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La lettera del Vescovo:

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Perle in giro (e quarantacinque)

perleSI EVANGELIZZA… CON IL VANGELO!
Il desiderio, nonché disagio, più grande di un discepolo è presentare un’opera del suo maestro. Questo libretto, che ha avuto vasta risonanza, con numerose edizioni e traduzioni, esce all’inizio dell’attività di Carlo Maria Martini come arcivescovo di Milano. In modo breve e semplice presenta quello stile e metodo di evangelizzazione che ispirerà il programma del suo ministero. Una rilettura a distanza ne fa capire meglio la portata e riserva lo sorpresa di un rovescio prospettico: ciò che all’inizio era indicato come obiettivo, oggi, dopo vent’anni, fa vedere con chiarezza la solidità del punto di partenza e la validità del cammino percorso.

Fausti1Mi sembra che la genialità pastorale del cardinale Martini sia quella di non aver inventato nulla di nuovo; egli ha solo riproposto, con intelligenza e sensibilità moderna, la cosa più antica del cristianesimo: la parola della croce, che salva il mondo, questo nostro mondo.

Nella Chiesa ci arrovelliamo tanto, a tutti i livelli, per trovare nuove vie di evangelizzazione. L’Arcivescovo di Milano ha invece preso sul serio, da uomo e da credente, l’ovvietà più evidente e… dimenticata: l’evangelizzazione si fa con il Vangelo. Solo in esso incontriamo il Signore come egli veramente è e si è manifestato, al di là di ogni buona o cattiva fantasia religiosa e laica: solo nella debolezza dell’annuncio agisce la potenza di Dio che apre il cuore alla verità.

La parola scambiata tra gli uomini è principio di umanizzazione; la parola di Dio, accolta e corrisposta, è principio di divinizzazione. Il desiderio di essere come Dio, pienamente liberi e felici, non è solo il sogno – e il tormento! – del nostro cuore inquieto: è il marchio della dignità suprema dell’uomo, che Dio gli ha aperto con la sua parola. Meditando le pagine di Luca – il Vangelo dell’evangelizzatore – Martini delinea lo stile, il metodo e il contenuto dell’annuncio cristiano oggi. Parole che sanno di freschezza e autenticità perché nascono dal cuore di un Pastore che ha accettato la sfida dell’evangelizzazione.

Silvano Fausti

 

Martini5La mia non è la situazione ideale di chi dovrebbe guidare altri, perché la situazione ideale sembrerebbe essere – come il Vangelo dice di Gesù che, sedutosi sul monte, ammaestrava i discepoli – quella di chi si trova a parlare già bene assestato, in una situazione tranquilla, con tutte le proprie relazioni spirituali, di fede, di vita ordinate e, a partire da questo organismo di equilibri ben fatti, propone qualche cosa. Invece, riflettendo su di me questa sera, io devo descrivermi con un’altra immagine, quella di Abramo tre giorni dopo la chiamata: Abramo in viaggio perché la Parola lo chiama e non sente niente se non che deve muoversi. Muovendosi,  Abramo sa che deve incominciare a rifare tutti gli equilibri della propria vita, a tagliare tante relazioni e riannodarne altre; gli è chiesto di riequilibrare tutto il proprio sistema affettivo, relazionale, tutto il proprio modo di vedere, alla luce delle nuove situazioni nelle quali la Parola di Dio lo ha messo. E’, quindi, uno stato un po’ di disequilibrio, di una ricerca del Dio che mi chiama adesso, in questa esperienza molto più corposa di Chiesa anche come organismo, come struttura, come complessità di relazioni che butta all’aria equilibri precedenti. Il mio, purtroppo, è perciò il discorso di uno che sta camminando e non ha sempre a disposizione il fiato come lo vorrebbe: nemmeno volendo potrei inventare o fingere una situazione diversa.

Ciò che vi dirò avrà probabilmente lo stigma della mia nuova fatica. Tocca a voi ricevere con benevolenza, con pazienza e con partecipazione quanto io cercherò di comunicarvi nella mia personale ricerca del mistero di Dio e degli equilibri ecclesiali che ciascuno deve continuamente ricostruire, soprattutto in periodi nuovi della propria esistenza, nei momenti delle chiamate diverse, inaspettate, improvvise.

