre più forte della tristezza per la sua mancanza, per la sua mancanza fisica.

Amsterdam, 28 settembre 1942 – A Osias Kormann
….E poi c’è l’animosità tra ebrei tedeschi e olandesi, a cui ci si deve opporre in ogni modo. Accadranno molte cose strane e immagino che ogni tanto avremo delle belle storie da raccontarci. Credo che diventerà una situazione assai difficile, eppure vorrei esserci. Sai, io ho tanto amore in me, per tedeschi e olandesi, per ebrei e non-ebrei, per tutta l’umanità, dovrebbe pur esser lecito cederne una parte. Se tutto va bene, un gruppo di colleghi arriverà in licenza giovedì prossimo; il mercoledì successivo ritorneranno a Westebork e vorrei accompagnarli.

Quando dal mondo saranno spariti i fili spinati verrai a vedere la mia camera, e così bella e tranquilla. Io trascorro delle mezze nottate alla scrivania, a leggere e a scrivere vicino alla piccola lampada. Ho qui circa 1500 pagine di diario dell’anno scorso e ora me le rileggo. Che ricca vita mi viene incontro da ogni pagina ! E pensare che è stata la mia vita! E che lo è tuttora. In fondo, tu non sai ancora molto di me, né io di te. “I fatti” voglio dire. Ma non sono i fatti a contare nella vita, conta solo ciò che grazie ai fatti si diventa.

Amsterdam, 4 novembre 1942 – A Osias Kormann
Mi capita spesso di domandarmi se la realizzazione ha davvero a che fare con i desideri. Certo, quando il desiderio è debole, è come una metà che, per essere qualcosa di autonomo, necessita della realizzazione, la quale funge appunto da seconda metà. Ma i desideri possono crescere meravigliosamente, sino a diventare qualcosa di intero, di compiuto, di integro, che non necessita di completamento, che cresce, prende forma e si riempie attingendo esclusivamente da se stesso.

Io credo che dalla vita si possa ricavare qualcosa di positivo in tutte le circostanze, ma che si abbia il diritto di affermarlo solo se personalmente non sfugge alle circostanze peggiori. Spesso penso che dovremmo caricarci il nostro zaino sulle spalle e salire su un treno di deportati.

Etty Hillesum

 Etty è partita per quel viaggio che la conduceva alla morte portando con se la Bibbia e il ricordo impresso nel cuore di quell’amico che le cambiò per sempre la vita ……. “ha dissotterrato Dio dentro di me e l’ha riportato alla vita”. Un uomo che le ha “regalato” Dio e quando qualcuno ti fa un dono così grande ti dona Tutto!!

E’ salita su quel treno verso Auschwitz cantando perché “cantava” dentro anche se fuori piangeva. Io credo che abbia regalato quel canto al Signore, è stata una figlia che ha raccolto le lacrime del Padre.

Teresa