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Iniziamo... insieme!

Anno oratoriano 2018-2019 - Festa della Comunità dal 27 al 30 settembre 2018

Programma

PERCORSO FIDANZATI 2018 - 2019

PRIMO INCONTRO SABATO 13 ottobre ore 21.00 Parrocchia di Casciago

Locandina
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Perle in giro (e quarantasei)

tredonneLA TERZA DONNA: L’AMORE, LA PARTE MIGLIORE
“Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa”.
Il Signore viaggia e il suo viaggio avviene nell’amore per il Padre. L’amore del Padre per il Figlio, del Figlio per il Padre e di tutt’e due per lo Spirito e nello Spirito acquista per il Figlio incarnato un triplice aspetto. Vi è anzitutto un “fare tutto”, nell’amore, ciò che è generale e indeterminabile.  Esiste poi l’amore di Gesù per gli uomini, il quale appare sempre di nuovo come l’amore inconfondibilmente suo nei molti incontri e colloqui, nella promulgazione del comandamento dell’amore, nei discorsi, negli ammaestramenti diretti ai discepoli, nella sua frequentazione di persone estranee e anonime. E se il primo amore rimandava sempre al Padre e al mistero trinitario, il secondo fa sempre riferimento, senza debolezza, all’amore del Figlio per gli uomini. Ma esiste anche il terzo, l’amore propriamente. Come oggetto gli si può assegnare ora Dio e ora gli uomini, e forse talvolta nessun oggetto propriamente, perché è l’amore come sorgente, l’amore semplicemente, l’amore nel divenire e nell’essere al tempo stesso, l’amore nella disponibilità e nell’esercizio, l’amore semplicemente in virtù dell’amore e l’amore come condizione di vita, come aria, come luce.

Quest’amore appare visibilmente quando osserviamo il Signore nei suoi viaggi. Egli si muove, va avanti, e in questo movimento si trova attualmente la sostanza della sua vita, il senso del suo esserci. Non si pensa adesso che egli subito dopo prega ancora, neppure che si propone una precisa meta umana nel suo camminare. Ma quest’amore, in verità, non è mai isolato, né dal Padre né dagli uomini; è il puro movimento verso l’uno e gli altri.

Chi osserva il Signore nel suo peregrinare può presupporre che non si tratti di un peregrinare dell’amore. Egli viene dal Padre e va al Padre, e in questo movimento egli è nel Padre. Su questa strada egli incontra una donna, la quale parimenti fa qualcosa nell’amore: lo accoglie nella sua casa. Questa donna assomiglia in qualche modo alla radice di un albero il cui frutto sarebbe sua sorella. Ella appartiene all’amore, all’amore che è visibile ma porta a qualcuno: accogliendo il Signore ella lo introduce nel l’amore invisibile, nella contemplazione di sua sorella. Quasi senza saperlo, l’amore attivo è al servizio dell’amore contemplativo. L’amore attivo si scandalizzerà addirittura, per offrire al Signore l’occasione per esprimersi sull’amore contemplativo che proviene da lui.

Anche qui ci sono nuovamente tre aspetti dell’amore: il Signore che viaggia, l’azione di Marta e, sullo sfondo, reso trasparente da quell’azione, l’essere inattivo di sua sorella. Quest’essere di Maria di Betania si rivelerà come la cosa più alta che un amore umano può offrire al Signore. Non sarebbe però possibile se non traesse forza di vita dal Signore stesso, e non potrebbe ottenere alcuna espressione se l’attivo operare di Marta non avesse procurato un legame tra esso e il Signore. Per la venuta del Signore: la venuta eterna del Signore.

MartaeMaria1“Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola”.
Maria si siede con tutta naturalezza ai piedi di Gesù. E’ la prima cosa che si viene a sapere di lei, è questa la notizia che la introduce, che la caratterizza. E’ il suo carattere, il suo temperamento. Si siede, così come ogni successiva vita contemplativa nella Chiesa si siederà ai piedi del Signore. Per guardare dal basso in alto. Tuttavia non per guardare il Signore da una sola parte, ma per occupare il posto giusto per ascoltare la sua parola. Egli stesso è la Parola, non in conformità ma in identità. Maria non solamente vuole ascoltare la parola, ma ascoltando vuole accogliere in Sé il Signore, diventare recipiente per lui. Marta lo ha accolto nella sua casa esteriore. Maria lo riceve nella casa che è lei stessa. Ella ha questo spazio, egli diviene libero in lei, perché lo porta con sé nel suo amore e perché lo spazio accoglie lei stessa in sé. E siccome questo spazio esiste solamente per ricevere il Signore, è naturale che ella sieda ai suoi piedi.