Capire il punto di partenza nel quale ci si trova, è capire il punto di partenza delle riflessioni che faremo sulla Scrittura, magari cercandolo in una pagina biblica, un salmo in cui vi sentite descritti. Certamente le posizioni saranno ben diverse: ognuno potrà specificare ulteriormente la propria situazione a seconda delle prove, delle tentazioni, delle difficoltà, delle fatiche, degli entusiasmi, dei disgusti, dei disagi, delle speranze, delle sofferenze nelle quali stiamo passando. Conoscere il punto di partenza è molto utile per poter fare un cammino preciso.

Il Vangelo secondo Luca, è il Vangelo dell’evangelizzatore e con il termine “evangelizzatore” intendo  riferirmi a quel dono particolare, educativo del Corpo di Cristo cui si riferisce la lettera agli Efesini (4,11) dove si parla dei doni di Gesù asceso al cielo. Questi doni fanno alcuni apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori, altri dottori. Sono cinque doni che san Paolo enumera come costruttivi della comunità cristiana per l’edificazione del Corpo di Cristo. Sappiamo che non sono gli unici doni perché, in altre lettere di Paolo, troviamo indicati altri carismi; in questo versetto della lettera agli Efesini, l’Apostolo pensa però specificamente alla costruzione della Chiesa.

L’apostolo è colui che pone il fondamento iniziale di una comunità e la sorregge, il profeta interpreta i disegni di Dio per il momento attuale della comunità, l’evangelista proclama il kérigma, la buona notizia, e quindi aggrega alla comunità nuovi fedeli che sono attratti dalla parola di salvezza, il pastore custodisce e porta avanti il gregge che si è creato, il dottore approfondisce, attraverso la catechesi, la dottrina e la teologia, tutto ciò che forma il corpo della comunità. Sono cinque grandi carismi formativi della comunità.

Martini6Una comunità sana, ben fondata, è quella che sviluppa tutti questi carismi che, nella storia della Chiesa, si sono espressi in modi diversi: i fondatori di comunità, cioè gli apostoli e i profeti che interpretano per il proprio tempo la parola di salvezza, sono passati in seguito ad altri uffici, ad altri servizi ecclesiali e, oggi, è proprio dei Vescovi il portare avanti l’ufficio di sostegno per l’unità della comunità e l’impegno di interpretare per la comunità i disegni di Dio sul presente. E’ l’azione magisteriale e unificatrice del Vescovo.

I due carismi seguenti, evangelisti e pastori, pur essendo propri anche del Vescovo, si riferiscono in particolare a coloro che hanno la cura specifica di vari membri e situazioni della comunità. Negli evangelizzatori prevale, in un certo senso, l’iniziativa, il mordente, l’attacco, la capacità di affrontare situazioni diverse, di cogliere il mondo che la pensa diversamente, di interpretare i bisogni di coloro che sembrano lontani, di entrare nel desiderio profondo di verità, di giustizia, di Dio, che c’è in ciascuno e renderlo esplicito. E’ un’attività che va, invece di aspettare; che si muove, invece di fare la torre in cui bisogna entrare.

Filippo è l’evangelista, colui che rappresenta questo tipo di azione “Filippo …. Percorreva evangelizzando tutte le città”. Chi ha ricevuto la grazia del Vangelo deve coltivarla per tutta la vita, affinché la forza del kérigma sia sempre lucida in lui ed egli compia un vero cammino cristiano completo, secondo le tappe dei quattro Vangeli in ordine al cammino cristiano.

