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Rosario di Maggio

Recita del S. Rosario - ore 20.45

Terza settimana Morosolo

CHIUSURA MESE DI MAGGIO

CAMMINO serale AL SACRO MONTE con i “giovani” - venerdì 25 maggio

Programma

Festa del Corpus Domini 2018

30 e 31 maggio 2018

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Pellegrinaggio Sotto il Monte e Madonna del Bosco

Presenza delle reliquie di San Giovanni XXIII (Papa Giovanni) nel suo paese natale - 6 giugno 2018

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Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Perle in giro (… e cinquantuno)

perladue1 OTTOBRE, UNA SANTA
Nel mondo dell’invisibile spirituale non basta essere intelligenti per capire, sensibili per sentire, equi per giudicare. Si può trascorrere tutta l’esistenza curvi sulle meraviglie della Chiesa, sui suoi testi, sui suoi confessori e non arrivare nemmeno a sfiorarne il segreto. L’erudito e il dilettante sanno e possono leggere, ma secondo il versetto del Vangelo, hanno occhi e non vedono, leggono ma sono ciechi. La santità è un genere di poesia che si rinnova incessantemente e che attinge perenne freschezza dal costato aperto di Dio vivente; lontano, ben lontano dalla letteratura e dai capricci del cuore e dei sensi. Più che annullamento della personalità umana, santità è possedere Dio.

Bisogna in verità risalire ai tempi eroici della cristianità per incontrare un altro santo designato con così spontaneo e universale plebiscito all’attenzione della Chiesa e così prontamente consacrato come santa Teresa, la quale, si può dire, ha fatto poca anticamera prima di salire gli altari. Per lei si sono abbreviati tutti gli indugi che Roma impone anche ai più quotati dei suoi figli. Solo mezzo secolo è trascorso tra la sua nascita (1873) e la sua glorificazione (1923), glorificazione che il mondo intero ha richiesto e invocato per vent’anni, con gioiosa esultanza, con fede e tenace ostinazione.

Teresa3Per quali imprese straordinarie, per quali miracoli e profezie e apparizioni la piccola suora si è conquistata, durante il passaggio terreno, l’incomparabile plebiscito? Con il suo silenzio, il suo annichilimento, quasi si potrebbe dire con la sua inesistenza. Visse ignorata da tutti, conosciuta solo da qualche amico, da qualche parente; il suo apostolato si svolse fino all’ultimo giorno in modo intimo e segreto, nascosto fra le quattro mura di un chiostro. E’ questo il maggiore dei miracoli operati da lei, o di quelli ottenuti per sua intercessione, il più innegabile, quello che turba di più: invano si cercherebbero delle ragioni puramente umane per spiegare l’acclamante voto popolare che l’ha favorita. O meglio: nessuna ragione umana appare in sé sufficiente.

Nemmeno, a mio parere,il racconto delle sue memorie, questo Storia di un’anima, tradotto in quasi tutte le lingue subito dopo la sua morte. Non intendo sminuirne il valore, l’importanza, l’influenza. Ma per quanto fervido sia stato lo zelo con cui venne diffuso, profondo il fascino esercitato sulle anime, spettacolare il successo ottenuto nell’universo cristiano, come spiegare che questo piccolo, umile libro, così simile alle innumerevoli produzioni della letteratura devota, abbia potuto sollevare un entusiasmo tale da accendere,contemporaneamente, una moltitudine di fuochi ai quattro angoli della terra, senza riconoscere in questo la volontà stessa di Dio?

Nessun libro umano e forse nemmeno divino ha mai, in nessun tempo e in nessun luogo, operato in modo simile a questo, corso così lontano e così veloce senza essere sorretto dall’azione. Nessuno, nemmeno l’ Imitazione di Cristo, nemmeno il Vangelo. E quindi, se si vuole a ogni costo ritenerlo la causa principale della popolarità della santa giovinetta, allora bisogna ammettere che Dio stesso ha deposto fra quelle pagine – proprio come un fiore messo lì a essiccare ma che conserva misteriosamente il proprio profumo – una particolare grazia, una grazia capace di far aprire le anime al suo profondo insegnamento.

Forse Dio, nel consiglio della Sovrana Saggezza, aveva deciso non solo che nessuna delle lezioni affidate alla penna di santa Teresa avrebbe fallito il suo scopo, ma pure che tutte le sue sofferenze, i suoi sacrifici, le sue preghiere – accumulati nel corso della sua breve esistenza – non sarebbero serviti solo ai nostri bisogni futuri, ma riversati tutti, immediatamente, sulla povera umanità.