E’ anche naturale che il Signore incominci a parlare. Si tratta di una risposta alla premessa che lui ha posto. Egli reclama lo spazio che ha preparato. E, se nel viaggio l’amore era un raggio di luce invisibile che nel camminare non cadeva su alcuna superficie, ora esso risplende improvvisamente perché colpisce qualcuno che lo ascolta e lo accoglie. L’amore che erompe da lui deve necessariamente far ricorso, per diventare visibile, all’amore che lo riceve. Dapprima l’amore è come latente: il Signore nel suo viaggiare ne è il raggio puro, invisibile; Maria ne è l’attesa pura, invisibile; e l’azione di Marta è il dispositivo per mezzo del quale esso si manifesta visibilmente, per mezzo del quale esplode la sua energia nascosta.

“Ascoltava la sua parola”.
Maria ascolta come scaturiscono le parole, le ascolta nel loro divenire e nella loro novità. Ogni parola possiede questa caratteristica fondamentale delle parole del Signore: esse sono eternamente capaci di essere sempre in divenire, di essere sempre nella sorgente. Il Signore è ciò che dice.

Maria percepisce nella parola l’essere del Signore; attraverso la parola ella nutre la sua considerazione del suo essere, e, poiché appartiene alla natura del Figlio il guardare e tendere al Padre nello Spirito, egli sviluppa quest’essere anche nella contemplazione di Maria. Se noi potessimo conoscere il contenuto che Maria contempla, il poco che ella materialmente già sa, forse anche il poco che il Signore le dice, saremmo probabilmente sorpresi e costernati nel vedere che esso basta per riempire tutto il suo intimo, tutta la sua vita.

Le parole di Gesù sono capaci di tanto perché contengono il suo essere. E’ questa forse la verità che noi dimentichiamo maggiormente: ogni parola di Dio rimanda all’indivisibile essere Parola del Figlio, quale Logos. E nulla è stato creato al di fuori di questa Parola, quindi nulla di ciò che è e diviene è inaccessibile all’amore e alla parola di Dio: a tutto, all’unitario amore come a tutta, all’unitaria parola. Dio ha il potere di riempire tutto con il suo amore e di saziare così l’essere creato, che è destinato all’amore e alla parola.

“Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: ‘Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire ? Dille dunque che mi aiuti’ “.
Marta prosegue la sua opera di amore, e tutto quello che fa deve servire al Signore. Ma gli deve servire a norma di ciò che lei si prefigge. E tanto più ha da fare, tanto più si stacca da lei l’immagine di Maria che resta solamente ad ascoltare e contemplare. Nella contemplazione vera c’è sempre questo puro perseverare nell’amore. Tanto poco la distrazione appartiene alla vita contemplativa.

La vita e i sensi del contemplativo sono nel Signore, egli vive ai piedi del Signore, ascoltando la sua parole, vicino al suo essere. Marta invece va e viene: è stata lei a invitare il Signore ed è lei a mediare lo stare insieme di sua sorella con lui. Ma poi si preoccupa meno del Signore che dei suoi bisogni, e improvvisamente accade che ella sa meglio di lui stesso ciò di cui ha bisogno. L’intenzione primaria è buona, ma ci sono delle intenzioni secondarie che intervengono e prendono il sopravvento.

Marta non comprende più la contemplazione della sorella. All’inizio, quando aveva invitato il Signore a casa sua e Maria si era seduta ai suoi piedi, tutto era a posto. Quest’ordine viene turbato dalla sua operosità. Adesso ella vuole creare un ordine nuovo, ed è lei stessa a stabilirlo. La norma di quest’ordine è adesso il bisogno del Signore da lei stessa capito e soddisfatto, bisogno al quale deve subordinarsi anche Maria. E’ azione che si allontana dalla contemplazione.

