Nelle faccende di chiesa
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Nelle faccende di chiesa

lenteLa conclusione della settimana di oratorio con la Santa Messa a Morosolo ha riunito tutti: bambini, ragazzi, genitori, nonni. Una semplice, bella, gioiosa celebrazione nel giorno della natività della Beata Vergine Maria. Siamo stati tutti invitati a dire il nostro SI’ al Signore come Maria e Giuseppe. Ho provato una grande gioia e mi sono sentita parte della chiesa universale dopo l’avviso di domenica scorsa in chiesa sulla possibilità di sistemare la canonica di Luvinate per ospitare i rifugiati. Avviso in sintonia con l’invito del Papa all’Angelus “Rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della misericordia.” E anche in sintonia con la Diocesi di Milano che per accogliere i profughi e i migranti mette a disposizione altri sei immobili. Anche l’Arcivescovo ha chiesto alle parrocchie di mettere a disposizione anche piccoli spazi per l’accoglienza.

Questi gesti di generosità, dice il Card. Scola, sono occasioni preziose per esprimere nella pratica la dimensione culturale della fede che ci chiede di manifestare in ogni gesto della nostra esistenza, gli stessi sentimenti di Cristo.

Anche all’udienza generale di questa settimana il Papa ha ricordato che “…Nei vangeli, l’assemblea (la chiesa) di Gesù ha la forma di una famiglia e di una famiglia ospitale, non di una setta esclusiva, chiusa: vi troviamo Pietro e Giovanni, ma anche l’affamato e l’assetato, lo straniero e il perseguitato, la peccatrice ed il pubblicano, i farisei e le folle. E Gesù non cessa di accogliere e di parlare con tutti, anche con chi non si aspetta più di incontrare Dio nella sua vita….Una chiesa davvero secondo il Vangelo non può che avere la forma di una casa accogliente, con le porte aperte, sempre. Le chiese, le parrocchie, le istituzioni, con le porte chiuse non si devono chiamare chiese, si devono chiamare musei!

Lo scorso 8 settembre in occasione dell’apertura del nuovo anno pastorale l’Arcivescovo ha presentato ufficialmente la nuova lettera pastorale “Educarsi al pensiero di Cristo”. Il testo si articola in cinque capitoli: Eventi, Pietro e i discepoli alla scuola di Gesù; Educarsi al pensiero di Cristo; Educarsi al pensiero di Cristo nella chiesa ambrosiana di oggi; il coraggio e la franchezza della testimonianza.

Ho visitato settimana scorsa all’Expo a Milano il padiglione della Santa Sede. Fa riferimento al celebre passo di vangelo “Non di solo pane”. Nella parte centrale è posizionato un tavolo interattivo simbolo di convivialità e interazione sociale, tavolo da cucina, piano di lavoro, di studio, di celebrazione sacra.

Si tratta di un tavolo speciale. Non ha una superficie statica bensì un cuore multimediale: si illumina e prende letteralmente vita quando qualcuno si avvicina. Le nostre mani diventano quelle di un bambino che gioca, di un sacerdote che dice Messa, di un giudice che pronuncia una sentenza. E la superficie diventa un piano da cucina per fare il pane, un angolo di terra da coltivare, una scacchiera su cui giocare a dama. Un inno alla vita, un’opera d’arte che non si guarda, ma si costruisce. Tutti insieme.

Stefania