Teresa2Una giovane cristiana muore a ventiquattro anni in un piccolo Carmelo in fondo a una provincia francese tutt’altro che mistica: la Normandia, dove si beve forte e si vive gagliardamente, a due passi da Trouville, sulla soglia di Deauville, dominio e regno del “Principe del Mondo”. Si tumula la piccola salma nel cimitero della città con un umile e silenzioso funerale. Pochi amici seguono la bara, nessuno se ne occupa. La sua tomba è appena chiusa che subito si diffonde il penetrante profumo delle sue virtù. Da un giorno all’altro il suo nome corre su tutte le labbra, nella sua provincia, in tutte le province di Francia, in tutta l’Europa, nel mondo antico e nel nuovo; suona sulle labbra dei credenti e sulle labbra degli atei; su labbra che non sanno ancora articolare il nome di Cristo e su labbra che lo hanno dimenticato: “Teresa. Suor Teresa”.

Perché, fra tanti altri servi dei poveri, missionari, apostoli, martiri, uomini e donne di Dio, morti nello stesso tempo sotto la croce, la cui virtù si è manifestata in atti concreti e pubblici, lei, proprio lei, soltanto lei? “Teresa, suor Teresa, solo suor Teresa”. Che ha fatto per noi nella sua vita? Cosa di visibile, di pratico ? Nulla. O meglio: nulla che si sappia. Eppure è lei che si invoca. Le è bastato dire: “Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra”. Le sue parole sono raccolte, riferite, diffuse. Tutti vi credono incondizionatamente. E’ un fenomeno d’amore e l’amore è inspiegabile.

A nessuno è proibito dire: io sarò santo. Ma bisogna volerlo, con volontà perfetta, con assoluta costanza, con una volontà più tenace delle forze della natura e del peccato, con una costanza uguale a quella della grazia che può fare in noi, per il nostro progresso spirituale, la notte più tenebrosa. Teresa conoscerà le lunghe notti senza stelle. Ora sorride al cielo …. E il cielo le sorride. Ma prima di aprirle la sua porta, il cielo la schiaccerà sotto il peso immensurabile dell’amore.

Henri Ghéon

 

Per prepararsi alla sua professione, fissata per l’8 settembre 1890, santa Teresa fece un ritiro di dieci giorni e, sottoposta all’esame canonico, le fu chiesto perché fosse andata al Carmelo: rispose che l’aveva fatto per salvare le anime e per pregare per i sacerdoti. Infatti i sacerdoti sarebbero stati i suoi nuovi figli. Sostenendoli con la preghiera, li avrebbe elevati ed aiutati a vincere le loro debolezze: avrebbe contribuito allo loro vocazione con la sua preghiera.

Dice Teresa: “L’altra esperienza che feci riguarda i sacerdoti. Non avendo vissuto nella loro intimità, non potevo capire lo scopo principale della riforma del Carmelo. Pregare per i peccatori mi rapiva, ma pregare per le anime dei sacerdoti che io credevo pure più del cristallo, mi pareva sorprendente ! Ah ! Ho capito la mia vocazione in Italia e non è stato andar troppo lontano per una conoscenza tanto utile ! Per un mese ho vissuto con molti santi sacerdoti e ho visto che, se la loro dignità sublime si innalza al di sopra degli angeli, essi sono tuttavia uomini deboli e fragili …. Se dei santi sacerdoti che Gesù chiama nel Vangelo “il sale della terra” mostrano nella loro condotta che hanno un grande bisogno di preghiere, che dobbiamo dire dei tiepidi ? Gesù non ha detto anche: “Se il sale diventa scipito, con che cosa lo rafforzeremo ?” Oh, Madre ! Com’è bella la vocazione che ha per scopo di conservare il sale destinato alle anime ! E’ la vocazione del Carmelo poiché il fine unico delle nostre preghiere e dei nostri sacrifici è d’essere apostole degli apostoli, pregando per essi mentre evangelizzano le anime con le parole e soprattutto con gli esempi”.

Preghiera per i sacerdoti
O Gesù, sommo ed eterno sacerdote,
custodisci il tuo sacerdote dentro il Tuo Sacro Cuore.
Conserva immacolate le sue mani unte
che toccano ogni giorno il Tuo Sacro Corpo.
Custodisci pure le sue labbra
arrossate dal Tuo Prezioso Sangue.
Mantieni puro e celeste il suo cuore
segnato dal Tuo sublime carattere sacerdotale.
Fa che cresca nella fedeltà e nell’amore per Te
e preservalo dal contagio del mondo.
Col potere di trasformare il pane e il vino
donagli anche quello di trasformare i cuori.
Benedici e rendi fruttuose le sue fatiche
e dagli un giorno la corona della vita eterna.

“ ……recuperare il valore del silenzio per meditare la Parola che ci viene rivolta” sarebbe bello se il nuovo anno iniziasse con queste parole del papa, sarebbe…

Teresa (la mia santa)Teresa0