Marta si rivolge al Signore, ma non per prestare attenzione a lui, bensì perché lui faccia attenzione alle sue cose e compia la sua volontà. Non è più lui a stabilire, ma lei. Ella gli mette in bocca le parole che desidera ascoltare da lui. Non comprende più che l’esigenza del Signore è un’esigenza dell’amore e non capisce più che questa viene soddisfatta nel comportamento di Maria. Marta ha ribattezzato le cose.

All’inizio nulla era stato riferito delle parole che erano state scambiate. Il Signore si trovava in viaggio, Marta lo aveva invitato a casa sua. Non sappiamo con quali parole sia avvenuto questo, quali parole si siano scambiati tra loro. Poi il Signore inizia a parlare e Maria lo ascolta. E Marta, allargando inopportunamente la sua sfera d’azione, interrompe il discorso del Signore. Interrompe la preghiera. Interrompe la preghiera. Il tempo della preghiera dev’essere di volta in volta donato dal Signore, egli ne determina la misura, la lunghezza, l’intensità. E Maria ora è la persona che ascolta: non mostra segni di stanchezza, è sorretta dalla parola del Signore, nulla in lei chiede che si interrompa quello stato e gli si metta fine.

MartaeMaria2“Ma Gesù le rispose: ‘Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta’”.
Il Signore si lascia disturbare. Come anche la Chiesa si lascia disturbare. Non si può affermare che questo disturbo sia nella volontà del Signore. E’ al di fuori della sua volontà. Ma egli ricava dal disturbo il meglio, riportando Marta sulla giusta strada. Lui e Maria, che si trovano nel colloquio della parola divina, non avrebbero avuto bisogno di questa parola a Marta. E la contemplazione avrebbe patito un certo danno per questa inopportuna interruzione. Tuttavia ne deriva per l’azione una severissima e feconda esortazione, la quale attraverso tutti i tempi può legare in modo nuovo ed efficace l’azione alla contemplazione.

Il Signore fa vedere a Marta che si è impegnata troppo nel suo programma, che fa troppo, che sono troppe le cose che lei stessa stabilisce. In questo troppo – se il Signore non l’arrestasse – vi sarebbe anche quanto ella esige da Maria, anzi persino quello che, senza esprimerlo, richiede dal Signore stesso: che lui taccia contemporaneamente. Che taccia, insomma, affinché Maria sia libera per l’azione. Se Maria viene sottratta alla contemplazione, allora viene tolta al Signore la parola della contemplazione, che è la parola dell’amore reciproco e che presuppone l’ascoltare e l’essere recipiente della fede.

Ma poiché Marta non è così distante e, in definitiva, vuole il bene, poiché ha la fede e ama a suo modo, ode la parola che adesso le è rivolta. E’ una parola in sé efficace, la quale adesso diviene efficace anche in lei. Ascolta il rimprovero, ma ascolta anche – come premio per aver ascoltato il rimprovero – la grande parola: “Una sola è la cosa di cui c’è bisogno”. Una sola cosa, dalla quale ella non è esclusa. Ma è una cosa che si trova nel Signore e ha stabilito il legame tra lui e Maria.

Vengono aperte tutte le porte che conducono all’Uno, ma questo viene stabilito solamente da Dio e ciò ha il suo posto sempre e solo nell’amore. Quest’Uno unisce la parola che lui è e che lui pronuncia, e fa della parola apparentemente casuale un’assoluta necessità. L’Uno è uno così come Dio Uno nella sua Trinità. Se la parola del Signore non la avesse arrestata, per Marta sarebbero sopravvenute sempre di più altre esigenze sue, finché la prima intenzione, quella di servire, sarebbe stata completamente sepolta. Passatempi al posto d’amore, amore proprio al posto dell’amore divino.