In una tesi di laurea fatta al Pontificio Istituto Biblico, uno studente americano ha approfondito molto attentamente il perché il Vangelo di Luca sia particolarmente adatto ad illuminare la figura dell’evangelizzatore ed è riuscito a dimostrare come tutti i passi di Luca caratteristici – il tipo di sentenze di Gesù che Luca ama raccogliere, le insistenze particolari del suo Vangelo – derivano, con tutta probabilità, dai gruppi di evangelizzatori che giravano la Palestina e la Siria (Luca era quasi certamente uno di loro), e che avevano un particolare interesse a chiarire a se stessi il ministero evangelizzante che facevano. Era il “loro” problema, da qui il loro taglio nel leggere la vita di Gesù, nel raccogliere le sue parole, nel metterle in ordine. Proprio per questo, Luca ha sentito il bisogno di continuare con gli Atti, in modo da dare una serie di esempi di evangelizzazione e proseguire la messa in opera di un Vangelo – nel quale appare, in particolare, la forza evangelizzatrice di Gesù e la sua educazione degli evangelisti – con un secondo volume nel quale ci fossero esempi concreti di evangelizzazione nella Chiesa primitiva.

Il Vangelo secondo Luca è, perciò, il più adatto per specchiarsi nella propria azione evangelizzatrice. Possiamo ricordare – come esempio – cha soltanto Luca menziona i famosi 70 o 72 che sono, appunto, quegli evangelizzatori itineranti il cui principale scopo era di andare in giro a portare la Parola, e che certamente non esistevano soltanto al tempo di Gesù; in seguito hanno continuato questo tipo di attività, favorendo così le raccolte di parole, di detti di Gesù, presenti soprattutto nella seconda parte del Vangelo in parecchi episodi caratteristici, alcuni dei quali verranno in seguito presi in esame anche da noi.

La presenza di Gesù avviene attraverso un dono che è una nuova vitalità dall’interno ed è il dono dello Spirito. Il Kérygma, partendo dalla situazione presente dell’uomo, mettendo in essa l’azione potente di Dio, presenta questo Dio che rovescia le situazioni umane risuscitando Gesù, che è capace di rovesciare la tua vita e mette dentro di te una vitalità, una nuova potenza di operare che è il dono dello Spirito.

adriano 2273Il kérygma termina sempre con la realtà dello Spirito che ci cambia dall’interno. Tutto questo viene espresso in molti modi: con le parole “lo Spirito Santo che il Padre ha promesso”, oppure con la remissione dei peccati. Esso significa, appunto, togliere dalla tua vita tutto ciò che ti è di peso, che ti schiaccia, che non ti permette di esprimere la tua vitalità spontanea così come desideri. Togliere dalla vita quegli ostacoli, quei pesi, quelle chiusure che non ti permettono di essere te stesso e ti rendono scontento.

La potenza dello Spirito è questa nuova vita che trasforma: non si può dirlo semplicemente a parole: è l’esperienza vissuta dell’evangelista, della comunità cristiana viva, luoghi nei quali si colgono con mano le trasformazioni della fede, della carità. Del disinteresse, della pazienza, dell’attenzione al più povero, dello spirito di responsabilità, del coraggio contro la morte. Tutte realtà queste che manifestano lo Spirito vivo e permettono di dire che lo Spirito è presente. Qui basta poco, non è necessario mostrare opere clamorose.

Il Kérygma è difficilmente esprimibile a parole perché contiene tutta la complessità dell’uomo redento, della potenza di Dio che gli viene incontro, del Cristo risorto, dello Spirito che è donato. “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”.

La Scrittura è lo specchio dell’uomo che cerca Dio, che cerca la verità e il significato della vita: la scrittura rivela all’uomo se stesso, i suoi desideri, il suo destino, e gli fa capire come, la predicazione del Risorto, sia veramente il sigillo di Dio su tutto quanto si è andato operando nella storia della salvezza del mondo.

“Beati, piuttosto, coloro che ascoltano la Parola di Dio” (Lc 11, 27-28)

 Carlo Maria Martini

Quando si vive nello Spirito le parole del vangelo diventano chiare e comprensibili. Lo Spirito ci fa concedere il vangelo e la lettura del vangelo ci porta nello Spirito. C’è proprio un cerchio virtuoso dallo Spirito alla Parola, dalla lettura della Parola allo Spirito. Il risultato sta nel trovarsi bene in ogni circostanza della vita, da quella situazione che assomiglia ad una tempesta sul lago, a quella in cui si sente la malattia del male, da quella in cui ci si ritira sul monte a quella in cui si è immersi nelle  mille incombenze della vita. E’ il miracolo di un vangelo che è vivo e ci parla,

Teresaevangelo