Adrienne1Maria si è scelta la parte migliore ….”
Tutto quello che c’è da scegliere è parte spettante, parte di eredità. Il Signore, che è Dio, definisce come parte migliore quella che Maria ha scelto. L’amore è la parte migliore che Maria ha scelto. Esso è ciò che proviene da lui. Ed ella ha scelto in una decisione autentica, in una conoscenza sorretta dall’amore. Per amore Maria ha scelto l’amore. Per un amore che viveva in lei e proveniva dal Signore. Per un amore che avvertiva come qualcosa che la compenetrava e che viene da Dio e va a Dio. In quest’amore non v’è costrizione, l’amante si muove libero in esso e verso di esso; perciò il Signore parla di scegliere. Maria ha scelto di essere scelta dal Signore. La sua scelta è stata una risposta alla domanda del Signore, una domanda alla quale ella ha trovato una risposta nell’amore. Per lei scegliere ha significato: cercare di parlare la lingua che il Signore parla.

Il Signore è sul punto di fare un rimprovero a Marta. Egli non parla perciò di una scelta di Marta. Anzi, non è neppure certo che Marta abbia compiuto veramente una scelta. L’esortazione fatta a Marta termina con l’accenno a Maria. E ora è come se Marta fosse in qualche modo la credente alla quale il Signore stesso mette davanti la precedenza e la santità della vocazione e dello stato che Maria ha scelto. E questo affinché lei scelga. Non perché scelga in ogni caso la stessa cosa, ma perché scelga comunque. Marta si lascia correggere dal Signore.

“….che non le sarà tolta”.
Infatti questa parte è di Dio. E il Signore la vuole proteggere dall’attacco di Marta. Essa deve restare in Maria, perché altrimenti il Signore diverrebbe più povero. Sebbene il Signore abbia fatto quest’affermazione su Maria, non è lei la persona più importante, ma il Signore, che ha bisogno di questo servizio della contemplazione. Egli possiede questo bisogno e si è degnato di accettare il servizio di Maria. Maria ascolta queste anche queste parole del Signore, parole che lui dice alla sorella. Il suo ascoltare non ha conosciuto fine. Come ha ascoltato le parole che erano per lei, così ascolta le parole che sono per Marta, perché valgono anche per lei, per Maria. Anche lei deve assumere un giusto atteggiamento nei confronti del lavoro e della missione di Marta, e non riceverà tale atteggiamento dalla stessa Marta, ma dal Signore. Il Signore ha in sua mano la vita di Marta e la vita di Maria.

Adrienne von Speyr

“Maria ha trasformato in un atto di compimento l’azione della peccatrice, che era atto della speranza: ha fatto questo trasformando la speranza nella redenzione, in un amore della redenzione. Ma l’opera della speranza era già fondata nell’opera della fede della Maddalena. La fede è principio e fine. Principio perché la Maddalena si è lasciata liberare dai suoi demoni per andare con il Signore; fine perché ella ha potuto essere la prima a credere sul luogo del sepolcro. Eppure non è che la fede sorregga la speranza e l’amore, ma l’amore fonda tutto, perché l’amore del Signore dona la fede e adempie la speranza. E lo fa in un invito aperto a tutti affinché amino il Padre con l’amore del Figlio.

Così le tre donne sono diventate espressione di fede, di speranza e di amore; esse si sono trasformate in una parabola della vita una e trina del Figlio che, venendo per amore sulla terra, diffonde con il proprio amore quello del Padre nello Spirito Santo. Egli è il mediatore che distribuisce e raccoglie, che viene e ritorna.”

Adrienne von Speyr è una donna che trasmette tutto ciò che scrive perché lo ha “vissuto”: la sua anima è stata condotta da un grande uomo di spirito Hans Urs von Balthasar . Si dirà di loro che:
L’unità delle loro anime era sorprendente, sul piano affettivo, spirituale e teologico. Un tale accordo non era stato costruito né cercato, perciò non poteva che avere radici in cielo. Adrienne, aveva trovato il suo tu spirituale, poteva mettere finalmente un punto fermo al suo percorso e trovare quella pace dell’anima che la faceva sentire finalmente a casa. Aveva trovato un luogo dove “porre il suo capo”. La loro sarà una vocazione “a due voci“.

“Si possono dare missioni doppie che esteriormente non lavorano insieme: e ne esistono anche di quelle in cui la cosa decisiva avviene una volta sola per entrambe le parti nel confessionale”.  Adrienne dirà: “Dio cerca sempre persone che nel momento decisivo non hanno affatto paura”.

Questo “piccolo” libro è una grandissima Perla che una Mano ha messo tra le mie … “Dio aspetta il nostro sì”.

Teresa